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Archive for 2 Mag 2017

piccoli-amoriTutto era cominciato nel modo più banale, fra bambini. Nel bel mezzo del gioco. E’ sempre così che ci si litiga. Persino da grandi. Poi si perde il motivo. Semplicemente si continua. Forse fa parte anche quello del gioco.
«Uno, la luna»…
«Son giochi da bambine».
«Due il bue. Cosa vuoi dire»?
«Son giochi stupidi».
«Tu non sai niente».
«Invece io so più di te».
«Non è vero».
«E’ più forte il Milan».
«No! La Juventus».
«Cosa vuoi sapere tu di calcio»?
«Lo so perché lo so»?
«Chi te l’ha detto»?
«Me l’ha detto chi me l’ha detto. E poi lo so. Nella Juve c’è Baggio».
«E nel Milan c’è… Ma perché parlo con te»?
«Sei un cafone antipatico. Solo un pisciasotto».
«E tu sei… sei… Sei solo una ragazzina. Ecco cosa sei».
«Non ci gioco più, con te».
«Nemmeno io».
«E togli quelle mani dal naso».
«Perché»?
«Perché sì! Non è bello. E poi fai schifo. Con le caccole al naso»…
Entrambi sono usciti con i calzettoni abbassati e la palla, ma quella di lei è rosa con le stelline e quella di lui è proprio da calcio con lo stemma della sua squadra. Entrambi si sono scordati della palla perché non è possibile giocare in due con una di quelle due palle così diverse. Loro sono quelli della foto, anche se oggi non lo possono ricordare. E’ passato troppo tempo. Son cambiate troppe cose. Le foto non sono più in bianco e nero. Nemmeno la vita è più in bianco e nero. E’ tutto colorato e i giocattoli di legno restano negli scafali.
«Però il mio papà e più forte».
«Sei solo invidioso».
«E il mio papà ce l’ha più grande».
«No! E’ il mio. Carino».
«Chiedi a tua mamma».
«Non dire così della mia mamma».
«Lei lo sa».
«Tu non lo sai».
«Sì che lo so».
«Non è vero».
«Sì che è vero».
«Giura».
«Giuro».
«Sei bugiardo».
«Li ho visti di nascosto. E poi… Non potrei dirtelo perché è un segreto ma… Ho sentito io la tua mamma che lo diceva che era bello grosso».
«Sei uno… Stronzo».
«Sei una ragazzina».
«Tu mi racconti bugie. E poi?»…
Lei è spavalda, sicura di sé. Ogni sua parola è un dispetto. Gliela sputa in faccia. Lui ci pensa un po’ perché i maschietti non hanno sempre la risposta pronta come le ragazzine. Anzi perde tempo sempre prima di ogni risposta. Gli prudono le mani ma non vuole litigare, non ci si può azzuffare, anche se ne avrebbe voglia, non si può picchiare una bambina. Vorrebbe andarsene ma sono soli. Non saprebbe dove andare. Non gli va di tornare a casa. Spera ancora che arrivi qualcuno che sappia tirare due calci al pallone. Anche se dovesse essere quell’antipatico ciuccia moccio di Carlino che se la fa perfino addosso. Fortuna che ancora non piove.
«Poi sono scappato».
«Parli, parli. Tu ce l’hai piccolino».
«Non è vero».
«Vedere».
«Sei proprio curiosa come tua mamma».
«Visto»…
«Adesso me le fai vedere»?
«No»!
«Devi».
«Cosa vuoi vedere tu che sei»…
«Ti prego».
«Mi annoio. Poi facciamo un gioco… più gioco. Qualcosa di divertente. O ritorno a casa. Non dovrei… Guarda che non sei più il mio fidanzato. Che cosa mi dai? E poi sei antipatico. E poi non sai niente. E anche un po’ invidioso. E cretino. E poi… E va bene. Non capisco cosa c’è. Sei proprio noioso. Ma sei il mio amico, no? Però non dovrei. Ma poi la smetti e amici come prima».
Oggi la vita è molto più semplice. Lui giocherebbe al suo “Call of Duty: Black Ops” e ucciderebbe tutti i cattivi. Lei vestirebbe la sua Barbie, che è innamorata del suo Ken, e si sposeranno. Aspetterebbero di incontrarsi in Facebook. Lei con il suo flacone di anfetamine. Lui stringendo un boccale di birra dietro al quale tornare a essere quell’eroe. I tempi cambiano ma i bambini restano bambini: «Tre, la figlia del re».
«Me lo dai un bacio»?
E le bambine continuano ad avere l’ultima parola: «Ma sei matto»?

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