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Archive for 19 aprile 2017

finestra-in-legnoSe andiamo proprio a vedere non si può dire che fu colpa mia. E’ tutta colpa del destino. E’ stato il caso. Per caso passavo di là quella sera. Per caso la mia attenzione fu richiamata da quella finestra. Una villetta. Piano terra. Giardinetto sul davanti. La luce era illuminata. Non è vero che la curiosità è solo donna. Così mi sono avvicinato. Passando tra la biancheria stesa. Solo per pura curiosità. Lei si stava spogliando con le imposte aperte e le tende discostate. Senza nessuna discrezione. Era caldo. Lo faceva lentamente con gesti morbidi. Quasi se potesse essere vista e amasse essere guardata. Trattenevo il fiato e non perdevo nemmeno un fotogramma dei suoi gesti. Si tolse tutto. Uscì. Penso per andare al bagno. Tornò e si mise a letto. Sparì sotto le lenzuola. Poi ricomparve per sopportare la temperatura. Scalciò lontano quel lenzuolo e tornò nuda.
Prese un libro in mano senza aprirlo. Lo ripose e spense la luce. Pensai di andarmene. Stavo per farlo. Avevo già girato le spalle a quella casa. Guardai l’ora: era ancora così presto. Sul campanello c’era scritto Santina Allatri. La luce si accese di nuovo. Forse non riusciva a prendere sonno. Forse aspettava qualcuno. Tra tanti forse mi misi ad aspettare anch’io. Un alito di vento, solo una sottile e quasi impercettibile brezza, fece sventolare le tende. La luce era più fioca. Era quella della lampada del comodino. I suoi occhi sognanti erano persi nel soffitto. Senza nessun timore. Senza nessun sospetto. Senza nessun pudore. Si limitavano ad abbandonarsi sognanti. Era bella. Era bella così nuda. Con le gambe lunghe e il ventre piatto. Sarei rimasto a guardarla per sempre. E in seguito mi sarei beato di quella visione. Sarebbe bastata nei giorni a venire. Mi sarei limitato a continuare a ricordarla. Anche nei miei sogni. Ma, per puro caso, mi accorsi che c’era un’altra finestra aperta.
Questa era buia. Scavalcai il davanzale. Mi trovai in una piccola cucina. Certo che certe donne proprio se la cercano la loro fortuna. La finestra della camera era aperta, come ho già detto. A un piano terra. Di una casetta isolata. Lei sembrava proprio non farci caso. Non ero certo che non si fosse accorta di me. Se io sono osservato mi sento addosso quella strana sensazione di chi si sente osservato. Aveva lasciato spalancata anche la finestra della cucina. Più che un caso si sarebbe potuto pensare a un invito. Non potevo esserne certo ma era come se lei mi volesse. C’era la sua borsetta sopra una sedia. Onestamente ci frugai dentro e presi il contenuto del portafoglio. Non si sa mai, meglio essere prudenti. Frugai un po’ in giro e nei cassetti. Fu così che mi trovai in mano quel coltello. Nemmeno io saprei dire perché lo presi. Fu come se cercassi un’assicurazione, una sicurezza. Se volessi proteggermi da qualsiasi sorpresa. Dalla sfortuna. Che ne so?
Senza far rumore presi un bicchiere d’acqua. Poi mi misi a girare per quella casa sconosciuta. Non c’era molto altro da vedere. Gli abiti sull’attaccapanni in corridoio e quel tipo di disordine mi fecero pensare che vivesse da sola. Non tutti i quadri erano di mio gusto. Un paio di porte erano chiuse. La sua mi pareva potesse essere la prima a destra. Stetti ad ascoltare. Percepivo appena il suo respiro. E una sorta di affanno. Abbassai lentamente la maniglia nel più completo silenzio. Sempre lentamente scostai la porta ed entrai. Lei mi guardò sorpresa. Io cercai di sorriderle infilando il coltello in tasca. Lei disse qualcosa, forse “Finalmente”, forse “Oh! Mio Dio”. Forse da quel momento fu solo la mia fantasia a galoppare. Tutto diventa nebuloso nel ricordo. So solo che ero nudo e le tenevo una mano sulla sua bocca spalancata. I suoi occhi erano bellissimi e altrettanto spalancati. Forse mi sentii mordere il palmo della mano. Forse cercò di gridare. Il libro cadde dal comodino. La lampada si rovesciò. Ci fu un attimo di confusione. Fui preso dalla paura. La mia mano ritrovò il manico di quel coltello e la colpii. Non potrei dire quante volte, ma credo tante volte.
Dopo ritrovai la mia calma. Lei era immobile, e bellissima. Credo di essermi innamorato da subito e di averla amata amando tutta la sua bellezza. Le parlavo. Cercavo di spiegarle. Se solo mi avesse guardato con occhi diversi. Se solo non avesse cercato di gridare. Se solo non avesse provato a scacciarmi. L’amore è un mistero. Ti coglie spesso all’improvviso e sempre di sorpresa. Ero sudato ma felice. Mi rinfrescai il viso e mi ripulii dal sangue. Era stato tutto un caso. Se non fossi mai passato per quella strada non l’avrei mai conosciuta. Se la luce non fosse stata accesa probabilmente non mi sarei innamorato. Se non l’avessi vista spogliarsi con i miei occhi non l’avrei mai desiderata. Se avesse chiuso la finestra della cucina non sarei mai entrato. Sospirai il suo nome: “Santina”. Mi chiusi la porta dietro le spalle non senza averla salutata. Parve non sentirmi. Dopo averlo fatto ho sempre la pessima abitudine di accendermi una sigaretta. Devo proprio togliermi questo brutto vizio.

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