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Archive for 21 agosto 2013

Io seguo le persone. Solitamente giovani. Non mi piacciono le indagini. Io, Lucie, non sono una vera e propria investigatrice. Mi limito a pedinare. Pedinare e riferire. Qualche foto. Se c’è luce qualche breve ripresa. Tutto qui. Niente di difficile. Poca soddisfazione. Pochi soldi. Nessun divertimento. E si tira avanti. Non sono nemmeno troppo pratica col computer. Gliel’ho detto alla nonna: “L’ho vista ai giardini. Dietro un cespuglio. Prenderlo in bocca ad un ragazzo. E non era la prima volta”.
Son cose da ragazzi. Non sanno ancora quello che fanno”.
Le piacciono più grandi. Anche più di uno. Anche dietro. E l’ho vista farsi una pista”.
Ai tempi d’oggi sono tutti così… immaturi. Ragazzate”.
Contenta lei, contenta anch’io. Basta che paghi. E io continuo il mio innocuo lavoro. Stupido. Anche se mi sento un po’ come una guardona. Mi fa sentire sporca. Io. A spiare come si butta via. A giudicare. A provare imbarazzo. Certe foto non mi va di guardarle nemmeno io. Non che sia una moralista. Non che non le sappia le cose. Ma così… in fondo è solo una bambina. Poco più. Si vede che le tette le ha messe da poco. Quindici anni non sono niente. La prossima volta alla nonna scrivo una mail. Non mi va di parlarle. E non mi piace quella donna. Devo ripetermi che è lavoro. Devo ripetermi che è la vita. E certe cose mi sporcano in bocca. Quella, la nipote, cerca il male. Di abbruttirsi. Di farsi del male. Come se le pesasse qualche colpa. Si butta via. Era sudata marcia mentre si faceva il buco. Poi fatta va a scuola. Ed è anche peggio. In lei si scatena la rabbia. Come vivesse nel suicidio. Diventa vero tutto ciò che le passa in testa. E’ svagata. E’ distratta. Risponde male ai professori. Si alza ed è capace di andarsene. Lo più fare perché è in una privata. Perché i suoi pagano. E ne pagano fior fiore. E fa diventare tutto squallido. E’ capace, se solo ci pensa, di fermare il primo che passa nel corridoio. Lo sanno tutti. E’ capacissima di fermarlo e dirgli: “Se vieni al bagno mi fa piacere succhiartelo”. E questa guerra alla distruzione non trova mai fine. Non trova mai pace. Rigiro le foto e decido: le più crude le brucio. Sono troppo anche per me. Sono troppo anche per Parigi. Per Barcellona come per Roma. Sarebbero troppo in qualsiasi posto. Certe son troppo e basta. C’è sempre qualcosa che vale più dei soldi.

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