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Archive for 6 aprile 2014

In fondo Loretta è solo una ragazzina. Ha tette grandi ma la testa da ragazzina. Infatti mi guarda così. Come un cagnolino bastonato. Delusa. Forse dovrei sentirmi in colpa per lei. Ma in colpa per cosa? E’ stata una cosa senza importanza. Non so proprio come dirglielo. Non mi piace quando devo dare brutte notizie. E poi ormai gliel’ho detto. Ma non è poi proprio questa disgrazia. Non è morto nessuno. Come si dice… dopo un papa… Per me è finita già quel pomeriggio. Era già finita prima di cominciare. E’ stato solo un bacio. Cioè un bacio e poco più. Ma anche questo mica gliel’ho detto. Invece: “Vedrai che ne trovi un altro”. Fa una faccia che non ti dico. Mica la potevo immaginare. Ho il terrore che mi si metta a piangere; povera stella. Certo che sarebbe esagerato. E poi per uno così. Come lui.
Lacrime versate proprio per nulla. Non bisogna mai fidarsi dei ragazzi. E lui s’è dimostrato un… un traditore. Son tutti uguali. Alla prima occasione… zack! Meglio saperle prima le cose che mai. Certo che nemmeno io me lo sarei mai immaginato. Bruttino è bruttino. E imbranato. Così io e lei stiamo lì per un po’ in silenzio. La gente passa e non fa caso a noi. Solo qualche cretino un po’ più cretino. Non fosse per l’apparecchio magari potrebbero notarla un po’ di più. Mi tolgo la gomma da bocca.
Ma ha proprio un gran bel paio di tette per una alta uno sputo. Credo che non lo sappia. Qualcuno dovrebbe pure dirglielo. Forse è di quelle che ne prova vergogna. E la maglia è stretta. Morbidosa. Vorrei io… Allungo una mano e prendo a carezzargliene una. Così quasi distrattamente. Perché mica lo so perché. Forse solo perché sono grosse. Fanno rabbia. Fanno invidia. So che a loro piacciono. Perché vorrei averle io. Insomma lo faccio e basta. Mi guarda allibita. “Cosa fai”? “Ti palpo una tetta”. “Ma siamo… ma sei una ragazza”. E’ divertente la sua faccia allibita. Una vera provocazione. Siamo tra amiche. E chi vuole guarda. Alzo le spalle.
La sua espressione mi sfida: “Ecco, vedi, ha fatto così”. Certo che mi viene da ridere. E’ un gran divertimento, con lei. Guardo la sua faccia. Le passo l’altra mano dietro la nuca. La trascino verso di me. Avvicino le labbra. Mi guarda sbalordita. Non fa resistenza, forse è troppa sorpresa. Le do un bacio vero; come si deve. Veramente provo. Lei stringe le labbra, tenacemente. Cerca di togliersi. Ma io insisto. E la sua resistenza diventa meno ostinata. Si affloscia. Le labbra diventano più morbide. Più umide. Leggermente si schiudono. Le forzo e lei si lascia andare. E risponde al bacio. Uno resta ad osservarci. Gli mostro l’indice e se ne va. Mi verrebbe da ridere. Non fossi impegnata. Se lei non ci mettesse partecipazione. E anche troppa lingua. Intanto cerco il capezzolo e glielo strizzo che mi verrebbe la voglia di infilargliela sotto la maglia la mano. Sono certa che mi ci vorrebbe un attimo per aver conferma che le piace; veramente. E quanto le piace. Io le so le cose. Ormai ha gli occhi premuti. Come stesse sognando. E non pensa più a chi la sta baciando. In fondo un bacio è un bacio. E siamo tra amiche.
Quando mi stacco le manca un po’ il respiro. Ha le guance arrossate. Prova vergogna a guardarmi. I suoi occhi fuggono dai miei. Io la fisso. Mi viene da ridere. Forse capisce solo in quel momento nuovamente cosa è successo. Si guarda intorno sospettosa. Abbassa gli occhi. Le accarezzo affettuosamente i capelli e le dico: “Ha fatto come ti ho fatto vedere”. Lei cerca di dire qualcosa, poi sceglie di tacere. Non si è ancora ripresa. Non deve aver mai baciato molto. Forse solo con lui. E forse nemmeno con lui. Almeno non tanto nemmeno con lui. Mi sembrava un po’ imbranata. Ma son cose che si imparano in fretta. Le faccio cenno: “Puoi toglierlo”? Mi fissa allarmata: “Perché”? “Tranquilla, mi piacciono ancora i ragazzi. E’ solo… voglio solo provare a farlo senza quel maledetto aggeggio”. E lei remissiva lo toglie.

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