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Archive for 18 aprile 2017

labbra-giovaniQuel giorno non c’era nessuno con lui. Si era avvicinata e poi si era seduta al suo tavolino. Aveva una maglietta gonfia e orgogliosa. Una maglietta con delle stelle di brillantini. Capelli corti e un volto dove non riusciva a nascondere che i suoi anni migliori erano passati. Eppure aveva ancora quell’arroganza e quella sicurezza della gioventù. Di essere donna. E due occhi penetranti. Da mettere in imbarazzo. Perché poi? Ma gli era successo più d’una volta. Lei non aveva detto nulla. Si era limitata a cercare il suo sguardo.
Provava la vaga sensazione di averla già incontrata. Poi le solite cose quasi buttate là, banali Vieni spesso? Sì… cioè… vedo che spesso lei è a quel tavolino; sola. L’hai notato. Ora che mi ci fa pensare… Lei si compiacque Non sempre. Già! forse è vero. Perché del lei. Mi viene spontaneo. Vuoi dire…? Non la volevo offendere. Sei solo? Oggi sì! Volevo dire… Quelli erano affari suoi Separato, in attesaTutti aspettano qualcosa, qualcuno. Già! Lei sorrise e lui si guardò intorno Posso offrirle qualcosa? Non riesci a togliertelo dalla bocca. Mi riesce naturale.
Sapeva che lei, in precedenza, aveva fatto caso a lui. Non s’era mai chiesto il perché. Semplicemente s’era sentito osservato. Aveva sentito parlare, anzi sparlare, di quella donna. Non sapeva chi fosse e naturalmente come si chiamava. Aveva sentito dire che aveva due figli maschi, grandi. A dare ascolto alle chiacchiere della gente, anzi di Gualtiero, pareva che lei avesse partecipato anche a dei porno, amatoriali. Cose girate per il quartiere. Che avesse la fama di essere anche una brava, specialmente in rapporti orali. Certo era che prendeva il caffè a quello stesso bar. E rimaneva lì seduta a lungo, guardandosi torno.
Lui non era un cacciatore. Piuttosto si sarebbe definito una preda. La verità era che aspettava la sua grande occasione. Si limitava ad aspettare sognando ancora l’impossibile, il grande amore. Con sempre maggiore rassegnazione. Io prenderei un prosecco. Scusi, m’ero distratto. Alzò la mano per richiamare l’attenzione del cameriere. Perché non mi guardi mai negli occhi, li sfuggi? Frugò rapidamente nella sua testa, ma trovò solo la scusa più banale. Era semplicemente così. Lo faceva senza pensarci. Forse per un qualche strano disagio, con lei Veramente m’era sembrato che stesse arrivando qualcuno. Aspetti qualcuno? Non proprio. Lei si limitò a sorridere soddisfatta.
… Com’è Parigi? Come? Parigi, come ti è sembrata? Non credo di capire. Non sei andato a Parigi? Cosa sapeva o credeva di sapere quella donna di lui. Ed erano passati ormai un paio d’anni. Forse tre. Allora era ancora con Alda. O forse avrebbe dovuto chiamarla Samantha. Non sapeva niente Ahh! Veramente era Brest, Quimper e Brest. Sa, Prevert. Le bombe. No! lasciamo stare. Sempre Francia è. Non proprio, Bretagna.
Mise i soldi sul tavolo Devo andare. Devi proprio? Devo proprio. Peccato, è divertente parlare con te. E’ stato un piacere. Chi ti aspetta? Non erano affari suoi. Non si preoccupò di apparire sgarbato. Già! non lo aspettava nessuno. Si sentiva in tensione. Ne aveva abbastanza di chiacchiere. E Gualtiero non si era nemmeno fatto vedere. Forse era di turno. Forse in qualche avventura.
In seguito, senza motivo, avrebbe riavvolto più volte il nastro di quella conversazione, di tutto quel pomeriggio breve. E certe volte, stupidamente, aveva evitato quel bar. Non voleva sentirsi in una sorta di trappola, come quello che cerca di prevenire ogni domanda e se le aspetta sempre diverse per poi non trovare mai le risposte. Ma lei non era certo il tipo da farsi scoraggiare.
Poi un pomeriggio come gli altri, con la testa vuota e niente da fare. Mentre lei sorseggiava calma un martini e si portava l’oliva alle labbra Posso chiederle una cosa? Tieni ancora le distanze. E allora…? Tutto quello che vuoi. Mi chiedevo…? Ti hanno detto. Fu così che scoprì che quello che gli era stato confidato era proprio vero. Davanti alla porta del cesso degli uomini, di fianco al telefono a muro. Anche se a lui sembrava ancora così inverosimile. Nel frattempo aveva trovato casa.
Si ricordò di non averle nemmeno mai chiesto il suo nome. Se lo ricorderà per sempre. Tutto questo dopo di Alda, che forse avrebbe dovuto chiamare Samantha. E prima di incontrare Lidia.

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