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Archive for 6 aprile 2017

istock_000058983098_small_1739825Non riusciva più a comprendere gli uomini. Cosa aveva che non andava?
Forse quella sensazione l’aveva provata per la prima volta con Samuele. Forse il sospetto le era nato fin da prima. Erano in salotto. In salotto da lui. Nella sua casa da studente. Gli altri erano fuori. Lui stava preparando una canna. Era bravo con le canne. Forse ne aveva bisogno. Forse solo con quelle. Lei intanto, nell’attesa, aveva cominciato a spogliarsi. Cosa stai facendo? Cosa ti sembra che sto facendo? Non me l’aspettavo. Era stata sincera Ora lo sai, e aspettare non è una delle mie maggiori virtù. Ma non vorraiCerto che vorrei. Voglio dire… fare… hai capito. Hai del vino rosso? Io sono astemio. Possiamo fare senza. E’ che non miNon sarai anche… spirituale? Credo nel karma. Io nella carne. Sarei vegetariano. Puoi fare una piccola eccezione, per me; se ti sfili i pantaloni. Poi veramente e finalmente non se lo era fatto ripetere due volte. Non troppo presto ma aveva capito.
Con Giuseppe stava filando tutto bene. Solo che a parlare gradevolmente da amici sembrava non stancarsi mai. Aveva guardato l’orologio e quello le aveva detto che era ora di smetterla, che anche la pazienza ha un limite. Così aveva dovuto farlo lei. Gli aveva detto andiamo da me? Avevano a loro disposizione un letto bello comodo. Non avrebbe avuto di che lagnarsi, per quello nemmeno lui, ma alla fine, con sua grande sorpresa, era scoppiato in lacrime. Io non volevo. Io amo Mirella. Io non sono Mirella, forse te ne sei accorto. Anche le bambine. Quasi lo avesse forzato. Guarda che è stata una cosa così, non è nemmeno una storia. Mi sembrava lo volessi anche tu. Solo che… non so che dire. Non serve dire. Non credi che dovremmo…? Basta che ti dai una mossa. Ti giuro… non l’avevo mai fatto. Tranquillo, finisce qui. Però è stato bello. Anzi è già finito. Ti posso chiamare? Rivederlo al lavoro non le aveva creato nessun imbarazzo.
Con Matteo avevano preso una stanza. Un posto un poco squallido e nemmeno molto pulito, ma tranquillo. E poi era vicino. Proprio quella sera non potevano andare da lei. Da lui era impossibile. La scusa era stata una pizza. Non aveva nemmeno troppa fantasia. Ancora una volta aveva dovuto prendere aspettare, temendo di mostrarsi troppo impaziente, scoprendo che non aveva nessuna fantasia. Se era per quello avrebbe continuato a guardarla, a parte qualche piccolo sfioramento che aveva cercato di far sembrare casuale. Era certa di interessargli. Poi aveva cominciato a fare lo sdolcinato. Le aveva preso la mano Quando ci possiamo rivedere? Non riusciva a crederci. Non avrebbe voluto mortificarlo. Avrebbe preferito evitare, ma era stata costretta e aveva dovuto deluderlo Guarda che… è solo una botta e via. Ma io credevoHai creduto male. Per te sono solo questo? Non ti sembra abbastanza? Forse era uno di quelli che se comincia un libro lo deve finire per forza, anche se non gli piace. Ma lei credeva di essergli piaciuta. Ne era certa.
Corrado aveva fatto tutto in fretta perché doveva vedere la partita. Con il telecomando già in mano. Poi avrebbe preteso che si fermasse a guardarla anche lei Ma è l’Italia! Chi se ne frega –avrebbe voluto rispondergli. Che la nazionale vincesse o perdesse non avrebbe cambiato la vita né a lui né a lei. Si limitò a raccontargli che doveva rientrare presto. Comunque non sarebbe potuta rimanere ancora per molto. Pazienza. Lo stronzo l’aveva lasciata andare da sola. Nemmeno aveva fatto cenno di riaccompagnarla. A quell’ora di notte. E dalla periferia. Si era vista costretta a farsi dare il costo del taxi, indispettita. Se l’avesse saputo… La sua macchina era rimasta in garage. Fortuna che con suo marito andava alla grande, anche perché lui non era tifoso di calcio. Sicuramente lo avrebbe trovato ancora sveglio. Si era già preparata la scusa pronta.
Filippo era sempre stato un signore, ma doveva essere un weekend, non un per sempre. Si era informata: il campionato era sospeso. Aveva preso due cose, lo stretto necessario. Le sembrava di essere stata chiara Ostia e poi chi s’è visto s’è visto. Dici sul serio? Ti va? Certo che mi va. Gli andava troppo o troppo poco. Così aveva fatto più volte cilecca Scusami, è la prima volta. Non mi è mai successo. Magari penseraiForse è quello che abbiamo mangiato. Bevuto. Forse non so e quelle cose lì. Non è mica la prima volta. Litanie simili ne aveva sentite molte. Faceva poca differenza. Sapeva solo che avevano sprecato due splendidi giorni di sole. Aveva alzato le spalle Fa niente; non ti preoccupare. Anche se non era del tutto vero. Forse l’impazienzaNon ci pensare. Magari la prossima voltaQuale prossima volta? Aveva chiuso anche con lui. Lo avrebbe fatto comunque.
Con Lucio non era andata meglio. Certo che al suo matrimonio non era il massimo. Né lo era così fra i cappotti degli invitati. Ma la sua novella mogliettina era tutta presa a farsi baciare e farsi dare gli auguri dagli ospiti. A ridere stridula e sguaiata dei loro complimenti, anche pesanti. Che poi nemmeno lei era una santarellina. La sentiva persino dove avevano trovato riparo Qui ci sono io; non pesare a lei. Non è semplice. Cerca di renderlo semplice. E se ci cercano? Hanno altro da fare, e qui non ci trova nessuno. Che dici, devo esserci per il brindisi? Nemmeno per lei era facile, si sentiva gonfia, forse aveva mangiato troppo, come in ogni matrimonio Allora sbrigati. Mi si è incastrata la lampo. Fanculo anche la lampo. Non so seHai deciso di fare il marito o la moglie? A volte la pazienza è un bene troppo prezioso per essere sprecato con troppa facilità. Aveva le tette fuori e a lui veniva da vomitare. Era rientrata furiosa senza aspettarlo, sistemandosi il vestito che le era costato un occhio.
Francesco l’aveva fatta sentire sporca. Non perché l’avevano fatto contro la parete nel bagno del treno che li portava a Latina. In un odore fetido e penetrante. Con la colonna sonora di uno sferragliare pigro e monotono. E la vista delle campagne che scivolavano tutte uguali. Da ragazza lo aveva fatto anche in una cinquecento. Glielo aveva detto. Cosa si credeva? Ne avevano avuto fretta, entrambi. Avevano rinunciato ad aspettare. Ma proprio in quel momento lui aveva rovinato tutto Credo di amarti. Non essere cretino. Sei bella. Nemmeno tu sei male. Dove siamo? Non fermarti. Ma io credevo. Non so tu ma io scendo una stazione prima. Tu vuoi dire…? Tesoro, prendo la pillola. Allora non provi proprio niente? No! Cioè sì! è semplice, mi piace solo farlo. Così semplice da sembrare persino banale. Aveva due occhi come se non gli riuscisse di capire. Eppure era stato lui ad invitarla.
Gianluca era fin troppo gentile e rispettoso. Aveva sistemato i pantaloni facendo attenzione alla piega. Parlava un italiano perfetto. Lui era davvero un professore che insegnava. Aveva cominciato con Posso permettermi una domanda? Poi con Ti spiace se prima avverto casa che ritardo? Poi ancora Solitamente preferisci a destra o a sinistra. Stava per continuare con Solitamente preferisci sopra o sotto. Non lo avrebbe sopportato. Non l’aveva lasciato finire. Vorrei solo fare una semplice e soddisfacente scopata. L’aveva guardata allibito. E per un secondo si era intimidito. Poi l’aveva lasciata fare. Lei aveva finto passione, ma la magia era già svanita. Il piacere le si era soffocato in gola. Sembrava uscito da un dizionario di bon ton. Attento persino a non sudare. E odorava di dopobarba come una di quelle. Per un attimo aveva temuto che fosse uno di quelli. Pensò che forse sarebbe stato più emozionante farlo con Claudio, suo marito.
Se era per Stefano lo avrebbero fatto solo al telefono. La tratteneva per ore. Forse era quello ad eccitarlo. Solo la sua voce. La distanza. Quel mezzo tra loro. Non aveva mai amato stare per ore ed ore a parlare con uno stupido apparecchio. Che dici: da me o da te? Vogliamo concludere? Vorrei ma c’è lei. Lei cosa? Lei! Voglio dire Lei. Ma siamo tra adulti. Ma gli adultiMa gli adulti lo fanno. Non vorreiNon può che farti bene. Allora come restiamo d’accordo? Ti aspetto. D’accordo. Bel tipo quel tipo. Era rimasta ad aspettare e nemmeno si era fatto vedere. E pensare che si era preparata già pronta. Che pensava che sarebbe stata una cosa speciale. Ma forse era lui che aveva suonato. Aveva aspettato fin troppo, per i suoi gusti. E aveva suonato prima il postino. Quello delle raccomandate. Lui non si era fatto tanto pregare. Il fatto era stato che, come detto, lei era già pronta. E stuzzicata.
Era probabile che il postino lo sapesse. Non si dovrebbe mai fare aspettare una donna. Proprio per dispetto lo aveva fatto richiamandolo e parlando con lui al cellulare ti ho aspettato. Ma io sonoOra è tardi, scusami. Possiamo vederci un’altra volta? Ora non ho tempo. Lasciami almeno spiegare. Non è il momento. Ma io credevo che tra noiTra noi un corno. Cosa vuoi dire? Lui ha suonato e quando ho aperto credevo fossi tu. E allora? Mi hai fatto fare una figura di merda. Cos’ho fatto? Sono venuta ad aprirti ed ero già tutta nuda, per te; riesci a capire? Non ne sono sicuro. Scusami, io sto venendo, tu vai pure dove vuoi. Restiamo amici? Gli amici non si fanno aspettare. Aveva finito, lui, quello stronzo, per darle della zoccola. Gli uomini sono tutti così, tutti uguali. Ma come si permetteva?
Proprio gli uomini non li capiva più. Non avrebbe saputo decidersi se era la decadenza del maschio o una crisi di civiltà.

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