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Archive for 22 luglio 2017

Narrano le cronache del cinquecento (ma anche in tutto il medioevo) le storie di masse in movimento. Di viaggiatori pellegrini. Di un paese attraversato da vere schiere di veri fedeli che per fede o per disperazione con tutti i mezzi raggiungevano o cercavano di raggiungere Roma. Pezzenti. Ignoranti. Coperti malamente di stracci e pene. Di donne abbandonate e di altre vittime. Di orfani che non avrebbero mai conosciuto un padre.
L’Italia è sempre stata un paese di santi, artisti e viaggiatori e ancora lo è. Non solo di viaggiatori informatici ma soprattutto e sempre più di viaggiatori stagionali. Tutto è cambiato e ben poco lo è. Come se il tempo avesse ingranato la retromarcia per tonare a frugare nel proprio passato. La fede è sempre forte solo che di frati se ne trovano sempre meno. E anche di conventi, se vogliamo ricordare, come quello dove allora cercò rifugio e salvezza la bella Catherine Trillet (soprannominata Justine)[1]. Storie troppo spesso di virtù e di violenza e abusi, fin troppe volte tradite o taciute.
Ma la memoria non è né sempre né spesso un rifugio sicuro, confortevole e fedele. Nel paese di Vattelapesca il convento c’era e c’è ancora, quello di Santa-Maria[2]. E anche una basilica dove i buoni monaci Recolletti recitano messa e impartiscono la confessione. E non c’era e non c’è molto altro se non il solito chiacchiericcio di paese atto a condire la vita e fuggire dalla noia. Ma la piccola frazione si va svuotando. Si vedono sempre meno uomini e, anche nei campi, quasi solo donne che hanno rimesso il fazzoletto in testa. I mariti e i compagni continuano a fuggire non per andare a vedere il santo padre ma alla ricerca di un minimo per riempire la pancia e comprarsi il cellulare. Straccioni erano e straccioni restano; con i pantaloni strappati. Nuovi poveri e ugualmente ignoranti. E forse avrebbe voluto chiamarsi Justine ma si chiama Lorna, così avevano deciso i suoi genitori senza chiederle né consiglio né permesso.
E come ogni paese anche il nostro ha le sue saghe e leggende e alla festa del patrono si fa la fiera con le giostre. E il sabato le donne si trovano dal parrucchiere per raccontarsele tra un rimpianto e una risata grassa. Proprio là dove non ci sono le orecchie degli uomini a poterle ascoltare. E allora lasciano ogni riserbo e ogni pudore e spesso fanno uso finanche della loro fantasia illimitata. Era così che era venuta a sentire alcuni aneddoti piccanti, sordidi, squallidi, immorali, e tresche di alcune e molte delle clienti e dei buoni frati. Storie raccontate per biasimare le altre, ma molto più frequentemente di quanto si possa pensare anche storie che le vedeva volgarmente protagoniste di sé stesse. Lei stava ad ascoltare e non aggiungeva fiato, ma, a solo sentirle, avrebbe voluto gridare forte e con orrore: “Io mai”! E poi lei non credeva nemmeno ai rotocalchi.
In verità quelle povere donne altro non fanno che cercare conforto nella confessione all’assenza prolungata del proprio compagno, anche se le colorano un po’ per renderle meno crude. E a sentirle tutte lo fanno per amore e con amore, ma anche, perché no, per trarne un po’ di diletto. E lei, Lorna, ci credeva e non ci credeva; il suo Iunior manteneva ancora aperta la sua officina ed era un esperto bestemmiatore. E qualche sabato saltava la messa in piega per risparmiare e risparmiava per quanto poteva e il suo confessore, fra Raffaele, era un santo e pio servo di Dio. Non ricordava l’ultima volta che era andata dalla sarta per farsi risistemare una gonna, ma ricordava bene tutte le avemarie che le aveva comminato. E per un peccato da poco, un peccato di orgoglio e un paio di calze. Non la scorderà mai quell’ultima volta.
Ancora non credeva a tutte le parole delle sciagurate. Ma c’è la storia delle pentole e dei coperchi. L’autofficina se n’è andata in malora e, come tanti altri, anche il suo Iunior era dovuto partire. Mentre mi racconta sono ormai tre mesi che se ne sta distante e lei nemmeno sa dove. Nemmeno una riga e non ha più credito nel cellulare. Si era messa a dieta e ora è entrata in digiuno. Ha cercato di lavare scale, fare il bucato, stirare o tenere i cani, cose così, niente da fare, non c’è di che sperare, si è trovata ultima di una lunga fila senza fine. Da quelle donne era anche venuta a sapere che i buoni frati danno consolazione e un piatto caldo per lenire la fame. Solo per questo, per disperazione, va e cerca consiglio dal suo buon confessore e si inginocchia davanti a lui: “Ho bisogno di conforto, padre mio”.
Hai peccato”?
Non ho peccato, e come potrei”?
Perché allora vieni davanti a me nell’inginocchiatoio di questo confessionale”.
Buon padre, vedete, sono in una condizione di bisogno”.
Vedrai che c’è sempre la buona provvidenza per una donna che crede e chiede il perdono di nostro signore Gesù cristo”.
Ma come vi posso ringraziare, buon frate”?
“«Vedrete, angelo mio, che non siamo poi così bigotti come sembriamo, ma sappiamo spassarcela con una bella figliola[3]», purché abbia fede e il suo uomo si sia assentato per pellegrinaggio. Solo se lui è in pellegrinaggio”.
Lei non ebbe esitazione e si diede la forza del bisogno: “Certo, padre santo, è in viaggio per Roma per il Giubileo e per chiedere perdono di tutti i suoi peccati alla Madonna”.
Da quanto è in viaggio”?
Ormai sono tre mesi”.
Il padre sogghignando la guardò bene: “Che strada ha fatto? Non ha preso certo una freccia”.
Il poveretto s’è dovuto vendere anche la macchina”.
E cosa gli dirai quando tornerà, se tornerà, e ti vedrà la pancia piena”?
Non potrò che dirgli di ringraziare voi e i vostri fratelli”.
Povera piccola e innocente creatura, voglio dire piena e anche gonfia”.
Intendete dire… ma io non sono in cinta”.
Ma non è ancora suonato il vespro”.
Lorna principiò a capire solo quanto il confessore principiò a sollevarsi la tonaca e la spronò con la sua forte mano ad abbassare la testa invitandola ancora a fare penitenza. Ma lei era una brava moglie e una donna assennata, timorata di Dio e onesta, e scappò scandalizza piangendo con le lacrime agli occhi e gridando che non avrebbe spento quel cero per tutti i peccati del mondo. Quel frate era un uomo brutto e vecchio, che lo chiedesse alla contessa. Ai tempi d’oggi non ci si può fidare proprio più di nessuno. Ma chi come me conosce le storie sa che la fiducia è sempre stata un bene da dare con parsimonia ed estrema attenzione. Lei non aveva mai tradito il marito, per interesse, e mai lo avrebbe fatto. Non sapendo dove andare a cercare rifugio è corsa qui. Le ho spiegato che i frati sono tutti uguali. Io sono macellaio, veramente garzone di macelleria, ma ho un cuore d’oro, e una stanza per studenti tutta per me dove l’ho accolta.
Vorrei poter fare di più ma anch’io devo partire.

[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Justine,_ovvero_le_disavventure_della_virt%C3%B9
[2] http://lafrusta.homestead.com/rec_sade_justine.html
[3] http://www.rodoni.ch/busoni/sade/sventure.html

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