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Archive for 16 febbraio 2018

Al peggio non c_è fineSegue: Un caffè, prego [8]
Il peggio doveva ancora venire. Nello stesso tempo, nella sala del sequestro. Era l’inizio della fine. Era quello che dicevano i suoi sguardi lampeggianti, e il suo corpo, e tutto il resto. La nostra Malefica aveva preso una sbandata. Un vero colpo di fulmine. Se lo mangiava con gli occhi. Si era innamorata proprio di quel Michele che avrebbe dovuto solo tenere sotto tiro. A cui avrebbe dovuto mettere soggezione, financo paura. Pazienza. Cosa si poteva fare? Auguri e figli maschi. In men che non si dica avevano fissato la data delle nozze. Persino la chiesa della cerimonia e il ristorante del rinfresco. Solo una cosa intima, aveva detto quello. Massimo, ma proprio massimo, un duecento invitati. Più i parenti, aveva aggiunto lei che di parenti ne aveva a bizzeffe. Naturali e acquisiti. Non servirebbe dirlo, aveva sempre avuto un cuore grande. E non solo quello. E ogni incontro aveva aumentato quella famiglia, la parentela. Con lei diventavano tutti come fratelli, cognati o fratellastri; al massimo ex. Il ruolo poco contava. L’intimità un po’ di più. Ma aveva deciso di cambiar vita. Intanto dentro la testa aveva un pandemonio e si chiedeva come suonasse Malefica Miscela. Col dubbio che fosse meglio mantenere il solo nome da nubile. Andranno a vivere a Sumatra, in un palazzo, dove nessuno la cercherà.
Quello che da qui in poi si potrebbe più semplicemente chiamare l’Ultimo-It aveva già deciso di tornare nel recinto della scuderia di Stephen King. Disposto a rigirare all’infinito la stessa scena: «Recuperare la barchetta di carta al piccolo George Denbrough, dal tombino, e poi ucciderlo brutalmente strappandogli il braccio sinistro.» e quello lo sapeva ormai fare magistralmente. Al meglio. Come il suo solito. Godendo veramente e leccandosi le dita. Nella nuova serie in programma ogni episodio inizierà allo stesso modo, dal sacrificio del povero piccolo Denbrough. L’attore verrà sostituito ogni volta e vestito degli stessi panni. Né la salute, né tantomeno la sopravvivenza della giovane comparsa, potevano essere garantite. Sarebbe stato, ne erano certi, un successo universale. Da questo punto in poi la trama si dipanerà in modo diverso. Ultimo-It aveva già firmato, via smartphone, un lauto contratto. Sarebbe andato a vivere a Hollywood dove nessuno si sarebbe dati il disturbo di pensare alle sue Vacanze romane.
Betty Boop invece non riusciva ad essere che se stessa. Lo sapeva da sempre. Da quando era nata. Da molto prima di mettersi in affari, di entrare in quell’avventura. Non avrebbe mai deposto le armi. Abbassato la testa. Sempre irresistibile e sovversiva. Come in quella breve comparsata, quel cammeo in Who Framed Roger Rabbit[1]? Una cosa da nulla, non fosse stato che quel coniglio stava perdendo la testa. Aveva anche lei una proposta interessante: entrare in Drawn Together, “Fossi matta”. Non se ne sarebbe fatto niente. Lei era una combattente. Si sistemò la giarrettiera che continuava a scenderle. Si ricompose. Cercò inutilmente di tirare giù lo striminzito abituncolo rosso. Era come quel lenzuolo, sempre troppo corto. Non si sarebbe mai tirata indietro. Piuttosto il suo un vero Habanos Montecristo, già diventato famoso, glielo avrebbe infilato in quel posto. Così uscì com’era entrata, senza dare nell’occhio, dalla porta sul retro. Tra gli applausi. Fingendo di essere solo la Betty Boop dei fumetti. Era tanto tempo. Le sarebbe voluto un uomo. Un bel maschio. Ne aveva bisogno. Le avrebbe fatto bene. Per dire pane al pane e pene al pene: “semplicemente una buona scopata”. Unico problema: lei aveva chiuso con gli uomini. Magari avrebbe potuto prendersi un gatto. Magari avrebbe potuto chiamarlo Xandir P. Wifflebottom; coccolandolo Wiffle.

[1] https://www.youtube.com/watch?v=_C_ExFcCyWo

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