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Archive for 11 aprile 2017

redcook_meatAda, questo mi sembra uno dei tuoi soliti capricci.
So solo che non posso più andare per strada con questi due cosi davanti.
Dopo quello scambio di battute le cose erano precipitate. Lui aveva deciso che questa volta non avrebbe ceduto. Lei che avrebbe tenuto duro costasse quello che doveva costare e smise di rivolgergli la parola. Poi prese a fargli piccoli dispetti. Non fargli trovare il giornale il mattino. Non portare più fuori il cane. Non fargli trovare la cena alla sera o abbondare sbadatamente con il troppo sale che già a lui la cucina Tex-Mex non riusciva a digerirla.
Non era passato nemmeno un mese da quando aveva deciso di farsi mussulmana. Si era giustificata dicendo che ormai erano gli unici italiani rimasti. A nulla era valso che lui con pazienza le spiegasse che quello era un quartiere multietnico, dove convivevano tranquillamente varie razze, ma che non frequentavano abitualmente nessun arabo. Era stata irremovibile, hijab e Ramadan compreso, e lui aveva dovuto impazzire finché non aveva scoperto che l’unica moschea era dall’altra parte della città.
Lui adorava l’anguilla ma purtroppo non era kasher. Che cavolo voleva dire? A ognuno la propria cucina e a dirla tutta lei come cuoca era proprio una frana, nonostante l’impegno che ci metteva, soprattutto nella teoria. Aveva riempito la casa di libri sulle varie cucine. A sentirla seguiva tutto alla lettera, ma alla fine qualcosa non andava. La teglia? Il forno elettrico? La freschezza degli alimenti? Il diavolo che ci mette la cosa? Il risultato era sempre e comunque un disastro. E lui non aveva nessuna intenzione di farsi circoncidere.
Per non parlare poi del periodo animista. Del periodo naturista. Del: Sarebbe bello… l’infibulazione è amore e pulizia. Ma mi fa paura. Di quello orientalista, buddista o induista o giainista che fosse, non aveva importanza. Del periodo avventista, per fortuna molto breve. Di quello metensomatosista o che diavolo era; in quei giorni si erano presi in casa quel maledetto cane senza razza né nome. Di quello evangelista. Zoroastrista o Zoroastrianesista che dir si voglia. Della sua infatuazione improvvisa per Schopenhauer. E del periodo intimista. Di quello surrealista. Di spiritualismo, sincretismo, sciamanesimo, esoterismo eccetera. E di tutti i suoi fugaci amori per tutti gli ismi. Voleva forse farlo impazzire? Forse fare semplicemente la casalinga non le bastava. Ma lui l’amava semplicemente per quello che era. Così come era.
Era grazie a Google che aveva tentato di capirla. Ora si era messa in testa di farsi ridurre drasticamente il suo meraviglioso e florido seno. Non c’era religione che glielo imponesse. Filosofia che glielo chiedesse. Era solo perché… Perché le dava imbarazzo. Perché le altre come lei erano pressoché piatte. Così magre. Così slanciate. Così nordiche. Così… intellettuali. Così mogli. Così… insomma così. E mille altri strampalati così. Nessuna nel quartiere né aveva altrettanto. Non devo nemmeno allattare. Non abbiamo figli e non voglio averne mai. La mia linea… Faceva storie per uscire di casa. Nemmeno il pane voleva andare a comprare. Che poi il pane è un vizio solo di noi italiani.
In realtà lui, Ma Mingyu[2], era venuto in Italia per un provino con il Ricco Barbone, ma non aveva sfondato per incomprensioni con l’allenatore, probabilmente dovute anche alla lingua. L’italiano era un idioma talmente complicato e con una scrittura così assurda, ancora non poteva affermare di destreggiarlo in modo sufficiente. Appena arrivato poi riusciva a spiegarsi a malapena a gesti. Ma con la palla ci sapeva fare. Non era bastato. Si era accontentato a fare il muratore.
Ancora non gli parlava. Lui glielo aveva ripetuto e spiegato in tutte le salse che era naturale: Le cinesi erano così, come le italiane erano così. Era normale che le cinesi fossero piccole e senza seno. Per le italiane, le mediterranee, era diverso e qualcuna, come lei, ne aveva un po’ di più; anzi un bel po’. Anche lui si poteva dire che aveva i pettorali incassati, cioè non li aveva proprio. Non gli sembrava di essere così esigente. Mica aveva chiesto una zuppa di chow chow. Possibile che non gli potesse preparare almeno una volta un semplice Hong Shao Rou[3]? Ormai era la signora Mingyu, Fernanda Mingyu detta Ada.

[1] Huihui qing: Blu islamico https://it.wikipedia.org/wiki/Porcellana_bianca_e_blu
[2] https://it.wikipedia.org/wiki/Ma_Mingyu
[3] http://www.scattidigusto.it/2013/11/25/la-cucina-cinese-in-10-piatti-a-shanghai/

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