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Archive for 19 dicembre 2011

Locandina della mostra "i Bambin i disegnano il conflitto" a MuranoAl giorno d’oggi, l’attenzione, è una grande virtù, come lo è il comprendere, nel senso di contenere, includere e capire, e soprattutto grande qualità, è il partecipare, ma non nel senso di esserci in modo superficiale e presenzialista (partecipare in qualche luogo a una causa), ma di prenderne parte, nel senso etimologico del termine. Il senso meno facile e più responsabile, che riguarda la nostra capacità di vedere, capire le cose, entrare, riuscire a cogliere e alla fine scegliere da che parte stare. Ecco, questo crediamo sia il vero senso di partecipare, perché di fronte a certe realtà non si può più dire: “io non ho visto, non c’ero, non sapevo”, di fronte a certe realtà non si può tenere una irresponsabile equidistanza, soprattutto di fronte ad un conflitto che ha la forma e la sostanza di un genocidio. Non si può rimanere indifferenti e in equilibrio tra le ragioni di uno o dell’altro, mentre c’è chi muore e chi soffre e chi per “le sue buone ragioni” impone la sua forza e il suo diritto a esistere anche a scapito degli altri.
Non siamo qui, ovviamente, per fare un discorso morale, siamo qui, principalmente per presentare una mostra di disegni di bambini che, meno di altri loro coetanei, trovano una ribalta in cui parlare e denunciare il loro disagio. Bambini doppiamente sfortunati: perché, prima di tutto palestinesi e ulteriormente perché bambini della Striscia di Gaza.
Le ragioni del conflitto israelo-palestinese sono note quasi a tutti. Forse quello che è meno noto e che è più difficile far emergere, sono le condizioni di vita, che una parte della popolazione di quei Territori è costretta a sopportare. Non è certamente questo il luogo per parlarne. Certamente i disegni che fanno parte di questa Mostra ne parlano in modo chiaro e lucido e non lasciano dubbi: di fronte a questa realtà, generazioni future di uomini si stanno formando attorno a traumi psicologici tali da condizionare fortemente se non totalmente i loro comportamenti personali e sociali futuri.
Il Post Traumatic Stress Disorder è una sindrome che si presenta con effetti devastanti e invalidanti in una popolazione soggetta a forti traumi e stress, che possono essere di vario genere, ma per la popolazione di cui parliamo, vengono provocati da un aspro conflitto che ormai dura da più di 63 anni. Non siamo qui per trattare le ragioni del conflitto, sarebbe troppo lungo e questa non è la sede adatta, ma più che altro per valutarne gli effetti, e quello che questi effetti producono sulla popolazione che, in assoluto ha meno voce: i bambini.
Personalmente, non ho mai visto nella mia vita, disegni così terribilmente espliciti. Non ho mai visto bambini disegnare, soli, case, persone che piangono la loro disperazione, non ho mai visto la rappresentazione di bambini morire mentre giocano a palla per strada, il terrore di bombardamenti che scendono dal cielo come una pioggia sporca, chiese, moschee e scuole che bruciano. La disperazione di funerali, dell’incombente presenza di carri armati, elicotteri, aerei e in ulteriore sfregio, bulldozer che sradicano ulivi e abbattono case. Che realtà è questa per un bambino? Quale tipo di futuro gli viene promesso?
Noi non abbiamo risposte utili. Certo la “pace” sarebbe una risposta ragionevole, ma dovrebbe essere una pace che consenta a due popoli di convivere in modo equilibrato e paritario nello stesso territorio o quantomeno, un territorio diviso equamente in due stati sovrani senza che uno abbia comunque il predominio sull’altro e senza che ci sia lo sfruttamento delle risorse territoriali solo da una parte, a sfavore dell’altra.
Non siamo noi a dovere delle risposte, ma siamo noi a dovercene prendere la responsabilità, siamo noi a dover vedere, comprendere e partecipare, perché è attraverso l’intervento massivo dell’opinione pubblica che alcuni scempi possono venire fermati, e se non proprio fermati possono almeno essere denunciati.
Come abbiamo già detto, non servono molte parole, questi disegni parlano da soli e spero parleranno anche alle coscienze di molti che fino ad oggi hanno preferito non prendere parte e non entrare in merito ad una situazione che non è più sostenibile in un contesto umano e civile come il nostro.
In riferimento agli stessi disegni di questa mostra ho alcune altre cose da spiegare. Abbiamo deciso di uscire con le copie, come potrete vedere. La ragione è che alcuni di questi disegni abbiamo potuto farli uscire da Gaza, con grandi difficoltà, e solo con l’aiuto di attivisti internazionali che li hanno spediti da altre zone della Palestina. Pure i disegni dei bambini rischiano di essere censurati. È di qualche mese fa la decisione del MOCHA Museo dell’arte dei bambini di Auchland, di cancellare l’esibizione di disegni simili, dal loro programma, a seguito di pressioni di chi non sopporta troppo bene questo genere di denuncia.
Noi esibiamo queste copie e abbiamo inviato gli originali all’organizzazione che ha tenuto la mostra gemella che c’è stata a Roma nei giorni scorsi. Riteniamo importante il significato dei disegni non la loro originalità.
In queste immagini troverete alcune diversità: alcuni sono disegni di bambini in trattamento in un centro mentale e a dir il vero si differiscono dagli altri per una certa organizzazione, un ordine e una lucidità che gli altri non hanno. La maggioranza però sono disegni di bambini “normali”, ossia disegni raccolti nelle scuole da bambini non trattati, che comunque portano, come potrete vedere il profondo segno del trauma che stanno vivendo quotidianamente.
Ad onore del vero non solo i bambini palestinesi vivono i terribili effetti di questi traumi, benché ne soffrano per una percentuale decisamente maggiore, ma anche una parte dei bambini israeliani ne sono soggetti e ne vivono gli effetti devastanti. Nessuno di questi bambini ha chiesto di vivere questo dramma, nessun bambino dovrebbe vivere in questa situazione e dovrebbe vedere quello che a loro è stato dato a vedere e a vivere.
Ma ora lasciamo a voi il giudizio e spendo solo qualche parole sul gruppo che ha fortemente voluto questa mostra.
Noi siamo: RESTIAMO UMANI con VIK. Chi ha avuto l’onore e il piacere di conoscere Vik, ossia VITTORIO ARRIGONI, il volontario che ha perso la vita alcuni mesi fa a Gaza, sa che queste due parole RESTIAMO UMANI erano la chiusa di ogni sua lettera, messaggio o articolo lui inviasse dalla Palestina. Ovviamente un invito che noi abbiamo raccolto da subito e che oggi che Vittorio non c’è più, e che ci manca molto, pensiamo di tenere come un testimone e abbiamo deciso di portarlo avanti in questa “corsa” per la vita, per una informazione chiara e perché no “di parte”, per non lasciare che la sua morte diventi inutile e anche per non abbandonare questi bambini sfortunati al loro destino.
In questo, dobbiamo ringraziare la Municipalità di Venezia che ci ha sostenuti e che ha concesso gli spazi per queste mostre, don Nandino Capovilla e il Centro Pace di Pax Christi con cui abbiamo collaborato e che hanno creduto fortemente nel nostro progetto e ringrazio anche tutti quelli che vi hanno partecipato sia nell’organizzazione che nella presenza. Abbiamo pensato di raccogliere dei fondi che saranno destinati all’Ospedale pediatrico “Nasser” di Khan Younis a Gaza e che faremo pervenire al destinatario attraverso il supporto della Mezzaluna Rossa Palestinese della quale noi, come gruppo, veniamo considerati collaboratori e di questo ci sentiamo veramente onorati.
Vi lasciamo noi umani, come ci chiamiamo scherzosamente l’un l’altro, con le parole di Vittorio e le nostre stesse parole di sempre: malgrado tutto Restiamo umani, con Vik nel cuore.

Testo di Rossaura Shani

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