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Archive for 21 luglio 2017

Corteggiava quella donna ormai da secoli. Non che lo avesse fatto invano. Ne era stato ricompensato. Agrippina non si era nemmeno tanto fatta desiderare. Gli aveva concesso tutto. Tutto tranne quello. E lui lo voleva. Voleva il culo. Quel culo. Gli aveva consesso la mano. Subito. Prima ancora che gliela chiedesse. Prima della prima sera. Che la invitasse a pranzo. Le labbra in modo seducente e con paziente perizia. Ancora in macchina. Con abilità da contorsionista. Le tette con generosità. Appena entrata in salotto. Ancora sul divano. Con la luce accesa. E la televisione che trasmetteva per nessuno. Senza difficoltà anche l’intimità della sua… natura. Trascinandolo lei. Sbattendolo subito sul letto. Ma quello mai. Si era sempre rifiutata. Aveva sempre trovato una scusa.
Non poteva nemmeno fargliele una colpa. Rimproverargli nulla. Era quasi sempre lei a provocarlo. E cosa poteva farci, un povero uomo come lui, se lei era stata così fornita. Se la natura era stata tanto generosa. Se il suo era una meraviglia simile. Non c’era un maschio al mondo che non si girasse ad ammirarglielo. E quand’erano soli lo dimenava con quella disinvoltura. E poi il modo in cui si muoveva e girava per casa. Quando non era nuda era poco vestita. Vestita per farsi guardare. Con tutte le sue trasparenze. Scomposta per mostrarsi. Lo faceva impazzire. Finiva sempre che lo trascinava ancora a letto. E ancora. A volte svuotato di tutte le energie. Basta vedere nella foto come si affacciava dalla terrazza. Sembrava chiederglielo. Implorarlo. Per poi dirgli di no. Come per dispetto. Sarebbe stato un pazzo a non fantasticarci sopra, anche la notte. Avendolo vicino. A portata di mano.
Non era certo una bigotta. Doveva aspettarselo. Quanto sperava che lui sarebbe stato in grado di pazientare? Con una scatenata come lei accanto, che lo faceva per il suo sommo piacere. Sempre pronta. In fondo gli doveva essere almeno un poco grata. Ma quella sera sarebbe stata l’ultima. O cedeva o avrebbe chiuso la storia. Era deciso. E anche quella sera aveva cercato di fare la preziosa e la sdegnosa. Mai! e aveva, come al solito, cercato di sedurlo in qualsiasi altro modo. Aveva elencato tutte le cose e le posizioni in cui era una vera esperta. Gli aveva fatto il lungo menù di cosa gli poteva offrire e di cosa poteva avere. Un film a luci rosse condensato in poche succinte frasi. Mai eleganti ma sempre inequivocabili e volgari. Ma gli sembrava meno capricciosa. Meno decisa. Un po’ più arrendevole. Più ragionevole.
Alla fine era sembrata cedere davanti alla sua insistenza e risolutezza. “Se è proprio quello che vuoi”… certo che era proprio quello che voleva. “Se è proprio quello che desideri”… certo, non l’aveva ancora capito o faceva la finta tonta? “Se è proprio quello che sogni”… ogni giorno e persino la notte. “Se non puoi farne a meno”… ancora un se e… aveva già l’istinto di affibbiarle un pugno in bocca. Quanto poteva essere paziente? “Se non ne puoi farne a meno”… era l’ultimo se che lui avrebbe sopportato. “Lo faccio per te, anche se non vorrei. Solo per te”. Lui non trattenne un sospiro di sollievo e si lasciò sfuggire un’entusiasta “Finalmente”! Ma la lunga ed estenuante trattativa non era finita. Aveva, la bella culona Agrippina, delle condizioni da porre. “Tu fai il bravo bravino. Fai fare a me. Ti dico io quando sono pronta”. Gli aveva chiesto di aspettarla di là, in camera. Lui si era preparato già nudo per non perdere altro tempo.
Era entrata con una vestaglietta corta e trasparente che non le arrivava alle mutandine. Tanto non le aveva. Sotto non aveva niente. E con un lungo tubo di lubrificante. Lo aveva ammanettato alla testiera. Non era la prima volta nei loro rapporti. Gli aveva bendato gli occhi. Nemmeno questa era una novità. Lo spalmò davanti e anche dietro. Lui non era certo di capire ma la lasciava fare, tanto era l’entusiasmo di aver raggiunto finalmente l’agognata meta. Quel tanto desiderato e agognato trofeo. E lei per i giochini e le fantasie era una vera maestra. Non aveva nulla da imparare. Poteva insegnare anche alla donna di piacere più esperta. “Ora rilassati.” Disse. Non era facile. Era al colmo dell’eccitazione.
Lei cominciò a massaggiargli la schiena. Lui affondò la faccia sui cuscini. Le mani di lei lentamente, molto lentamente, scesero. “Ora sono pronta.” gli annunciò e gli spiegò che avrebbe avuto la migliore penetrazione anale della sua vita. Quindi lo allargò con destrezza e lo infilò con un corpo molto lungo e molto grosso. Poi avrebbe scoperto che si trattava di una bottiglia. “Spero non la preferissi gassata”. Inizialmente lui provò un lancinante dolore. Cercò di ribellarsi, ma lei lo aveva immobilizzato. Pian piano il corpo estraneo si fece spazio e strada. Pian piano il dolore diminuì. Non scomparve mai, ma si mescolò a una sorta di strano diletto. La sentiva ridere alle sue spalle. “Era questo che volevi”? Non era precisamente quello. Non lo avrebbe mai raccontato a nessuno. Non avrebbe mai ammesso cosa avesse sofferto e provato. Tra loro era tutto finito.
Lei se ne andò senza voltarsi indietro. Senza slegarlo. Senza liberarlo da quella situazione. Senza nemmeno domandargli se gli era piaciuto.

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