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Archive for 20 aprile 2017

2341257_fototradimentoForse si potrebbe pensare che era stata un po’ imprudente. Non lo negava. Non ci aveva pensato. Non si può mica pensare a tutto. Per filo e per segno. Lei non amava pianificare le cose. E poi in quel caso sarebbe stato comunque impossibile. Semplicemente era successo. Si erano incontrati giù, alla fermata della metro. Solite cose e poi: “Sono Marco e tu”? “Io no… cioè, Milena”. “Guarda il caso”… “Dove vai?” “Niente che non possa spettare”. “”. “Non ci si può fidare del tempo”. “Sei di fretta?” “Qualcuno ti aspetta?” Cose così.
Forse era stato più lui ad insistere. Anzi certamente. “Non dovrei”. Ed erano saliti: “Magari solo un caffè. D’accordo?”. Poi da cosa nasce cosa. Non che non ci avesse pensato, forse, ma non l’aveva fatto con intenzione. Con malignità. Tra un uomo e una donna si crea sempre quella situazione di imbarazzo e complicità. Tra loro era durata un attimo.
Entrati in casa tutto era precipitato. E’ così che da cosa nasce cosa. “Bella casa.” “Grazie!” “Prego.” “Devi andare proprio subito?” “Ci abiti da sola?” “No!” “E lui dov’è?” “Stai tranquillo, non credo tornerà.” “Sai che sei proprio bella?” Ad un complimento lei non sapeva resistere. Poi era stata come una magia. Era scoppiata la passione. Era stato all’improvviso. Essere attratti uno dall’altra era stato un baleno. Ed erano finiti a letto, per meglio dire sul divano. A cercarsi affannati.
Proprio in quel momento lui era tornato. Aveva aperto la porta e se li era trovati davanti. Troppo impegnati per fare caso ad altro. A lui. Era stato seccante. Seccante e imbarazzante. La prima cosa che le era venuta da chiedere era cosa ci facesse lì. Lì e a quell’ora. Sembrava fuori di sé. “Ma non è casa mia”? Sempre in quelle situazioni si rischia di dire cose stupide che diversamente non si sarebbero dette: “Tua? Diciamo nostra”. Avrebbe voluto che se ne andasse. Almeno un momento. Invece restava lì, come impietrito. Certo che poteva anche pensarci, ma non ci aveva pensato. Come poteva. Sapeva che si sarebbe trattenuto fuori. Almeno così aveva detto. Credeva di avere la casa tutta per sé. E lei odiava quel silenzio. Quel vuoto. E poi lui aveva detto alle otto e le otto sono le otto. Da quando il mondo è mondo. Non le sei. Sei e poco più.
Lei: “Non è come sembra”.
Lui: “E allora dimmi com’è”?
Lei: “Era una cosa innocente. Un vecchio amico. Un caffè”…
Lui: “E tu lo chiami un caffè”?
Lei: “Non ci crederai ma volevamo solo prendere un caffè”.
Lui: “E lo avete preso”?
Lei: “Non mi fare tutte queste domande”.
Lui: “Cosa dovrei dire”?
Lei: “Ma… non dovresti essere a quella riunione”.
Lui: “Abbiamo finito prima”.
Lei: “Potevi anche avvertire. E se ero fuori”?
Lui: “Che c’entra. Ho le chiavi”.
Lei: “Non è una buona risposta. Dovresti saperlo che mi fai stare in ansia”.
Lui: “E te li porti in casa”?
Lei: “Eravamo proprio qui sotto. Dove sarei dovuta andare? E non dovevi tornare prima delle otto. Torno a dirlo: cosa ci fai qui? E poi come lo dici sembra quasi”…
L’altro: “Posso dire una cosa”?
Lei: “Fai silenzio tu”.
Lui: “Parla con me”.
Lei: “Non farmi confusione”.
Lui: “Guarda che stai facendo tutto tu”.
Lei: “E’ meglio se mi rivesto”.
Lui: “Stai qui. Cosa credi di fare”?
Lei: “Io… niente. E… tu”?
Lui: “Io… io… Sei proprio una”…
Lei: “Non cominciare a”…
Lui: “Credo di avere il… Sì, insomma… di una spiegazione”.
Lei: “Non ti adirare che poi… Non c’è molto da dire. Come cercavo di dirti”…
L’altro: “Se mi permettete io”…
Lei: “Stai zitto tu che non centri”.
Lui: “Resta dove sei”.
Lei: “Non è colpa sua”.
Lui: “Certo. Se c’è una”…
Lei: “Non fare così. Non è una cosa importante. E poi… non avevamo ancora fatto”…
Lui: “Scusa se sono arrivato prima”.
Lei: “Lasciami spiegare”.
Lui: “C’è poco da dire. Due occhi ce”…
Lei: “Allora fai come vuoi”.
Lui: “Lei si… tu sistemati i pantaloni. Fuori di qui”…
L’altro: “Allora io vado”.
Lei: “Che aspetti? Non vedi”…
Lui: “Fanculo”…
Lei: “Non essere volgare”.
Lui: “Non essere”…
Lei: “Non ti permetto”…
Lui: “Avrò pure ragione di”…
Lei: “Vieni qui. Facciamo pace”?
Lui: “Potevi anche avvertirmi”.
Lei: “L’avessi saputo ti avrei fatto una sorpresa”.
Lui: “Certo che sei veramente”…
Lei: “Ti dico che non era ancora successo niente. Poveretto. Forse non dovevamo lasciarlo andare così. Non ho nemmeno il numero di telefono. Che dici? E’ colpa mia”?
Lui: “Mia no di certo. Certo che era buffo. L’hai visto? Forse dovresti chiedergli scusa. E allora… Dov’eravate rimasti”?
Lei: “Togliti i pantaloni. Dai! Ti faccio vedere”.
Lui: “Sei incredibile. Ma non ti stanchi mai”?
Lei: “Di te; mai”.
Lui: “Ti amo”.
Non avrebbe mai potuto vivere senza di lui. Ed era scoppiata la magia. Nell’impazienza. Senza nemmeno il bisogno e il tempo di raggiungere il letto. E tutto era stato meraviglioso. Lì, su quello stesso divano. Come la prima volta. Come ogni volta.

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