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Archive for 4 luglio 2017

Erano passati ormai due anni. Di loro non si parlava finalmente quasi più. Poi la notizia era esplosa all’improvviso, in un baleno, come dei fuochi d’artificio. E che fuochi. Avevano interrotto tutti i notiziari. E tutti davano contemporaneamente la stessa nuova:
«Una splendida mora, meravigliosa, una donna evidente e attraente, alta quasi due metri, vestita perfettamente come Malefica, tanto da sembrare la stessa, ma le forze dell’ordine hanno escluso potesse essere la predetta, in quanto è unanimemente noto e risaputo che trattasi di una persona non appartenente alla realtà, è entrata in studio, in diretta, interrompendo le trasmissioni, tra lo stupore dei presenti, per leggere un farneticante editto di un fantomatico nuovo gruppo politico sconosciuto, per altro da lei non citato, si presume di estrema sinistra, o un già noto o nuovo gruppo terrorista. In realtà la bellissima donna si è limitata alla declamazione di un semplice proclama, di un breve messaggio, che gli esperti non sono ancora riusciti a decifrare, una sorta di dichiarazione d’intenti, quasi in forma di semplice slogan:
I ricchi sono come il pollo, sono buoni dopo che sono stati spennati.” e subito dopo è uscita e si è volatilizzata, prima che il generale disorientamento si ricomponesse, e che qualcuno trovasse il tempo di reagire e potesse intervenire. Polizia e carabinieri, grazie ad una soffiata anonima, hanno subito interrogato un losco personaggio, già conosciuto alle cronache e ingabbiato, il quale ha dichiarato dalla cella ai tutori e poi ripetuto esattamente, parola per parola, quanto precedentemente detto anche in interviste ai giornali: “Sono certo che non può trattarsi che di lei. Sì, ho visto il servizio in diretta. Non ci sono dubbi, quella sullo schermo era proprio Malefica. Era molto più bella, con due gambe lunghissime, e poi avete visto che poppe?” Anche uno studente, davanti all’ingresso della sua facoltà, aveva rilasciato una dichiarazione che su per giù ribadiva gli stessi concetti, terminando anche lui con un eccitato “Ma avete guardato bene che gran poppe?”, proprio quasi lo stesso medesimo concetto. Il noto gioielliere, sospetto di ricettazione, Aronne Hagmann, Proprietario, a sua detta, del diamante più grande del mondo, da noi rintracciato, o per meglio dire che ci ha subito contattati, sostiene invece, con assoluta certezza, che si tratta proprio di una delle criminali, autrice del suo efferato rapimento, e proprio di quella che, con una scusa banale, aveva attirato la sua attenzione distraendolo, Giura di averla riconosciuta invece dalle chiappe. Tutti ricorderanno il grande eco avuto nei media della delittuosa impresa, della quale inizialmente venne sospettata persino la mafia, e la lunga e angosciante prigionia e le faticose trattative per il rilascio del poveretto. Dalla vostra amatissima Luisa Almiraghi, per ora è tutto.»
Non più tardi di alcuni giorni dopo. Era riportata su tutti i giornali. Persino sulla Gazzetta: «I due clown sono tornati in azione. I due spregevoli personaggi vestiti da clown, sicuramente due splendidi artisti circensi, stamattina hanno rapinato un porta-valori, ballonzolando come in una buffa danza, si presume possano essere fratelli, poi, tra lo stupore dei presenti, hanno accatastato tutto quello che avevano arraffato, banconote e assegni, e gli hanno dato fuoco in un grasso falò, davanti ad una nutrita folla, che non ha potuto intervenire, nel mezzo della piazza. Incredibilmente la stessa folla invece di tentare di spegnere le fiamme si è messa a ballare attorno al fuoco e alcuni, anzi molti, probabilmente chi abitava nei paraggi, sono corsi a prendere nelle loro case, i loro costumi da clown. E’ anche così che i malviventi si sono potuti, mescolandosi alla folla, eclissare per tornare a sparire nell’anonimato. Il loro trucco era tanto meticolosamente perfetto da non poterli distinguere da quelli veri; ripetiamo due veri artisti, ma artisti con la pistola. Si teme che altri atti inconsulti simili si possano ripetere. Di tutt’altro avviso sono gli organi preposti che pensano a una estemporanea goliardata destinata a non aver seguito. Personalmente sospettiamo che le dichiarazioni siano state rilasciate unicamente per non diffondere il panico, tra la gente e in borsa. Anche loro, i due squinternati, sembrano legati al sequestro di due anni fa del noto Aronne Hagmann, già richiamato, a più riprese, al disonore delle cronache. Anche in quel caso portavano le pistole; erano gli unici due armati. Forse perché, allora, in una banda con tanti mascherati da donne, i due, che erano mascherati in modo maschile, avevano il gravoso compito di cimentarsi in quell’interpretazione che richiedeva una mimica particolarmente virile. La categoria dei clown ha manifestato immediatamente la loro protesta e hanno dichiarato che, qualora se ne presentasse il caso, provvederanno ad inoltrare regolare querela, verso per ora ignoti, onde difendere la buona reputazione del loro ruolo di intrattenimento e della categoria. Saluti e a risentirci.»
Dopo un intervallo di silenzio si è arrivati a quella del primo di aprile: «Una Pippi Calzelunghe, di cui abbiamo solo l’identikit, per altro dove il disegnatore non si è dato nemmeno la briga, forse di fretta, di completare la ricostruzione e riportare esattamente gli indumenti indossati, forse i più giovani nemmeno ricorderanno il personaggio, basta cercare in rete un episodio della serie, sia per il modo di vestire sia per il personaggio stesso, ma abbiamo consultato un esperto di storia della televisione, il quale ha confermato la nostra prima ipotesi, cioè che si trattava proprio di lei, ancora molto giovane, ma esperta, che però poi si è rivelata essere una semplice sosia. La cosa era palese, e ci potevano cadere solo degli incompetenti, qualche citrullo, o qualcuno di quei fanatici che sostengono che la tele è il diavolo, ma vai a sentire quante se ne sentono: come avrebbe potuto essere ancora la stessa dopo tanti anni? La finta innocente Pippi, che da qui in poi chiamerò solo così per praticità, armata di tutte le sue grazie ben esposte e di un pericoloso M14, dicevamo, è entrata in una Farmacia, in pieno giorno e in pieno centro, facendosi consegnare tutte le scorte di Polamidon, Eptadone, Dolophine, eccetera, cioè tutti i farmaci della famiglia del Metadone e similari, per limitarsi a versarli tutti nel water e poi tirare ripetutamente lo sciacquone, nell’orrore del farmacista, affermando semplicemente: “Siete tutti degli assassini”. Intasando le fogne cittadine che ora pare mandino un effluvio strano, gorgogliano di singolari bolle, i tombini emettono bizzarri stridii e canti, e pare anche siano invase da un esercito di topi elettrici gaudenti; un vero schifo strabordante. La giovane sembrava in preda ad una forte agitazione forse derivata dall’uso di una qualche ignota sostanza chimica. Incredibile. Nello stesso giorno, nel giro di un paio d’ore, se è proprio lei senza nemmeno cambiarsi d’abito, sembra, ma non è certo che sia la stessa, e la rapidità della tempistica parrebbe escluderlo, è entrata presso la Dolci & Delizie S.p.A. e ne è uscita con un articolato contenente sembra circa due tonnellate di liquerizie; da una stima approssimativa. Dov’è finito il carico non vi è alcune conferma né certezza, ma stranamente il quartiere è stato in seguito animato da una folla di ragazzini giubilanti dalle labbra nere, come tanti cantanti di jazz, e sporchi come spazzacamini. Nessun’altra nuova, nefaste nuove.»
E dopo il concertone, quasi fosse un appuntamento mensile, era arrivata la seguente: «In questo caso ormai è certo che si tratti di una donna, proprio donna. Una fantomatica Maga Magò, che anche qui abbiamo solo in disegno, a cui, maledizione, manca proprio la testa, giacché nessuno ha potuto dire di averla vista bene, tanto da darne una descrizione attendibile, forse non più giovanissima, secondo alcuni non proprio bellissima, ma tutti sono stati concordi nell’affermare che era fornita di abbondanti, anzi enormi e sodi pettorali, difficili da non notare, è tornata a far parlare la cronaca; s’è messa nuovamente sotto la luce dei riflettori. La signora delinquente, e questo è quasi sicuro e accertato, ha forzato uno sportello di cassa-continua, di una succursale della Imperiale Mutua Banchieri, per poi correre nel vicino supermercato ed investire il maltolto in buoni spesa gratuiti non nominali, fino ad un massimale di euro 100, da distribuire ai presenti, e restando lì, alle casse, con le cassiere incredule e inebetite, a controllare che fosse interamente distribuito risultato della sua folle impresa. Anche chi in fila aveva già il portafoglio in mano rapidamente l’aveva rimesso in saccoccia, per poi mostrarsi non certo sdegno per l’accaduto che stava accadendo. Purtroppo siamo davanti ad un altro nuovo caso di cittadini imbelli, senza scrupoli né coscienza civica, né capacita di discernere. Unica cosa che trovi un precedente tra due delle imprese, è un azzardo a dirlo, ma, sembra almeno che qualcosa in comune, forse meno di un indizio, ci sia con l’apparizione pubblica su tutti gli schermi della cosiddetta Malefica. Anche in questo caso le dichiarazione dei testimoni sono state lacunose, ma coerenti e concordanti su un punto, su un aspetto della criminale, forse non irrilevante, anche se per lei, per quest’ultima, hanno parlato di colossali e abbondanti tette. La differenza da noi, dopo scrupolosa è attenta analisi, evidenziata, ci sembra solo lessicale, e abbiamo subito provveduto a sottolinearla alle autorità competenti, quale semplice teoria, magari azzardata, che sembra essere solo sul termine: nel primo caso poppe, invece in questo proprio tette. Ci troviamo in dovere qui di riportare a conclusione del resoconto un trafiletto di un noto collega beninformato il quale accenna che la detta Maga Magò, diamo come fosse vera l’identificazione provvisoria, e come attendibili le sue parole, davanti alle casse, ne avrebbe estratta una, al cospetto degli astanti puntandola in modo minaccioso, ma nessuno si è fatto fortunatamente prendere dal panico, solo una donna ha avuto un breve attimo di svenimento, dicendo qualcosa come: “Tiè, godetene. Mi son costate come le vostre spese d’oggi.” La frase, che sarebbe stata esclamata, non è riportata come un vero virgolettato perché, a memoria, il predetto ha solo cercato di riportarne il senso. Il tema: “Crimini e Tette” è diventato quello del giorno.»
I tempi sono quelli che sono. Per fare una semplice rapina si rischia di doversi mettere in coda. Per questo s’era preparata prima dell’ apertura e aveva dato la preferenza alle poste. Questa era diventata rapidamente l’ultima nuova: «Ormai questi fatti richiamano sempre meno la curiosità da parte della gente e dei media. La nostra città intera sembra sotto assedio. Un’improvvisa invasione di reati scuote le nostre strade, le cose case fin dalle fondamenta, lo stesso nostro sistema, e la cosa più incredibile è che sembrano tutti compiuti da donne. Proprio da vere donne. Un’avvenente Betty Boop, qui purtroppo solo ritratta dal nostro artista in studio, molto ammiccante, e molto poco coperta, è tornata a fare la sua comparsa sulla scena di un delitto, a riempire le pagine di nera. Anche in questo caso viene citato il nome di Aronne Hagmann. Qualcuno sospetta che si è travalicato il confine della realtà, e che il crimine sta entrando nel mondo della fantasia. La balorda, sotto la manaccia di un’arma, dove la tenesse nascosta non è dato sapere, è, a quanto pare e viene riferito da fonti degne di attenzione, entrata alle poste e ne è uscita, subito dopo, con l’ammontare di tutti i versamenti del giorno dei conti correnti postali, tutti in monetine, come diavolo ci sia riuscita non si sa, per poi servirsi, di nascosto, a loro insaputa, anche del pilota, di un aereo leggero che, trascinando un lungo banner “Viva Faliero e Ivona”, doveva sorvolare la città per il festeggiamento del matrimonio, e che invece di far piovere solo coriandoli si è trovato a dar vita ad un vero acquazzone di quelle monetine, con grave pericolo delle teste sottostanti, ma altresì giubilanti. La vostra sempre seguitissima Luisa Almiraghi; grazie della vostra cortese attenzione e per ora è tutto.»
Alcuni testimoni, ma questo non è stato riportato, casualmente presenti sia sulla scena del primo crimine e anche in questa ultima, ovvero all’interno del predetto ufficio delle poste e telecomunicazioni, quasi si sono accapigliati nella discussione su chi le avesse più lunghe, le gambe. Stava vincendo la prima per tanti a pochi. “Vuoi mettere quella? Una vera gigantessa”. “Ma l’avete guardata bene”. “Non ho guardato altro”. “Io sono uno che ne sa di spacco di cosce”. “Si faccia controllare la vista”. “Non c’è proprio confronto”. “Orbo sarà lei”. “Lei e tutti i suoi pargoletti”. “Questa era quasi una tappa”. “Tappa sarà tua madre”. “Lasci stare la mamma”. “Non occorre scaldarsi. Si diceva”. Viviamo ormai in un mondo in cui il massimo sport, compreso il calcio, è quello di accapigliarsi. Alla fine è stato trovato l’accordo e si è convenuto, con soddisfazione quasi unanime, anche dei non presenti, dei semplici curiosi dell’ultimo, che: “Quelle di Betty erano però più ben tornite”.

SECONDO TEMPO
Virginia conosceva fin troppo le sue… i suoi… polli, le vecchie amiche, le allora complici. Non potevano che essere state loro. Lei era intervenuta solo per creare un po’ di confusione. All’ultimo momento. Per non lasciarle sole. E perché no? per dare una ulteriore lezione. Era una semplice comparsata. Era stata e rimaneva il loro capo. Decise di chiamarle a rapporto: “Facciamo da me alle sette”.
Le fissò tutte severa: “Che vi credevate di fare”? Le amiche tacquero un silenzio massiccio. Gli occhi già colpevoli, dando uno spettacolo desolante, non degno di loro. Allora passò all’attacco diretto: “Saresti tu quella alta quasi due metri”? “Cosa c’entra? Saranno state le corna, anche quelle delle loro madri, i tacchi. Niente di meno attendibile di un testimone oculare. Tutti vedono solo quello che vogliono vedere”. “Maga, dimmi della storia dei buoni”. (con Maga s’intende naturalmente Maga Magò) “Cosa vuoi che dica, tutti erano strafelici e soddisfatti”. “Proprio come i miei bambini”. “Al momento mi sembrava bello. Divertente”. “Tutto qui”? “Tutto qui”. “Perché, Maga, non te la sei presa direttamente con loro”? “Perché sono una cooperativa”. “Vedi che ti sei fatta fregare”. “Cavolo! anzi… Cazzo”! “Perché non tenerli”. “Dove li mettevo? dopo l’ultimo ne ho fin troppi”.
Non era facile tenerle tutte attente: “Sai qualcosa di lui”? “Lui chi”? “Lui”! “Non molto. Credo sia alla ricerca della sua Casablanca. sembrava deciso a diventare la settima sorella. Ma noi non saremo mai le sette sorelle”. Meglio non distrarsi: “Inutile chiedere alle altre. Temo di ricevere risposte simili. Le verità è che vi stavate annoiando. Non è vero”? “Volevo chiedere… posso portarmi a casa due corazzieri”? “Paoletta, fai la brava. Ne avrai di tempo per queste cose”. “Non mi dispiace toglierli a chi ne ha troppi”. “Non vi sarete, per caso, messe in testa di fare politica”? “Sei pazza”. “No assolutamente”. “Niente politica, siamo intese? noi la politica la lasciamo fare a loro”. “Ne ero certa”. “Certo certissimo”. Persino nel linguaggio stavano diventando delle vere professioniste. Severina era stata una maestra preziosa. Alla sola idea di tornare in gruppo, e in azione, ne erano già tutte strafelici: “E allora cosa si fa”? “Cosa proponi”? “Sequestriamo il premier e tutto il suo consiglio di amministrazione. Che ne dite”? “L’idiota”? “No, quello vero”. “E quanto chiediamo”? “Tutto”.
Ma la cautela non è mai troppa, prima: “E se intervengono”? “Non lo faranno. Non vorranno correre questo rischio”. Sempre la riconoscibilissima Severina: “E se lo fanno? Se fanno cantare le baiaffe, le canterine”? “E se lo fanno”? “Ci facciamo largo facendo un muro di fuoco. Un vero enorme scaratto. Guarda che le cose le so anch’io”. “Non possiamo”. “Ma chi l’ha detto che non possiamo? sicuramente qualche uomo”. “Non s’è mai visto”… “Mai sentito di”… “Facciamo come Butch Cassidy e Sundance Kid in quel film. Gli facciamo assaggiare l’inferno”. “Io voglio fare Billy the Kid”. “Stai buonina, Pippi”. “Va bene, però”… “Basta che porti dietro l’innaffiatoio, il tuo argomento convincente”. “Ormai il mio Lutring me lo tengo stretto più delle mutandine”. “Se è per quelle”… “Brava”. “Che ne sai”? “Allora andiamo e mandiamoli tutti a casa”.
Si sentivano più forti di tutto. Di poter conquistare il mondo. In fondo non era che un uomo. Semplicemente un uomo, in mezzo a altri uomini. Un animale da piacere. S’era mai visto in uomo farla in barba a una donna. Figurarsi a delle donne. Era ora di finirla. Di smettere di mentire. Altro che la ramazza. Un uomo si perde anche dentro un paio di mutandine con i merletti. Lo dice anche il passato. Basta leggerlo dal verso giusto. Provate a farlo stirare le sue camicie. Perché fare la politica, erano solo donne, quando potevano rifare la storia. Con quella forza erano entrate nell’ampio salone e gli avevano sequestrati tutti sotto la minaccia di una Beretta più una Glock 17 Gen 4 calibro 9×21, 17 colpi, due Colt, una S&W (Smith & Wesson Model 10 cal. 38), un Barrett FN F2000 e naturalmente l’ M14 di Pippi.
E li avrebbero fatti stare finalmente zitti. L’unico rischio che potevano correre era proprio nella verbosità dei politici. In quel loro noioso canto delle sirene. Dovevano essere attente e veloci nel zittirli. Dovevano essersi iniettata una qualche droga, un filtro, in quelle loro maledette corde vocali. Erano in grado di venderti anche tua madre. A me gli occhi. O forse era solo perché erano i banditori della voce per la pancia della stupidità mediatica e massificata. Il nuovo populismo. Questa era la lezione lasciata dal grande puffo.

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