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Archive for 31 marzo 2014

Lo scattoMarika: Leggevo le confessioni della signora Livia in Crisi di Coppia. La sua storia, una storia? Devo dire di esserci capitata per caso. La signora affronta un fenomeno che si sta sempre più diffondendo. Un argomento dei nostri giorni. Le sofferenze sono per tutti. Nessuno escluso. La crisi è la crisi, le scelte sono personali. Io per me credo che una donna non dovrebbe mai rinunciare al propria dignità. Ci sono anche altri modi per affrontare le difficoltà. Anche lavori umili e non per questo umilianti. Io, per aiutare la mia famiglia, sarei disposta anche a lavare scale. A, che ne so? a mettermi a disposizione per stirare. Come baby-sitter o dog-sitter. Non per dare giudizi ma: insomma tutto tranne quello. Io per la strada ci vado a testa alta, cammino fiera.
Esterina: Cara Marika, e facile dire e sparare cazzate. Trovare da fare non è facile, anche con tutte le extracomunitarie che circolano. Trovi da lavare scale e te lo tieni stretto, che a migliorare non c’è più tempo. E poi bisogna provarle le cose. E io ci ho provato. Due figli e marito zero. A lavare scale ci sono andata. Ci sei andata tu? Quello esce e mi chiede quanto ti devo? Gli dico venticinque euro? Mi dice Così tanto? Io mi asciugo il sudore. Mi dice puoi entrare. La moglie non c’è. I venticinque euro me li da dopo. Nemmeno il tempo di entrare e avevo già tutte le sue mani addosso. Mica potevo perdere anche quel lavoro. Così per venticinque miseri euro ho dovuto lavare le scale e fare anche quello. Ma ho messo in chiaro le cose: le scale sono le scale e sono condominiali. Gli appartamenti sono privati. Soprattutto quello che c’è dentro i suoi pantaloni. O lavo le scale o… gli faccio compagnia. Sempre venticinque sono.
Tamara: siete solo delle volgari moraliste.
Marika: dite quello che volete ma se avessi un marito penso che non vorrebbe che io andassi con altri uomini. O poi non è proprio la stessa cosa. Non per criticare ma una cosa sono i lavori umili, un’altra è fare quelle cose. Vendersi. E per pochi spiccioli. Ma dove vanno a finire i sogni?
Angelina: Vorrei anch’io dire la mia, ma mi accorgo di non sapere cosa dire.
Luigi: Non vorrei essere nei panni di quel povero marito, ma se si può avere la casella postale della signora, se non il suo numero di cellulare, ve ne sarei enormemente grato.
Maria Grazia: Brava Esterina: nemmeno io sono una da farmi sbattere gratis. Una donna deve farsi rispettare. Certo che i venticinque per, come dici tu, fargli compagnia, sono meno faticati. Sono più facili. E poi tutte sono brave. Tutte sono capaci di lavare le scale. Di piegarsi così. Bisogna saper osare. Ci vuole il coraggio di avere coraggio. Comunque sono proprio pochi.
Barbara: sono capitata per caso e immediatamente me ne vado. Siete solo un coro di oche.
Carla: Cara Maria Grazia, ci conosciamo? Credo di sì. Non sei forse Maria Grazia la porca? Beh! il mio numero non è in tutte le latrine di tutti gli autogrill. Sanno tutti qual è il tuo coraggio. Parla per te. Non parlare a nome di tutte le donne. Io vado con chi mi va. La verità è che tu uno non lo trovi. Sei solo un povera imbecille. Togliti dalle palle. E alla signora Barbara voglio dire: vai pure che nessuno ti rimpiange.

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