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Archive for 23 settembre 2013

1. La prima volta non è stata neanche granché. Nemmeno so se si può chiamare una prima. Non so se dirtelo. E’ stato in macchina. Scomodi che non si può. Lui era molto più grande di me. Mi piaceva perché aveva quella macchina. E mi ha dato un passaggio per tornare da scuola. Pareva mio zio. Invece era il padre di un compagno. Non fa molta differenza. Avrei potuto comunque chiamarlo zio. Il suo era ripetente. Uno che stava nel banco dietro a me. Lo dovevo capire. Lui non c’era quella mattina. Voglio dire il figlio. Il padre invece era ad aspettarlo. Alla porta della scuola. Che ne potevo sapere. Pensi possa essere chiamata una prima? In realtà non è che l’ho voluto. Non ci ho pensato proprio. Giuro. Però mi stava bene il passaggio. Non potevo credere guardasse proprio me. Mi aveva detto che era di strada. Non ho mai molto legato col figlio. Non so. Solo non mi andava. Un cretino. Non capiva nemmeno se gliela sbattevi sotto il naso. Una nullità; ti dico. Uno di quelli che se le cercano. Comunque abitava nel mio stesso quartiere. Insomma son salita. Proprio io. Forse avrà sentito qualche stronzata da qualche cretino. Avevo un po’ di scaga. Non ridere. Mi son anche detta: non è cheMagari m’ha presa per una troia. Ero proprio una bambina. Un paio d’anni fa. Ma un paio è un sacco di tempo. Mica ero come ora. Dico: Zero! Non c’è stato molto. Non posso dire sia stato pazzesco. Fantasia zero. Affettività meno uno. Gentilezza, non pervenuta. Il tempo: nuvoloso ma non troppo. Nemmeno una cosa carina. Neanche dopo. A pensarci: come una partita di calcio di cui sai già il risultato. Indifferente. Insomma, mi è successo. Non è mai come lo raccontano. Come lo sogni. Comunque la macchina era proprio bella. Gliel’ho anche detto: “Figa ‘sta macchina”. Lui ha chiuso la porta ed è partito. Faceva caso solo alla strada. Manco mi cagava. Scusa se te lo dico: anche la musica era pessima. Hai presente? Poi ha accostato. Nemmeno tanto fuori. Mi chiedevo “Che vuole; questo”? Ti dico, io niente. Cose sentite. Non ero certa di sapere come funzionava. Un po’ ce ne avevo. Temevo ci vedessero. Ti dico: il traffico mi faceva perdere la concentrazione. La macchina tremava. Per quello ho fatto più in fretta. Non ci siamo detti molto. E durante anche fumava. Dentro. Proprio nessuna gentilezza. Solo quattro parole. Le ricordo ancora come ora. E lo sento dire: “Vieni qui”!
Perché”?
Abbassati”!
Che vuoi”?
Un pompino”.
Attimo di silenzio.
Bastava dirlo”.
L’ho detto”.
Silenzio.
Mi vuoi nuda”?
Non importa”.
Niente, ti dico. Nemmeno mi è piaciuto; molto. Certo che non ci si può fidare più proprio di nessuno.

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