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Archive for 5 luglio 2017

Spesso si era domandato quali fervide menti folli e beffarde avessero partorito la toponomastica[1] della città e il suo nome stesso: Leviatano Brianza. Da bambino si era limitato a chiedersi semplicemente da dove venisse. Un giorno, poco prima delle superiori, aveva prevalso la curiosità. In wikipedia aveva trovato la risposta. Ora sapeva almeno l’origine del termine e lo trovava alquanto stravagante. Continuava a ignorare perché l’avessero adottato proprio per il loro piccolo paese. Ma tant’è. Lì era nato e lì era vissuto. Se quelli degli altri posti ridevano lui lo aveva accettato. Ci aveva fatto l’abitudine. Solo a volte continuava a trovare tutto un po’ macabro. E la notte buia lo metteva un poco in agitazione. Anche se si dava dello stupido.
In quei giorni il comune aveva provveduto a distribuire i nuovi raccoglitori in tutte le strade e nei condomini. A guardarli erano proprio orribili. Un colore diverso per ogni differenziata, ma tutti i colori sembravano sporchi già da nuovi. L’ordine e la pulizia erano principio tassativo per gli amministratori e per tutti. Era l’immagine del vivere corretto ed equanime della comunità. Così ognuno avrebbe pagato solo ed esclusivamente per le sporcizie prodotte da lui e dalla famiglia e/o conviventi. Era una questione di pulizia e di giustizia. Certi scempi ambientali non si dovevano più vedere né tollerare.
Vlad, non come Vladimiro, ma solo Vlad Barbaro, era un quarantenne separato. Quella sera era la sua sera, si era recato a trovare i figli e stava ritornando. Diversamente sarebbe stata una serata come tante. Ma era un sabato, un sabato dispari. Pensava di fermarsi Alla Casa della strega per un ultimo goccio. Per scordare quel po’ di malinconia che provava ogni volta che li incontrava. Dopo il divorzio niente era stato come prima. Aveva già fatto via del Sabba, girato per via Tiamtu fermandosi al semaforo minacciosamente rosso, attraversato piazza di Tantalo o dell’eterno riposo e imboccato il vicoletto del Golgota, quando si era ricordato di avere le immondizie ancora nel sedile posteriore. Se ne era proprio dimenticato. Allora aveva fermato la macchina allo stop, davanti ad un condominio piuttosto grande. Un lampione spettrale illuminava solo un portone e le serrande di due garage. In fila, a destra, erano allineati quei maledetti cassonetti; quasi invisibili dal suo posto di guida. Parcheggiò con perizia e attenzione poco più avanti. Forse era una pessima idea. Ci pensò ancora qualche attimo e poi scese impugnando la busta come una refurtiva.
Era una maledetta notte senza luna. Nemmeno lui avrebbe saputo dire cosa veramente l’avesse spinto verso quella decisione. Tutto era solo ombre e contorni. Le cose non avevano colore. Fortuna che avevano messo le scritte, e che i cassonetti erano sempre nello stesso ordine. Il primo a sinistra per la differenziata. Era un tipo rispettoso. Coscienzioso. Sua moglie, ormai ex moglie, diceva sempre che lo era anche troppo. Fino a essere pedante. Non superava mai i limiti di velocità. Parcheggiava solo nei posti assegnati. Mai nemmeno una multa. Era un tipo che non avrebbe mai fatto niente di simile. Era nato lì e lì era sempre vissuto. Ma quella sera avrebbe preso la decisione più sbagliata da quando era nato. Sapeva che se ne sarebbe pentito. Che si sarebbe sentito colpevole per sempre. Quella vocetta dentro gli diceva Fallo. Non puoi tornare a casa con le spazzature. Sicuro che te ne dimentichi ancora e te ne rammenti quando sei in ufficio. E poi ti resta la puzza il macchina.
Era stanco e un poco alticcio. Piuttosto che riportarle era disposto ad autodenunciarsi e auto-multarsi. Già lì aveva commesso la sua prima infrazione. La prima di tutta la sua esistenza. Non avrebbe mai dovuto mettersi alla guida in quello stato. Il campanile della chiesa in piazza batteva lugubre la mezzanotte; anche se erano solo le undici e cinquanta. Questo l’avrebbe ricordato per il resto della sua esistenza. Alla fine si era deciso. Si era guardato intorno, con fare furtivo, colpevole, non c’era anima viva. Nessuno l’avrebbe visto. Si disse Che sarà mai? per combattere e vincere la sua lotta contro il suo senso di scrupolo per la disciplina. Così si era diretto cauto. Sempre attento e in apprensione. Con le orecchie ben ritte e gli occhi che frugavano ogni angolo di quelle tenebre. Pronto, nell’eventualità, a cercare una scusa o darsela a gambe all’ultimo.
Sghignazzava una civetta. Passò la tessera magnetica davanti al lettore e gli sembrò di sentire emettere uno strano suono. Non poteva che sbagliarsi, doveva aver bevuto un bicchierino di troppo. Forse l’ultimo amaro. Infilò il sacchetto e il cassonetto, con sua sorpresa, lo risputò con una sorta di Puah! schifato. Stavolta non poteva essersi sbagliato. Il rumore veniva proprio dal contenitore. Lo fissò contradetto. Forse era uno dei tanti miracoli della tecnologia. Un semplice assurdo e innocuo cicalino. Cosa stava succedendo? Quella curiosità sarebbe stata l’ultimo sbaglio che avrebbe commesso, il fino a allora ligio, Vlad Barbaro. Provò nuovamente a inserire il sacchetto spingendo con energia e avvicinò la testa per guardare dentro quella sorta di bocca. Per svelare quel mistero. Sentì come un rantolo e il pertugiò lo risucchiò e se lo mangiò. Con un rumore sinistro come di una macina. Alla fine sputacchiò fuori sull’asfalto i suoi vestiti masticati e frammenti di denti e altri materiali bianchi indigeribili. E tornò il silenzio.
Le prime luci del mattino cercavano di illuminare le cose cospargendo il paese di ombre lunghe. Lucrezia SantIddio, che tornava dal turno di notte, vedendo tutto quel pandemonio di disordine, paziente raccattò quei frammenti che parevano d’ossa, si fece riconoscere e li mise nella differenziata. Quei quattro stacci, che sembravano azzannati da uno storno enorme di tarme, li infilò nel contenitore più grande: quello della Caritas. Si guardò intorno e se ne andò soddisfatta, non senza essersi chiesta chi era quel morto di fame che aveva potuto generare un simile disastro. Era decisa a denunciare la cosa al comando dei vigili urbani e alla direzione della stessa società per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Non era disposta a pagare un aumento di tributo per altri.
[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Inferno

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