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Archive for 3 settembre 2013

Hanno la casa subito dopo quella di mio fratello Giulio. Lui dice che non li conosce bene. Che sono una coppia molto appartata. Quest’anno è venuto a luglio. Poi basta. La casa era vuota. Un peccato. Sarebbe, anzi, stata una bestemmia non approfittarne. Così ho preparato armi e bagagli e sono venuta su. Io invece non li conoscevo per niente. Mai incontrati. Non c’era mai stata occasione. Sono passata a salutarli. Sono gentili. Lui trova buffo che mi chiami Donatella. Per il fatto… insomma a me sembra una cosa stupida. Mi sono invitata a cena un paio di volte. Un altro paio ho chiesto se potevo usare la piscina. Non so per quale motivo. Ne avevo voglia. Loro mi sembrano gentili. Soprattutto lei. Lui sta più sulle sue. Parla poco. Forse perché ha lei vicina. Non mi è mai capitato di essere così poco… calcolata. I suoi occhi sembrano non voler vedere. Ha occhi solo per lei. Sono proprio una bella coppia. Peccato… Il mare mi piace ma la solitudine mi annoia. E anche due parole a volte aiutano. Sono compagnia. Ma anche le cose belle son destinate prima o poi a finire. E in vacanza i giorni corrono. Si avviano frettolosamente a finire.
C’è così poca intimità in queste casette a schiera. Le nostre finestre sono vicine. Molto vicine. Faccio molta attenzione quando sono in casa. Prima di spogliarmi controllo sempre di non essere vista. Lo faccio prima ancora di accendere la luce. E anche all’improvviso, più di una volta. Mi scruto intorno. Controllo. Non che abbia qualcosa di cui vergognarmi, da nascondere. Solo che anche in vacanza, al mare, conservo il mio pudore. Anche se al mare siamo tutti così poco vestiti. Si sta quasi sempre in costume. E non è che poi un costume copra troppo. A volte sei guardata in costume peggio che se fossi nuda. Lui no. Di lui, del marito, mi posso fidare. Nel modo più assoluto. E’ incapace di vedere. So di poter stare tranquilla, ma non si sa mai chi potrebbe passare. Quando, come ogni mattina, faccio stretching, perché io ogni giorno che viene al mondo lo faccio, per tenermi in forma e tonica, perché io ho cura del mio corpo, una cura quasi fanatica, e sono fasciata nella mia tuta come una vera pelle, e magari il sudore mi rende ancora più indifesa, vulnerabile, cioè il mio corpo traspare evidente dal tessuto, sono certa che lui non ha nemmeno mai pensato neanche un momento di profittarne. Di spiarmi. Sono sempre stata molto guardinga. E lui è sempre stato un galantuomo.
Posso dire anche di più. Quando vede accendersi la luce, per riguardo, gira la sedia per dare le spalle alla finestra. Me ne sono accorta. Purtroppo non ci sono tendine. E comunque lui è così discreto. Anche quando sono uscita dalla vasca, col solo asciugamano addosso, il suo sguardo mi ha appena sfiorata distratto. Quando m’è scivolato il reggiseno era distratto. Quando sono corsa sotto la doccia era assorto. Così come quando ne sono uscita con solo l’asciugamano in testa. E spesso è sprofondato dentro un libro. E’ un vero mistero. Credo che anche se mi presentassi nuda alla sua porta per chiedergli lo zucchero non se ne accorgerebbe nemmeno. Sarebbe capace di chiamare lei perché non sa dove lo tiene, lo zucchero. Non che lo farei. Si fa per dire. Non lo farei mai. Anche se il mare è il mare. In fondo al mare siamo sempre tutti un po’ nudi. Ciò che riusciamo a nascondere è proprio poco e quel poco spesso è solo una scusa. E’ quasi una convenzione. Ciò che non si vede, a volte, è ancora meno mistero; è più che esibito proprio dalla presenza menzognera di quel velo lusinghiero di stoffa. Non che io abbia qualcosa di cui vergognarmi, come detto, del mio corpo. Ciò non toglie che di così non ne avevo ancora trovati. Un vero signore. E io a volte sono un po’ smemorata. Ma non sono mai stata maleducata.
E prima che me lo aspettassi è arrivato quell’ultimo giorno. Senza nessuna grande nuova su nessun fronte. Non molto da ricordare. Qualche cartolina. Qualche pappagallo da spiaggia. Qualche apprezzamento, anche villano, di quelli mordi e fuggi. Una gita in barca. Una spiaggetta che non avevo mai visto. E di cui non avevo mai sentito parlare. Molto riservata a fuori dagli occhi. Uno galante un po’ troppo avanti con l’età. Un pareo nuovo con dei colori che sono una meraviglia. Gli occhiali da sole dimenticati su uno scoglio. Il libro che non ho ancora finito. Un giro in centro a negozi. Un paio di uscite serali senza provare emozioni. Non è un posto che brulichi di vita. Un paio di telefonate di amici che non sapevano che ero via. Cose così. Fortuna che c’erano loro. Anche per due chiacchiere. Volevo presentarmi con qualcosa, magari una bottiglia di vino. Ma il giorno del commiato è stato un giorno disgraziato. S’è messo a piovere e non sono andata fino a giù. Che poi non so come avrei potuto fare. Si sa come siamo fatti noi giovani. Avevo finito il soldi ed ero proprio al lumicino. Perfino minuti non me ne restavano più. E poi non si dice forse che basta il pensiero. Così sono andata lo stesso anche se era ora di pennichella. E poi non vedevo chi può andare a letto dopo pranzo anche se fuori piove. Come se non fosse già iniziato settembre: “Posso”?
Prego”.

Vieni, vieni”.
Son venuta salutare”.
“…”
“…”
Lei”?
Dorme”.
“…”
La chiamo”?
Ha il sonno?”…
Leggero”.
Credo che allora è meglio se facciamo piano. Non la dobbiamo disturbare. Magari la saluto dopo.” –e ho lasciato scivolare a terra il reggiseno sorridendo.

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