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Archive for 12 maggio 2017

lotteriaIo sono un tipo un po’ casalingo, non esco mai la sera. Riassetto e sprofondo a guardare la tivù. Finisco quasi sempre per prendere il sonno. Quando lei torna solitamente cerca di non svegliarmi, ma se lo fa le chiedo sempre com’è andata? Lei mi risponde solitamente Bene. O almeno quasi sempre. Se invece dice Così! come l’altra sera, mi sembra quasi un invito a chiederle. Mi ha spiegato che era solo una cena tra amici. E lo ha fatto mentre stava già andando al bagno a sistemarsi.
Mi alzo e vado pigro a letto anch’io. A lei piace leggere e a me la luce non da fastidio. Dice che continuerei a dormire anche sotto un bombardamento, ed è vero, presumo. Qualche volta mi chiedo se le do abbastanza, ma la vedo felice. Questo mi basta. Tra noi funziona tutto a meraviglia. Non ho bisogno di chiederlo né a lei né a me stesso né a nessun altro. Non possiamo certo dire che abbiamo una vita monotona.
Era la fiera di S. Lazzaro. Ci sono andato anche se non ci vado mai. Erano tutti là ed erano tutti sorpresi di vedermi. Veramente stavo lottando con il torpore progressivo. Mi sono fatto un caffè per resistere almeno un po’. Lei ha sempre detto che per me è meglio una buona tisana calda. E poi a letto. Sento le grida perché già stanno estraendo i vincitori. Guardo la lista e scopro che è lei il primo premio. Così assonnato non sono certo di riuscire a capire. Scuoto la testa e mi incammino per ritornare verso casa.
Non faccio un passo che ci incrociamo e mi guarda sorpresa: Che ci fai qui? Passavo, e tu? Mi sembri stanco. Un po’. Vai a casa e aspettami che torno presto. Fai con comodo, tanto non scappo. Non so perché ma mi sembra di aver sbagliato risposta. Lei si preoccupa per me: Ora devo proprio andare. Sai che non ti devi sciupare. Non so cosa ci trovi in tutta quella confusione: Torna pure alla tua festa.
Altri quattro passi e trovo Pietro. Cerco di non vederlo ma lui mi vede bene e si ferma. Non posso evitarlo. Sembra guardare un fantasma eppure ci conosciamo dalle medie. Non ho nessuna intenzione di fargli compagnia a bere. Anche tu qui? Passavo, e tu? Io sono ai polli allo spiedo. Come sta andando? Quest’anno è fiacca. Come mai? E’ per la lotteria. Qualcosa non va? No, niente. Come niente? Ti dico niente. Ci sarà un motivo? Lui si fa reticente. Borbotta: Hai visto i premi? Non faccio per dire ma me ne ero già scordato. Finalmente si decide: Da amico ad amico. No! E’ solo… beh ecco… che premio è il primo se il vincitore vince un premio che hanno già vinto tutti? Capisco che non riesco a capire: Scusa, debbo andare, magari ne parliamo domani. Lui mi saluta: Certo, contento tu.
Il film è a metà. Devo prendere Sky così posso tornare indietro. Spengo. Mi sento stanco e ho sonno. Le scrivo un bigliettino pregandola di fare piano. Mi stendo a letto e spengo la luce. Dev’essere il caffè se fatico ad addormentarmi. Al buio mi ritrovo a pensare. Primo premio: Loredana. Secondo premio: Frigorifero. Strano, ricordo ancora bene che il toscano mi ha detto che l’anno scorso il primo premio è stato una serata “romantica”. Proprio così, con “romantica” tra virgolette. Che cavolo dice Pietro che è sempre lo stesso premio? Non c’è mai da fidarsi di quell’uomo. A quell’uomo il vino ormai deve avergli affogato il cervello.
Quando lei rincasa deve essere ormai molto tardi. Mi chiede: Dormi? Le dico di no e le spiego che forse per il caffè mi sento bello sveglio. Si scusa perché è proprio troppo stanca da morire e nemmeno si accende la luce. Rinuncia anche a leggere. Ma perché poi proprio lei che ha il diploma di ragioniera devono metterla tutti gli anni al baracchino del tirassegno? Devo scambiare due paroline con il parroco. La vedrei meglio alla biglietteria.

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