Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for 27 Mag 2017

2b2026f889d259acea8ef7fe04f568ffI non morti non muoiono mai. Un forte odore di aglio li può tenere distanti. Però non li scaccia. Li allontana solo. Ma sono là fuori. Lo so. Gironzolano intorno. In cerca di sangue fresco. E uno era stato avvistato nei dintorni del paese. Proprio qui. E un paio di ragazze erano sparite. Non se ne sapeva più nulla. Scomparse nel niente. Zero. Nonostante le ricerche. La paura cominciava a serpeggiare. Ma io non sono una di quelle dell’est. E ho messo un profumo con un forte odore di agrumi. Fresco. Mi ci sono proprio immersa. Ci ho fatto il bagno, letteralmente. Farei resuscitare persino i morti. Si fa per dire. E mi sono vestita per non passare inosservata. Ma senza collane né orecchini. Solo una piccola croce per precauzione.
Le cose le so. I non morti prediligono le donne giovani e belle. Fresche. Mi sono agghindata per questo. Le scelgono bene e con cura le loro vittime. Si aggirano ombre tra le ombre. Silenziosi. E poi le aggrediscono. Rapidi. Lo so. Il loro morso le rende succubi. Mai però veri non morti. Loro succhiano il sangue agli uomini. Ma questa sembra essere un’altra storia. Una storia diversa. Io mi limito ai fatti. I fatti sono che preferiscono di gran lunga il buio. La notte. Non che il giorno sia letale per loro. Il sole. Non credo. Semplicemente lo evitano. Non so dove riposano. Non l’ho ancora scoperto. E allora li scovo io. E allora che notte sia. Come Dio vuole.
Volevo incontralo in un posto neutro. Il mio demone. Loro amano i vecchi castelli, so anche questo. Sarei svantaggiata. Ne sono cosciente. Il bosco va meglio. Non sono certa che sia l’opzione migliore. Non ne vedo altre. C’è un silenzio pieno di rumori. E una luna gonfia come una donna all’ultimo mese. Un leggero vento freddo fischia. Le ombre sembrano allungarsi rapaci. I rami sono come artigli protesi. Si allungano nelle tenebre ostili. Frignano. Naturalmente si ode il tipico grido di un gufo. Gli alberi scossi gemono. L’erba alta è fradicia di lacrime. Da lontano l’ululare di un lupo. Sono decisa. Sono una cacciatrice. Stranamente i miei denti battono. Stringo le labbra. Non riesco a trattenermi. Sembrano una pioggia fitta sui lucernai. Forse è quest’aria. Forse non mi sono coperta abbastanza. Forse è la tensione. Non lo so. Non è paura, credo. Se devono muoversi in fretta si trasformano in pipistrelli. Lo sento arrivare. Vedo l’ombra del suo volo bizzarro e frenetico.
Rivedo tutto. Si era nascosto goffamente dietro ad un cespuglio. In silenzio. In agguato. Ma percepisco subito la sua presenza. L’ho notato immediatamente. Lo invito. Esce e si fa vedere, malaccortamente. Non incute all’apparenza nessun timore. Non è né alto, né bello. Né magro. Tanto meno giovane, naturalmente. Non veste di nero. Sembra più un contabile. Un noioso scribacchino. Un impiegato del comune. Con gli occhiali spessi e pochi capelli in testa. Sono confusa. Mi bacia con foga. Ma me ne chiede prima il permesso. Lo prego di pazientare. Lo prendo per mano. Lo accompagno. Lo incoraggio. Lo trascino. E’ come uno zombie. E se fosse solo uno stupido zombie? Lo faccio salire nella roulotte: Staremo più comodi. Nello radura. Dentro c’è un bel calduccio. Il fuoco scoppiettante ci illumina con singhiozzi. A tratti lo vedo. A tratti è un contorno impalpabile. Mai inquietante. Noto di meno quelle discordanze dal ruolo. Forse era solo frutto della mia fervida immaginazioni. E delle chiacchiere di romanzieri fantasiosi quanto inattendibili.
Mi è subito addosso, come una sanguisuga. Esaltato. Gli occhi spiritati. Fuori della testa. Lo prego ancora di pazientare. Un attimo. Mi sistemo. Mi aggiusto e lo lascio guardare. I suoi occhi sprigionano cupidigia. Avidità. Libidine. Sete. I suoi occhi sprigionano odio e rancore. E ancora sete. Di me. Non sembra nemmeno malvagio. Mi abbraccia. Mi abbranca tutta. Mi ringrazia. Sento le sue mani sul mio corpo. Curiose. Avide. Inesperte. Irresolute. Da per tutto. Ha le unghie curate. Niente, o non molto, corrisponde alle leggende. E’ sempre così. Forse mi ripeto. I pensieri corrono veloci. Il tempo non lascia tempo. Non per riflettere. Quando sento il suo fiato caldo sul collo ho la conferma: non temono la croce. Prendo il cuneo di pino marino. Ero di fretta. Non c’era tempo per cercarlo di frassino. Andrà bene ugualmente. Afferro decisa e sicura il paletto e glielo conficco in mezzo al petto. Diritto al cuore. In profondità. E lo rigiro un paio di volte. Con foga. Per sicurezza.
Lo maledico. Recito la formula di rito. Lo rimando al diavolo. Strabuzza quegli occhi da maiale. Sembrano sorpresi. Sconcertati. Attoniti. Imploranti. Apre la bocca senza trovare le parole. Non ha ancora sfoderato i canini. Le sue zanne. Il suo sguardo chiede misericordia. Quasi mi impietosisce. E si riempie di lacrime che non scendono. Si scuote convulso. Mi imbratta tutto il vestito nuovo di rosso. E finalmente spira gemendo tra le mie braccia. E rimango allibita. Solitamente i non morti diventano cenere. Si sfaldano in polvere. Di loro non resta che un piccolo e povero nulla. Lui invece resta lì, coperto del suo stesso sangue. Semplicemente morto. Un corpo senza vita. Vuoto. Ma un corpo. Forse non era un vampiro. Chi lo sa? Ho un dubbio improvviso. Non sarà stato mica solo uno stronzo di guardone? Sbagliando si impara. Era comunque un povero cretino. Uno sfigato. Uno stronzo. E un porco. Cosa ci faceva nel bosco, di notte?
Scemo e imbecille. Magari si è fatto ammazzare per niente. I dubbi portano sempre altri dubbi, con loro. Stupida! stupida! stupida; me. Una vera imbecille. Ma non mi avrà preso per una puttana? Penso a quelle povere ragazze. Lui sarebbe stato la mia prima preda. Non mi si può rimproverare di negligenza. Forse solo di inesperienza. E’ anche l’esperienza che fa il cacciatore. La pratica. Non è mai sufficiente la sola competenza. La prossima volta sicuramente andrà meglio. Nel mentre mi domando come fare a liberarmi di quel cadavere inutile.

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: