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Archive for 22 Mag 2017

12-banksy-graffiti-1600x1200-pulizieIl povero signor Alvaro era morto nel suo letto. Stroncato ignaro nella notte. Senza soffrire. Così aveva detto il medico. La vedova era affranta. Lui era lì disteso sotto al lenzuolo. E lei era entrata per riordinare la stanza. Prima dell’arrivo dell’autolettiga. Cercava di non guardare. Come avrebbe fatto qualunque altra donna. Qualunque altro essere umano. I morti le avevano sempre fatto impressione. E si sentiva a disagio. Aveva fretta di finire la camera e di uscire. Non era mai entrata quando c’era qualcuno dei due. Bussava sempre prima per esserne certa. Eppure, come sarebbe successo a chiunque, i suoi occhi non andavano che là. Di sfuggita, certo. Rapidi a distogliere lo sguardo. Era ancora abbastanza giovane il signor Alvaro. Insomma un cinquantenne ancora in discreta forma. Chi l’avrebbe mai detto? Chi se lo sarebbe potuto aspettare? Pensò al dolore della povera vedova. Alla parola vedova. Ai rimpianti. Pensò che forse, quella donna, non avrebbe più avuto bisogno di lei.
Nemmeno lei avrebbe saputo cosa poteva aver mosso la sua curiosità. All’improvviso decise di voler vedere un’ultima volta il suo vecchio padrone. In fondo gli era stata proprio affezionata. Era sempre stato gentile con lei. Scostò con cautela leggermente il lenzuolo. Era pallido, ma non tanto più del solito. Un filo di barba da radere. Gli occhi chiusi. Il volto sereno, in una specie di sorriso; quasi divertito. Dissacrante la disgrazia. Sembrava proprio che dormisse. Un po’ freddo, questo sì. Rigido. Non che l’avesse toccato, non ne avrebbe mai avuto il coraggio; questo l’aveva immaginato. Fece scendere ancora un po’ la bianca stoffa. Poi ancora un po’. Prima non aveva fatto caso ma la tela era tesa, lì sotto, c’era un bozzo. Lo ricoprì con un improvviso senso di vergogna. Poi tornò a scoprirlo sempre lentamente. La curiosità era diventata troppa.
Altro che rigor mortis. Il povero signor Alvaro era deceduto con… in eccitazione. E che… eccitazione. Caspita. Chissà cosa o chi stava sognando? Certo non se lo sarebbe mia immaginata. Era un signore così per bene. Ma ai sogni non si comanda. Non si possono governare. Se l’avesse solo potuto immaginare non sarebbe nemmeno entrata. Non si sarebbe avventurata a spiare. Non si sarebbe permessa. Che poi la polvere non scappava. Le pulizie potevano anche attendere. C’erano cose ben più gravi; e più urgenti. Forse avrebbe dovuto mettere una candela accesa sul comò. Se era il caso avrebbe dovuto pensarci la moglie. Non si sa mai cosa fare in casi come quello. Se ne pensano tante e sembrano tutte sbagliate. Fece ancora per ricoprirlo con pudicizia. Si vergognava dei propri pensieri. Una mano, o qualcosa che non saprebbe definire, la trattenne. E lei non trattenne la mano.
Le veniva da canticchiare, come sempre le succedeva mentre faceva le faccende, ma a fatica riuscì a impedirselo. Passò lo straccio sulla colomba bianca. Benché provasse vergogna e rimorso i suoi occhi non riuscivano a staccarsi da quella vista. Ne era come… affascinata. Certo non poteva credere che tutto quello fosse opera di quella donnetta della moglie. Che loro due… insomma che fosse venuto meno proprio… insomma, mentre lo facevano. Non le sembrava possibile. Naturalmente non l’aveva mai visto così, in quel modo, nemmeno l’aveva mai pensato e immaginato. E per di più credeva che dormisse in quel pigiama. Non con solo i boxer. E che poi nella notte gli potesse uscire fuori… In quel attimo volle credere che lui, nel fatale momento, la stesse sognando. L’idea era strampalata, ma la cosa le dava un senso di soddisfazione. In un altro momento non si sarebbe mai permessa. Lo guardò bene. Era gonfio di desiderio che non avrebbe mai appagato. L’ironia della vita va sempre molto oltre qualsiasi fantasia.
Si guardò intorno. Ascoltò i rumori. La moglie non sarebbe mai entrata in quella stanza. Accostò le tende. Chiuse la porta. Si chiese se era giusto. Perché no? Cosa c’era di male? Nessuno l’avrebbe saputo. Non avrebbe fatto del torto a nessuno. In un certo senso non era più nemmeno il signor Alvaro. Lo era e non lo era più. Il vincolo del matrimonio dice solo… E poi si era accorta di come quell’uomo la guardava mentre faceva le pulizie. Con due occhi. Forse sua moglie non gli era abbastanza; come dargli torto. Non si sarebbe mai permessa. Non gli avrebbe mai permesso. Ed era sempre anche così trasandata. Sempre in ciabatte. In quel momento era tutto diverso. Fu solo allora che si decise. Salì sul letto. Lo scavalcò con una gamba. Sollevò appena l’orlo del vestito e lo accolse in sé, senza togliersi niente. Avrebbe mantenuto comunque il proprio decoro e il proprio pudore. Non voleva certo mancare di rispetto a sé stessa. Alzò gli occhi al cielo e al crocifisso e si sentì soddisfatta. E’ proprio vero che tutti i salmi finiscono in gloria. Nel dolore dei cari almeno che si potesse godere lui quella morte, povero caro.

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