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Archive for 28 marzo 2014

Trovarsi davanti un merlo annegato in canale non è di buon auspicio. Solitamente i merli scelgono di morire da soli; in privato. Quel giorno è iniziato così. Non è certo un periodo buono per il Milan. Tra il disimpegno, il bilancio, la campagna acquisti e un po’ di sfiga non gliene va diritta una. Maria lo sa che sono teso tutta la settimana del derby. Che dovrebbe evitare di provocarmi. Anzi meglio di parlarmi. Perché io sono un tipo fin troppo paziente, ma a tutto c’è un limite. E poi la passione è passione. Eppure i primi tempi non era così. Ma lei sembra farlo apposta e non gliene va bene una. Se faccio la spesa c’è sempre qualcosa di sbagliato. Un barattolo scaduto. Che non ho approfittato della tale offerta. Un prodotto finito che ho dovuto sostituire con qualcosa di simile, ma non è certo la stessa cosa. Il pane con troppa crosta. O troppa mollica. Lasciamo perdere. Del brontolare è una vera professionista. E i bulloni dei rubinetti del bagno da stringere. E la lampadina che lampeggia. E… ma non dici niente a tuo figlio. Ma lui, suo figlio, ha superato i trent’anni. Ha una famiglia sua. E pure una figlia. Viene da noi solo quando ha bisogno. E sono denari. E non bastasse di calcio non ne capisce un tubo. Ma come abbiamo fatto a fare uno juventino? E io talmente bravo che non ho mai nemmeno alzato la voce. Passiamo oltre. Insomma torno a casa con la spesa e il giornale e lei mi dice bella bella, come niente fosse, che proprio quella sera viene a cena sua sorella. Provo a farle capire che è la sera del derby. Abbiamo preso la parabola proprio per questo. Come risposta mi spiega che non si può proprio rinviare. Si stanno facendo la casa e hanno bisogno di qualche consiglio. Li sentiamo tutte le mattine e poi tutte le sere. Qualche volta anche durante la giornata. Tutto per quel maledetto appartamento che è nato male fin dall’inizio. Non stavano bene in quello che avevano, preso in affitto già ammobiliato?
Ora siamo in un marasma che sembra non avere mai fine. Ci sono i pavimenti da sistemare. E i soffitti. E l’impianto della luce da mettere a norma. E i mobili da scegliere. E il budget risicato. E mille altre diavolerie. Nemmeno la posateria si erano comprati. Dove son finiti i regali del matrimonio? Che poi mica si sono sposati. E’ stata una sorta di festa tra amici. Insomma convivono e la cosa non mi convince. Se lui prende e se ne va non vorrei ritrovarmi uno dei due per casa. Quelli son capaci di tutto e di peggio. E lei è sorella di sua sorella. Sembra che il verbo tacere non sia stato scritto per lei. Ed è sempre preoccupata per qualcosa. E ha tutti i sintomi di tutte le malattie. Le prende dall’enciclopedia medica. Forse è l’unico libro che hanno preso e non si son fatti prestare. Che quando gli presti qualcosa sei certo che non saprà più ritrovare la strada del ritorno. Così le ho pensate tutte ma nessuna è stata abbastanza buona. All’ultimo mi sono offerto di guardare la partita in quella piccola che abbiamo in camera. Non c’è stato verso di farla ragionare: “Proprio tu. Ci devi proprio essere”. Sembra che senza le mie indicazioni e i miei consigli i lavori non possano procedere. Pare che quello senza la mia presenza non sia capace di tirare nemmeno un cavo. Così arrivano prima ancora che annuncino le formazioni. E Maria me la spegne, la televisione. Oltretutto sa che non sono un amante del riso. Cerco di cogliere qualche rumore dalla strada ma nulla. E io ho la testa là. Non sono certo che quello che dico abbia un senso. Per chi vince c’è il sorpasso. E se non bastasse mi arriva anche la telefonata di Guido.
Suo cognato non la finisce più e così se ne vanno che è finita anche la domenica sportiva. E la cucina è un disastro. E il lavello è colmo di piatti da lavare. Perché bisogna cambiare piatto? Non si può mangiare il primo e il secondo sullo stesso? Mi rimarrebbe solo televideo se solo sapessi con questa nuova maledetta televisione quale tasto si deve premere. Solo il giorno dopo posso prendere il giornale. Il Milan ha perso e per di più al novantunesimo per un autogoal. E’ stato così che mi sono finalmente deciso. Ora devo imparare a cucinare se voglio mangiare. E anche tenere in ordine la casa. A scoprire con pazienza dove ha riposto tutte le maledette cose. Sono obblighi che non faccio volentieri ma uno si rassegna quando non può fare diversamente ed è veramente necessario. Ho raccontato che non era rientrata dal lavoro chiedendo loro se l’avevano sentita. Sono stato talmente bravo che ci hanno creduto. Sono finalmente padrone del mio tempo, non ho guardiani. Credevo che mi avrebbe fatto un po’ di angoscia. Niente di quanto potessi immaginare. Mi sento libero. Averto Luisella che stasera posso uscire e possiamo vederci. Lei prima cerca una scusa e poi con fatica pare contenta. Forse aveva anche stasera la palestra e le ho scombinato i piani. Magari provo a chiederle se possiamo cenare da lei così dopo non mi ritrovo tra pentole e tegami e stoviglie da pulire. Che fine ha fatto Maria? Non è stato facile. Anzi è stato un lavoro lungo e certosino. Ora è sparsa a centrocampo di San Siro, o Giuseppe Meazza che dir si voglia.

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