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Archive for 8 Mag 2017

09f8616750569047f5c9f66bfb5e6ae5Se Luisa avesse saputo anche giocare anche a scacchi sarebbe stata una donna perfetta. A Battaglia navale era un avversario niente male, anche se a quel gioco ci vuole pazienza, intuito e molta strategia. Nemmeno a Cluedo era male, era ostico riuscire a batterla. A Monopoli erano più le volte che fallivo. A Risiko sembrava il generale Patton. Maledetta donna: a Bingo aveva una fortuna sfacciata. Le serate con lei non erano mai noiose. A Texas Hold`em poker sapeva bluffare come una vera professionista, fortuna che giocavano fagioli o pochi spiccioli. Comunque le dovevo una cifretta. A Domino mi aveva fatto capire che ero una vera schiappa. Persino a Subbuteo facevo fatica ad aver ragione della sua abilità. Solo con i giochi in rete, tipo sparatutto multiplayer, era facile farla arrendere. Forse li amava meno.
Non aveva un vero punto debole. Era incredibile. Era una donna stupefacente. Era meglio di un uomo. Non che con gli uomini… Tranne qualche lontana e dimenticata briscola al bar. E non aspettavo che il momento del nostro appuntamento. Attorno a quel tavolo, da me o da lei; mi sentivo un uomo finalmente completo. Ed era anche carina. Certe sere prima si preoccupava per i piatti sporchi che si accumulavano. O se avevo scordato di fare la lavatrice. E si sentiva veramente libera e a suo agio. Veniva preparata solo quando rientrava da qualche commissione. Per il resto, tutte le altre volte, arrivava comoda, vestita per casa. Con le ciabatte e in vestaglia, come quella sera. A volte persino senza trucco. In quei casi si giustificava perché a suo dire aveva avuto da fare e molta fretta. Si scusava per il timore di essere poco presentabile, ma a me anzi non dispiaceva affatto.
Non si faceva mai attendere. Ormai conosceva perfettamente gli impegni di mia moglie. E poi c’era casa sua. E poi una scusa si riusciva a trovarla sempre. Quando proprio ci era impossibile, lei da casa sua e io dalla mia, ci confrontavamo in quei giochi in cui i giocatori possono anche giocare a distanza grazie ai messaggini. G3 o F4, nessuno avrebbe potuto immaginare il nostro segreto. Erano una sorta di codice indecifrabile. E non poteva destare sospetti. Che poi non c’era nulla da sospettare. Ma lo sapevano solo noi. Domitilla non era gelosa e vedermi sereno la rendeva tranquilla. Anzi il nostro piccolo segreto aveva fatto aumentare la sua stima nei miei confronti. Credeva che avessi imparato a occuparmi della casa. E qualche volta Luisa arrivava prima di cena o per cena. Era anche una discreta cuoca. Prendevamo il caffè impazienti di iniziare.
Forse è la sindrome di Peter Pan, ma io avevo trovato la mia Isola che non c’è. Non glielo chiesi né glielo dissi. Non volevo metterla a disagio. Preoccuparla. E quella sera avrei dovuto avere io i neri. Già era difficile… e poi partire in svantaggio. Un’altra sconfitta forse mi avrebbe fatto coricare amareggiato. E poi non avrei voluto mai scoraggiarla, deluderla di incontrare un avversario così arrendevole. Non che non ce la metessi tutta. Le mie probabilità, soprattutto in quel caso, erano ridotte a un numero vicino allo zero. Era meglio scegliere un altro passatempo. Li avevamo provati tutti. Era troppo competitiva. Dovevo trovare qualcosa in cui il divertimento non fosse legato a una sfida, a una semplice gara. Qualcosa che non finisse con Vincitori e vinti. Non ero sicuro che fosse una buona idea e non sapevo se e come proporla: Posso chiederti una cosa?
Certo. Sicura? Sicura. Non pensareMa dai! E alloraInsommaSe lo dici tu. Te lo dico. Insomma… vorrei chiedertiNon farmi aspettare. Non vorrei. Mi fai spazientire. Vorrei cambiare. Non ti vanno gli scacchi stasera? Non è quello. Insomma mi vuoi dire? Forse non dovreiTi vuoi decidere? Mi vergogno un po’. Di cosa? Potresti toglierla. Che cosa? La vestaglia, ma non pensareNon penso; perché? Vedi. Non essere sciocco, è normaleSo che non te lo dovevoVorrei capire, solo… così all’improvvisoE’ che non ne avevo il coraggio. Non è che nonSe non vuoi. Aveva già slacciato un paio di bottoni: Non mi farai prendere freddo? Sei molto gentile. Volevo solo capire. Non pensare… Se la stava sfilando con mia meraviglia, ma anche ridendo e lentamente: Non so che devo pensare; fare. Volevo solo provare a giocare… ecco… al dottore e all’ammalata. Non essere ridicolo. Non vuoi? Non fare il bambino. Non l’ho mai fatto nemmeno da bambino. Perché non posso fare io il dottore? L’idea è stata mia. Va bene; come vuoi che mi metta? Sul tavolo. Mi sento ridicola. Facciamo come con l’Allegro chirurgo.

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