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Archive for 10 maggio 2017

noiaI primi tempi non era così. Quando Lisetta me l’ha presentata sembrava una come tante, gentile, affabile, persino un poco troppo accondiscendente. Probabilmente poi, nel tempo, è emersa la sua vera personalità. Che ne so? La trovo dispotica e un tantino bisbetica. Per una cena fuori è sempre una sofferenza decidere il ristorante che vada bene anche a lei. Non troppo grasso ma nemmeno troppo sciapo. Non troppo elegante ma nemmeno la solita osteria. Mi chiedo spesso come possano lavorare assieme senza strapparsi gli occhi. Lisetta sbuffa ma non prende nessuna decisione. E’ la sua collega e amica. Non posso metterci lingua.
Passa per casa mia e sale: Passavo! Solitamente almeno telefona prima di venire. Non mi aspettavo certo visite, e non certo da parte sua. Mi preparo a preparare un caffè: Faccio in un attimo. Lei si accomoda sul divano: E Lisetta? Per Lisetta presto è un concetto che non conosce, tantomeno subito. Ha visto una borsa che è veramente figa: Credo non torni tanto velocemente. Lei è l’arte del ritardo. Per lei c’è sempre tempo per qualsiasi cosa. Non si danna certo l’anima. Speriamo che alla fine sia solo la borsetta.
Lei ha voglia di quattro chiacchiere: Tu l’hai visto quel film… sì quello… Quello con gli uomini azzurri. Non mi ricordo più nemmeno il titolo. Tu che ne pensi? Io lo trovo stupido. Di una noia mortale. Poveri soldi mal spesi. E chissà quanti ce ne saranno voluti. Lo so bene quando dovrei starmene zitto, è solo che non riesco mai bene a farlo: Vuoi dire Avatar? Lei è già pronta all’attacco: Sì, proprio quello, quello di quel giovane regista nuovo. E io sono proprio un vero cretino: Nuovo mica tanto, è James Cameron, lo stesso per esempio di Titanic. E’ così che lei mi trascina ogni volta: Sarà anche James Cameron o chi diavolo vuole, ma stavolta ha toppato. Titanic è un capolavoro, ma questo è una vera schifezza.
Rischio di rovesciare le tazzine con il caffè dentro mentre cerco di poggiarle sul tavolinetto: Veramente… a me è sembrato un piccolo grande gioiellino. Forse un po’ lungo. Sì, lei sa essere anche lapidaria nei suoi giudizi: Ma come fai a dire una cosa simile? Come fa a esserti piaciuto? L’ultima nostra grande discussione era stata a una mostra sull’Art Nouveau mentre Lisetta guardava entrambi allibita. Si era conclusa con la decisione che io non ne capisco niente di pittura e di arte in genere. Certo perché lei è un’esperta in tutto, una vera tuttologa. Alzo le spalle e decido di darmi per vinto, tanto non vincerò mai.
Non basta nemmeno quello, ma già lo sapevo: Credo che dovrei andare. –e lo dice con fare indispettito e un poco offeso. Cerco di essere gentile: Ma se sei appena arrivata. A proposito, volevi chiederci qualcosa? Lei ci pensa, è nelle sue corde: Parlando me ne stavo quasi dimenticando. Cercavo Lisetta per parlare del fine settimana di Pasqua. Pensavo che si potrebbe andare… Ma forse è meglio che ne parli con lei. Non so perché non abbiano potuto farlo al lavoro. Al limite telefonarsi. Non è certo una che risparmia sulle parole. Sognavo di starcene a casa in panciolle. Non so perché non si trova finalmente un uomo e se ne va con lui. Forse lo posso immaginare. Queste uscite a tre hanno cominciato a stancarmi già da un pezzo.
Guardo l’ora. Sto già scordando l’argomento per il quale abbiamo discusso. In fondo uno vale l’altro. Lei sembra a disagio: Non so se dovrei stare qui. Certe volte vorrei essere da un’altra parte. Non sei stato gentile. E allora glielo dico: Io mica lo so perché stiamo qui come fossimo amanti. E litighiamo come fossimo una coppia; marito e moglie. Lei ci riflette su e si toglie la gonna: Mi hai convinta. Più ci penso e più mi sembra tutto così inutile. Forse dovevamo chiedercelo prima chi siamo noi. Alza le spalle: Pazienza.
Non so se davvero lo voglio. Nemmeno lei ne sembra del tutto convinta: Che aspetti? Se la faccio attendere un altro po’, anche solo un attimo, rischiamo di ricominciare a litigare. Cerco di pensare e nello stesso tempo di fare. Vorrei dirle che è bella, mi sembra doveroso, ma sarebbe una bugia da parte mia e correrei il rischio che me lo ricacciasse in gola. Lisetta sa che a me non piacciono le donne piccoline e rotondette. Sarebbe meglio se andassimo di là. Stavolta lo giuro riuscirò a starmene zitto. E anche lei mi invita a non dire niente.
La nostra è solo noia.

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