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Archive for 7 luglio 2017

E’ sempre difficile raccontare il racconto. Scrivere è un po’ come vivere. Come scegliere l’abito da indossare. Convincersi che non è ancora tardi. Come preparare la cena per degli invitati. Solo che i lettori non li conosci. Magari nemmeno gli invitati a cena li conosci sempre tutti. Magari, come per ogni racconto, anche a cena si può invitare qualcuno che non avevi invitato. Comunque il computer non aiuta all’ordine. Forse faccio meglio a basarmi su delle analogie. Proprio come: cucinare la storia. Credo possa capitare. A Sveta è capitato, che io sappia almeno una volta. A me un po’ più spesso. Forse per una questione di generosità. Oppure perché ho sempre paura che manchi qualcosa. Del giudizio.
Per esempio, per farmi capire, quando cucino prendo sempre la pentola più capiente per sentirmi più tranquillo. Metto l’acqua e i fagioli e accendo il fornello a fuoco lento. Già prima del primo bollore aggiungo il sale. Ci sto sopra senza distrarmi continuando a mescolare. Mestolo di legno, naturalmente. Poi aggiungo un paio di patate perché venga più addensato. Un po’ di fette di carota. Una gamba di sedano. Aglio appena un odore. Stavo per dimenticarmi: una bella cotica che aggiunge gusto. Aggiungo altre patate che non si sa mai. Assaggio. Unisco un po’ di spezie. Quando bolle butto la pasta. In questo caso preferisco dei ditalini rigati. Solo perché si tratta di questo esempio. Se non l’ho detto prima amo i fagioli. Poi ancora qualche rametto di rosmarino. Mescolando qualcosa mi mette in dubbio e mi rende incerto. Non si sa mai che si aggreghi qualcuno all’ultimo. E allora allungo con ancora un po’ d’acqua. Stavo scordando un filo d’olio ma extra-vergine. Nel dubbio allora sommo al tutto ancora un po’ di fagioli. E’ a questo punto che spesso trabocca dalla pentola e mi si spegne il fuoco. Se non l’ho detto prima amo raccontare. Questo non basta a farmi arrendere. A smontarmi. Allora rileggo la ricetta, ma non ho mai imparato e rispettare i programmi. Ho un mio preciso ordine nel mio disordine. Una mia compulsiva spontaneità. La gioia pura di inseguire la cavalcata frenetica di ogni pensiero, e insieme di tutto il branco.
Ricomincio da capo, in questo caso, per i fagioli, ma solo per quelli, non proprio dall’inizio ma dal secondo punto. Riaccendo il fuoco. E non mi limito al solo assaggiare. Mi elenco in mente tutti i passaggi per ricordare di non essermi scordato di niente. Di nessun ingrediente. Di nessuna singola sillaba. In questo effluvio di sensazioni. Nel ribollire delle parole. Dei concetti e delle idee. Forse sono scrittore anche quando sono in cucina, per così dire sui fornelli. Mi chiedo se il troppo non stroppia. Se non corro il rischio di esagerare e rendere il lettore satollo. Mi sembra che tutto sia irrinunciabile. Come cercare di fare la zuppa senza i fagioli, o rinunciare alla pasta. Anche un pizzico in meno di pepe può rendere una pietanza meno saporita. Forse non ho scelto l’esempio più calzante; perfetto. E’ solo che stavo vedendo la laboriosa Sveta affannarsi intorno a me. Non lo capirà mai che avrei bisogno di solitudine e silenzio. Così mi faccio confusione e si affannano anche le parole, in un turbinio. La guardo bene. E’ spettinata. Lei rassetterebbe e metterebbe in ordine l’intero universo. Non si stancherebbe mai di, come dice lei, puliziare. Ha un’energia incredibile. E quella specie di cosa rossa intorno. A tratti mi rendo conto che sono io un post, anche quando parlo. In fondo un blog E’ solo un blog. La prego di far tacere la scopa e a malincuore lascio da parte quello che sto scrivendo, ancora incompleto; anche se ne avrei ben altre di cose da dire. Ci sentiamo domani.

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