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Archive for 22 aprile 2014

Tornando a parlare di vampiri, ai quali continuo a non credere, i soliti sciocchi sono abituati a pensare ai libri, ai films, a prestare fede a tutto quello che si racconta, alla Transilvania. Ripeto che non esistono, non almeno i “non morti” che girano nella notte in cerca di prede, ma se ci fossero li vedrei più facilmente immersi nella nebbia londinese. Con più facilità ancora potrei immaginarli mescolati tra noi. Quelle narrate e passate a leggenda sono certamente figure simboliche. Per la mia esperienza si potrebbe dire che potremmo individuarli in quelli che si approfittano dell’ingenuità o della bontà degli altri. Io che sono signora della notte, forse La Signora della notte, potrei affermare che non frequentano quelle ore, né quei locali, ma che anzi, se si possono individuare in qualcuno questo qualcuno è decisamente abitante del giorno. Persino fin dalle prime ore. Non vorrei sembrare cinica ma sono tentata di pensare che i miei operai, che tra l’altro amo con profonda tenerezza, sono la cosa più vicina alla mia astrazione di vampiri. Sempre per dire. Non sono forse loro che si nutrono del mio sangue? Non sono forse proprio i salariati, quelli che si fanno chiamare proletari perché non sanno che fare figli, a nutrirsi delle nostre fatiche? E non aggiungo altro che ieri, a causa di uno sciopero, si sono ritardate tutte le consegne.
Se ho un nome e la gente mi considera e mi chiama Signora Elisabetta è perché me lo sono guadagnato, ma questo l’ho già detto. Io ero proprio come loro, le mie operaie, e lui, il mio primo, girava per il capannone e allungava le mani; e quelle ridevano. Sempre pronte e sempre disponibili in tutto e per tutto, la testa china e pedalare, anche così sudate. Quando s’è provato ad infilarle nella mia scollatura, che ho ancora un décolleté che si rispetta, io gli ho lasciato uno sguardo avvelenato di sfida. L’ho aspettato dopo l’orario e gli ho fatto capire che non ero come le altre, una da una botta e via. Povero vecchio, gliel’ho fatta ricordare all’infinito quella notte e l’ho lascito assolutamente senza fiato. Non ero certo alla prima esperienza e lui una come me non l’aveva ancora trovata. E subito ho messo in chiaro che le mani doveva tenerle al loro posto che di carne ne avevo a sufficienza. Qualche palpeggiatina sul lavoro poteva passare, qualche avventuretta di una notte, perché io capisco che un uomo abbia le sue fantasie e che non gli puoi propinare sempre la stessa pietanza, in fondo mi annoio anch’io, ma una storia non l’avrei mai sopportata. Ho detto “una settimana bianca” e ti insegno tutto quello che non sai; e gli metto il guinzaglio al collo. Non è forse stato così? Non c’è voluto di più. Ho imparato a sciare e a non perderlo mai di vista. Al ritorno eravamo già commendatore e moglie. Mica che sia stato tutto rose e fiori. Anche di questo ne ho già fatto cenno. Era più l’arroganza di pavoneggiarsi con una bella donna, e senza falsa modestia posso dire di esserlo sempre stata, che desiderio concreto del piacere per il suo corpo.
In verità non si è mai mostrato geloso, ma da subito avevo capito che qualcosa non andava. Guardava i ragazzi come avrei dovuto guardarli solo io, allo stesso modo e anche di più; questo non me l’aspettavo da uno nella sua posizione. Li guardava e li pagava, e spendeva una fortuna e un’altra a riempirsi il naso della forza per attraversare quelle notti e quelle battaglie. E ha fatto prendere un po’ anche a me di quel vizietto anche se non era il fiato lungo che mi mancava. C’era solo quella frenesia, quella sorta di fretta. Ma di giorno era un vero e proprio straccio, povera stella, e anche gli affari non se ne giovavano. Ho dovuto imparare a prendermi sulle spalle tutta la fatica e le responsabilità e gli ho insegnato a guardare me e me con loro. Gli ho aperto gli occhi a un mondo. Loro erano carini con lui a ringraziamento del fatto che ero cortese con loro; della mia disponibilità. Con i soldi si può comprare tutto quello che si vuole. Eravamo soddisfatti tutti: è rimasto un vizio ma è diventato un vizio che non ci spremeva troppo. Ma i miei amici me li tenevo stretti, nel vero senso del termine, e non andavo certo a raccontarli a quel depravato. Poi una sera ha voluto provare a vedermi con una donna e io naturalmente l’ho accontentato e gli ho regalato anche quella avventura, perché non avesse proprio nulla di cui rimproverarmi, e ha solo guardato e non ha partecipato. Dentro mi son detta “Contento lui…” ma non è stata nemmeno la fatica che credevo, un’esperienza come un’altra, che nel tempo è diventata quasi normale, anche senza lui, per cambiare; anche se continuano a piacermi gli uomini, possibilmente giovani e robusti. E lui aveva gli stessi miei gusti e gli piacevano sempre di più e delle donne, di tutte le donne, s’era ormai annoiato. E forse proprio questo servì a tenerci ancora più uniti.
Non dovessi pensare ai miei operai sarei una donna completamente serena e felice; quasi inoperosa. E vi sembrano meno vampiri quelli delle tasse che hanno succhiato fino all’ultima goccia di sangue tutta l’Italia? I miei capricci e le mie soddisfazioni me li so prendere e godere. Non c’è niente di meglio poi che lasciarsi pigramente a letto. Quello che mi ha insegnato la vita è che quando trovi quello giusto non devi avere un attimo di esitazione, devi gettarti subito sulla preda prima ancora di pensare, e così ho fatto allora: Ho affondato subitamente i denti sul suo collo fino a sentire il gusto inebriante del sangue. La vita poi ha voluto privarmi presto del mio primo marito. È stato un grandissimo dolore, anche se avevo già conosciuto grazie a lui il mio nuovo sposo, ma anche l’apice della mia fortuna. E assicuro tutti che lui non torna a passeggiare nella notte. Ho dovuto fare da sola e ho preferito la cremazione e ho l’urna con le sue ceneri sopra la mensola del caminetto. Questo a conferma che i veri vampiri sono solo nelle fantasie malate.

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