Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for 3 agosto 2013

ResistenzeCosì impettiti nella loro arroganza. Nelle loro divise tristi. Non mi piacevano. Nemmeno lui; anzi soprattutto lui che cercava d’esser gentile. E non piacevano a nessuno al paese. Entravano e se ne andavano come i padroni di tutto. Distribuivano e insegnavano la loro ignoranza. E dopo che erano partiti molti sputavano per terra. E tiravano sospiri di sollievo. Non era l’autorità, ma la loro stupidità che faceva timore. E lui, il podestà, era della stessa pasta. E della stessa ignoranza. E anche il prefetto. Fatti della stessa materia; bocca mia taci. Schiumavo rabbia ma non potevo che ingoiarla. Mica potevo dirgli di no: io ero solo una puttana. E sembravano farmi loro un piacere. Dovevo mostrarmi soddisfatta. E pretendevano che dicessi loro che erano bravi. Come se non pagassero la marchetta, ma mi facessero un regalo. E a volte qualcuno era anche violento, perché erano padroni. Perché tutto era dovuto. Stabilivano le regole, ma le regole erano solo per gli altri. Con quei loro stivali… E poi erano loro stessi ad applicare la legge. E poi appendevano i loro editti ai muri; dopo. Certo che tutti li guardavano male. Solo Vittorandrea, quel povero, gli gironzolava volentieri attorno. Solo lui se li lisciava, e si inchinava perdendo bava, ma lui faceva il soffia e in paese tutti lo sapevano. E tutti gli raccontavano solo quello che volevano. Solo quello che andava bene a dire. E gli raccontavano le favole. Ma anche che il bosco stava perdendo la pazienza. E che prima o poi da lì sarebbero venuti a cacciarli tutti. E fu un inverno freddo quell’inverno. Freddo e triste.
I loro orizzonti erano solo di sbarre e catene. Prima non le avevo mai conosciute. Ma a volte anche l’aria aperta può sembrare una galera. In qualsiasi momento ti può mancare l’aria. Io non pensavo al domani, avevo già troppe preoccupazione per il presente. Non riuscivo a sognare. Eppure anche se sapevo che ero solo una puttana io gli volevo bene al Luigino. Appena potevo non gli facevo pagare nemmeno la marchetta. Di danari lui non ne aveva molti. Credo che anche lui un po’ di bene me ne volesse. Non veniva che con me. Era diventato comunista, il Luigino. Forse lo era sempre stato. E non riusciva più a tenere la bocca a freno. Per troppo tempo si era allenato. Il tempo della pazienza per lui era finito. Poi era andato anche lui, come gli altri. Così era stato meglio così. Anche se lo vedevo sempre più raramente. Veniva di notte solo per me e per dire al paese che lo spirito di noi paesani non era morto. Di stare buoni che mancava ancora poco. Poi se ne andava via senza nemmeno darmi un altro appuntamento. Lasciava i soldi lì, quelli che aveva. Se ne andava in salita a farsi inghiottire dal buio del bosco. E io ricominciavo ad aspettarlo.
Invece loro al paese ci venivano sempre più spesso. E più spesso usavano le mani e i manganelli. Come se gli mancasse il tempo. E poi venivano a cercare consolazione da me. Da me che non potevo dire loro di no, perché ero solo una puttana. Ma questo forse l’ho già detto. Ma quando è passato avevo una voglia matta che non riuscivo a tenermi, di dirgli quel “No”! Lo odiavo perché mi aveva insegnato ad odiare. Lo odiavo che gliel’avrei strappato. E quando lui ha detto: “Domani sera non farti trovare in casa.” –mica ha parlato con una sorda. Erano due mesi che non lo vedevo, al Luigino. Pareva un’eternità. E invece è venuto proprio sul più bello. Proprio quella sera. Ho gli ho chiesto al Luigino che mi dicesse perché. E lui mi ha risposto fiero di sé: “Perché siamo ribelli. Siamo i ribelli della montagna”. Fortuna che la montagna sa tenere i suoi segreti. E così io gliel’ho detto al Luigino. Ma mica volevo dirgli di no. Era tanto che era lontano. E avevo proprio bisogno delle sue coccole. E così, anche se avevo paura, paura per lui, l’ho fatto annegare tra le mie tette. E per un attimo ho creduto di sognare. Ho smesso di pensare a niente. E quando ho sentito i primi rumori l’ho fatto scappare. Mi viene da ridere come lo vedessi, correre ancora con le brache in mano. E l’ho visto diventare un’ombra e poi sparire. Ed è scappato giusto in tempo. Passando da dietro. E la Marietta gli ha aperto la porta. E poi attraverso il fienile. E giù per l’argine. Mentre io credevo ancora di vederlo lì, lontano. Nel buio.
Una puttana è una puttana. Non è bello dirlo ma ero solo una puttana. Ma non ero, come dicevano, la loro puttana. Una puttana è una puttana di tutti. Anche se io avrei voluto esserlo solo di uno. Non certo di loro. Anche una puttana può essere una donna onesta. Io le bugie non le avevo mai dette. Mai fino ad allora. E ne hanno ammazzati sette. E sette giorni sono rimasta nelle loro mani. Non voglio pensarci. Anche se ero puttana io di quelle cose non le avevo mai fatte. Sono uscita con tutte le ossa rotte. E’ per questo che son rimasta zoppa; di quelle loro premure. No! che non hanno pagato la marchetta. E intanto la loro rabbia era diventata paura. Ma al Luigino mica l’hanno preso. E nemmeno gli altri. Solo quei sette. E a me non è uscito un fiato. Non sono servite le loro botte. E’ per questo che diventavano sempre più cattivi. Mi hanno pisciato addosso. Sapevo quello che mi aspettava ma gli ho sputato lo stesso in faccia. E quando il Luigino è tornato, rasato di fresco, loro erano già scappati. Ma non sono mica andati lontano. Le loro facce ce l’eravamo segnate.
Poi il Luigino è partito perché mi ha detto che avevano liberato il paese ma restava ancora da liberare l’Italia. E io son tornata ad aspettarlo. Ma ormai sapevo che sarebbe tornato. Ora per sindaco ci abbiamo un democrista, ma io non capisco di politica; mica ho studiato. E non m’hanno dato certo una medaglia; io ero solo una puttana. Se la mettano al culo la loro medaglia. A me non può servire. Io ora sto con Luigino. Lui mi ha sposata perché mi vuole bene. Lui in montagna ci va per funghi e non me l’ha detto. Non me l’ha voluto dire dove l’ha messo il suo parabello. Io son rimasta muta. Non gliel’ho chiesto, che forse era solo una pistola. Sono una donna e di queste cose non ne voglio sapere. Io lo so e non lo voglio sapere. Non lo voglio sapere perché ora al paese si sta meglio e non c’è più paura. Ma se tornano allora lo so. E non mi servono medaglie. E a casa stavolta ci può stare Luigino, se lo vuole. Io mica ci sto. Sono stata puttana ma con loro non ci voglio tornare.

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: