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Archive for 3 aprile 2017

inquisition_001Troppe volte la storia racconta le sue storie. Non è sempre bene crederci. A Salem non hanno mai bruciato una strega. Nella nostra contea preferiamo fare da noi. Non c’è altro modo per liberarsi di satana. Ogni male ha il suo rimedio. E le carte parlavano chiaro. E abbiamo fatto tutto quello che c’era da fare. Nel massimo rispetto della legge, e con la massima scrupolosità. Prima che quell’epidemia si diffondesse anche da noi.
Si era fatta notare a cucinare funghi che per qualsiasi essere normale sarebbero stati tossici quando non mortali. O a cantare alla luna piena strane filastrocche che solo le più vecchie credevano, a malapena, di ricordare.
In molti l’avevano vista dimenarsi per terra con la lingua fuori e gli occhi rovesciati. Cercare di strapparsi le vesti di dosso. Emettendo versi più simili a quelli di un maiale che viene scannato. Alcuni avevano osservato come aveva gambe lunghe. Altri erano stati più stregati dalle sue mammelle turgide che erano proprio come quelle di una donna che dovrebbe allattare il suo bambino. A questo punto non tutti erano concordi ma a volte la verità ha più di una faccia. E persino io non ero rimasto immune dalla sua avvenenza quando si era presentata davanti a noi, in tribunale.
La prima a dar voce al sospetto che già alleggiava nell’aria era stata Katrin, una donna timorata di Dio, sempre presente alle funzioni religiose. Katrin affermava sicura di averla vista parlare con le galline, e che aveva rubato il senno e il sonno del suo uomo. Lui, il marito, sentito, a testa bassa, non aveva voluto aggiungere nulla alle affermazioni della moglie. Si era chiuso in un silenzioso riserbo aggiungendo solo che lui non ne sapeva di quelle cose lì.
Come non cominciare a inquietarsi? Subito dopo si era presentata Elisabeth la quale aveva dichiarato che frequentava troppi uomini. Era stata pregata di limitarsi e non elencarli per nome. Lei, l’imputata, ne aveva riso affermando, senza rispetto né della testimone né della corte, che di Elisabeth puzzava anche il fiato. Non sembrava del tutto consapevole della gravità delle accuse che le venivano mosse.
Anthony aveva dichiarato che lei amava l’amore e che in quei momenti sembrava avere il diavolo in corpo. Appunto; e sotto giuramento. Non per essere stato presente ma per averlo sentito dire. E che qualche volta lo faceva anche chiedendo in cambio un piccolo tornaconto. Sempre riferendo voci che gli erano giunte alle orecchie, all’osteria. Lei, l’accusata, ne aveva riso e aveva risposto che con quello sfigato foruncoloso non sarebbe andata nemmeno al ballo della fiera.
Poi era stato Noam a presentarsi spontaneamente svelando che l’aveva vista spogliarsi mentre guardava casualmente da dietro una finestra, senza essere visto e senza che lei provasse alcun pudore. Secondo il testimone lei era una donna strana. E persino non disdegnava un buon bicchiere di vino, senza cercare di nascondere quel suo vizio. Erano state proprio queste le sue parole. Lei, l’incriminata, non aveva nemmeno risposto; sembrava divertita.
Tobia, sebbene straniero, aveva voluto dire la sua giurando sulla sacra bibbia che era troppo ben nutrita per frequentare così poco il suo negozio. Che la trovava bisbetica, poco incline a confidarsi e alquanto altezzosa; anche se lui si era sempre mostrato più che gentile con lei. Gli dispiaceva solo, a suo dire, ma la rea aveva negato, perché gli aveva lasciato un conticino ancora da pagare.
E poi c’era la deposizione di Sarah a cui era sparito il figlio, ancora in fasce, che non era più stato ritrovato. Sarah aveva anche insistito che fosse messo agli atti che quel figlio senza padre non poteva che essere lui stesso figlio del male. Giurava di non essere mai entrata in contatto con il peccato, almeno non in modo consapevole. E Sarah era giovane e bella, e sana; anche se non troppo sveglia. Come non crederle anche se spesso i suoi gesti e il suo vestire non erano del tutto rispettosi di quel minimo di decoro e di decenza che si richiederebbe in una piccola comunità come la nostra.
In molti avevano sostenuto di averla vista accoppiarsi con altri uomini. Spesso a uomini diversi. Persino farlo da sola. Altrettanti avevano testimoniato di averla osservata, senza essere notati, girare nel bosco, a piedi scalzi, di notte, come fosse in trance. E di avere, in quelle occasioni, sentito gridare il gufo. Qualcuno diceva invece che si trattava di una civetta.
Certo si erano levate anche alcune voci, tutte maschili, in sua difesa; ma poche e sempre più indecise e flebili. Ma Joan alla fine, dopo molte insistenze, non senza qualche incoraggiamento, ma senza troppa violenza, mostrò le cicatrici che lei aveva guarito con un impacco di strane erbe.
Le streghe nel fuoco solitamente alle prime vampe bestemmiano con voce roca il nome di dio. Invocano il maligno. Vanno in escandescenza. Sbraitano accuse incomprensibili. Cercano di liberarsi delle corde. Giurano vendetta. Quando non volano via, almeno nella loro anima terrena, di tra le fiamme, a cavallo di una scopa.
Invece lei era morta come muore ogni donna, e ogni essere umano. Gridando nelle fiamme con la sua voce rotta in un tanfo di carne arrostita. In me ora sorge il dubbio che lei non fosse una vera strega, o la moglie del maledetto. Se ciò dovesse essere vero vorrebbe anche dire che dobbiamo ricominciare tutto daccapo e ricercare le vere streghe.

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