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Archive for 4 aprile 2017

donna-al-barEra una donna con la testa sulle spalle. Ormai non credeva più alla favole; ma alla magia sì. Era seduta come sempre a quel tavolino ad aspettare qualcuno, il primo che arrivava e che fosse di suo gradimento. Voleva essere solo Samantha. In verità non se lo nascondeva che aspettava con impazienza che entrasse Deodato.
L’aveva infastidita quella donna che s’era seduta ad un tavolino proprio vicino alla porta d’entrata. Aveva preso un caffè con la panna. Poi le aveva lanciato un sguardo incurante. Per un breve attimo lei aveva provato stizza e gelosia. Era come se quella cosa avesse invaso il suo spazio. Ma quasi subito aveva ripreso il controllo di sé e ritrovato la sua sicurezza. Aveva tanto seno ma era un tipo così grossolano. Troppo disponibile. Lei si mise a leggere il giornale distrattamente. In verità finse di leggerlo senza riuscire a distrarsi.
Fu in quel momento che, dopo tanto tempo, entrò lo studente. Sempre così giovane, forse era appena maggiorenne. Si ritrovò con quel dubbio. Però aveva un’aria più triste di sempre. E si diresse subito verso il suo tavolino. Le chiese cortesemente il permesso si sedersi. Sembrava ieri. Provò uno strana pena e un altrettanto strano affetto per lui. Aveva proprio bisogno di qualcuno con cui parlare; confidarsi. Ma inizialmente faticò a vincere quel suo silenzio imbarazzato. Le chiese come stava. Poi, con lo sguardo basso e la fatica a trattenere le lacrime cominciò a confidarsi proprio mentre entrava Deodato.
Il ragazzo le confessò le sue pene d’amore. Era una ragazza molto giovane e, a suo dire, graziosa. Una sua compagna di scuola, un paio di classi dietro a lui. Erano diventati quasi amici. Questo era il punto. Non sapeva come comportarsi. Non sapeva come confidarsi. Non sapeva come dirle quello che provava per lei. Aveva paura di non essere ricambiato. Di sbagliare. Di non essere corrisposto. E tutte quelle altre paure che possono attanagliare un giovane di quella età. Era così carino.
Intanto Deodato era andato a sedersi con quella tipa. Lei si rese conto di odiarla. Di odiare entrambi. Era una situazione che l’imbarazzava. Non sapeva cosa dire. Non era certa di essere in grado di dargli il consiglio giusto. Eppure non poteva lasciare quell’ingenuo e inesperto ragazzo in quelle condizioni. Guardò Deodato cercando di parlargli con gli occhi, poi prese la mano dello studente e, senza interromperlo, si fece seguire senza il bisogno di usare parole; di invitarlo a salire. Era stata una cosa veloce, molto appassionata e molto disperata.
Mentre lei si riassettava il ragazzo l’aveva ringraziata dicendole che si sentiva molto meglio, risollevato, e che per lui lei era come una specie di madre. Questo le aveva lasciato uno strano gusto di gomma bruciata in bocca, una sorta di amarezza e senso di colpa. Non aveva voluto nulla in cambio e l’aveva lasciato scendere per primo. Aveva preferito rimanere un attimo sola. Un attimo che sembrava non volesse finire. Per le scale aveva le gambe molli e la testa vuota, e anche un po’ di ansia.
Intanto in pasticceria Deodato l’aveva aspettata. Come la vide lasciò il tavolino, mentre la donna dal seno enorme la guardava con disprezzo e un po’ di invidia. Lei si sentì padrona di se stessa e del mondo. Mentre fuori aveva cominciato a piovere.

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