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Archive for 24 settembre 2013

2. Non certo un signore. Anzi è stato uno stronzo. Nemmeno dopo. Neanche una parola. Zero. E pensare che io… ero solo una bambina. E puoi come fai? Come puoi immaginare? Uno che ne ha più di tuo padre. Che l’hai anche visto. Che ha una macchina così. Che ha il figlio nella tua classe. Che ha una moglie. Anche bella, la moglie. Insomma. Una moglie. Paiono tutte uguali. E a quell’età sembrano tutte vecchie. Per me. Ma una signora che sembra per bene. Non di quelle. Fosse stato diverso… me ne sarei anche potuta innamorare. Un po’ ci avevo pensato. Chi non sogna la grande avventura? a quell’età? L’uomo grande? Maturo? Invece: niente. Nemmeno mi ha chiesto il nome. E non era nemmeno… come dire? maturo. Forse lo sapeva. Ma tu mi conosci. Speravo meglio. Speravo mi chiedesse qualcosa. Mi lasciasse un numero. Un recapito. Un altro appuntamento. Come una stupida. Pensavo potesse essere un inizio. Certo non è una cosa da ragazzini. Ma con quello adulto ti sembra di essere arrivata. Ti metti le cose in testa. Ti senti figa. E mi sentivo in cielo. Lui con me. Io la sua donna. Struggevo già al pensiero del segreto. Del nascondersi. Del mentire. Insomma mi ero fatta le storie. Ci avevo già visti. Un albergo. Una stanza a ore. Da un amico. A cercarsi continuamente,. A frugare nei momenti. Le bugie. Le sue. Le mie. L’invidia delle amiche. Le ore brevi. I minuti intensi. Io ad rodermi del tempo che non era mio. Che era dell’altra. Della moglie. Di quella puttana. Un mazzo di rose per farsi perdonare. Il regalino ogni tanto. E tutto il tempo ad aspettare. Anche una sola telefonata. E il sospiro perché ne valeva la pena. Perché mi avrebbe fatto capire tutto. Che tutto valeva la pana per quei momenti. Ogni sacrificio. Stupida. Niente. Ti dico: niente. Non s’è fatto più sentire. E quando gli ho telefonato è stato anche sorpreso.
Ciao sono Jessika”.
No! sei una troia”.
E tu un coglione”.
Non ci ho tempo. Che vuoi”?
Ho tredici anni”.
E’ per questo che dovresti stare più attenta”.
Sei coglione e anche troppo stronzo. Stai ad ascoltare me”.
Che c’è”?
Certo che… non ci si può fidare più di nessuno. Conosci Amos? No! non puoi. Insomma; è uno della quinta. Un po’ mi fa il filo”.
Lo racconti a me? E allora”?
Era dietro. In motorino”.
Cosa vuoi dire”?
Lo fai o ci sei? Cosa sei: rimba? Era dietro. Quella mattina. Col motorino. Manco te ne sei accorto; vero? Così a sognare la tua libido. Con la ragazzina. La polastrella”.
E allora”?
Mi hai preso proprio per una che viene dal paese? Ha fatto qualche scatto. Foto d’arte. Sei venuto bene. Se le vuoi vedere sono cinquecento. Una cosa tra amici”.
Sì! tesoro. Sono un coglione”.

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