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Archive for 22 febbraio 2018

Il richiamo della fedeSegue Quaccherando [13]
1. La nostra Virginia Betty Boop –ormai definitivamente solo Betty Boop– se pensava alle amiche, quelle lontane e quelle che non c’erano più, tutte nate a Pietralata, nessuna di loro aveva avuto un’infanzia facile. Se riassumeva tutto quello che aveva visto nella sua vita, dalla perdita dell’innocenza e dall’entrata tra gli adulti, si fa per dire, temeva che non ci fosse fede che potesse salvare l’umanità. Era stato un certo Signore Dio a sbagliare creando nell’uomo l’unico animale che viveva per sopraffare i suoi simili. Si trovò a riflettere che se qualcuno cercava la fede e il paradiso tanto valeva farselo come si vorrebbe fosse. Perciò… Se voleva trovare Dio, o una ragione qualsiasi, non poteva cercare che tra gli uomini. Perciò… Doveva rintracciare Dio, ovunque lui fosse.
Si ricordò dell’opera di un autore[1] che un amico di suo padre, ma anche della mamma, soprattutto della sua mamma, le aveva fatto conoscere, troppo presto, da ragazzina. Allora non era certa di averlo capito. Non aveva trovato una vera ragione. Era un ricordo vago ma le bastò. Per quanto ricordasse vagamente inizialmente il suo le era sembrato un Dio ragionevole, del tutto simile al mister Natural il santo –che non voleva più indossare mutande– gran predicatore che predicava bene e razzolava meglio, con la non tutta sua Ruth, proprio per questo. Forse in un universo un non poco troppo libertino, per i suoi gusti di allora, e anche per quelli che pensava di ora; le sembrava molto umano. Pieno di… quell’amore e anche di qualche bollore; forse anche immorale e un tantino dissoluto. Quanto s’era ingannata. Onestamente le parve che quel disegnatore disegnasse solo la propria lussuria e non cercasse la donna, ma una madre. Una femmina da cui farsi guidare e dominare. Onestamente voleva essere solo se stessa. Non era arrivata fin là per quello.
Aveva faticato ma alla fine lo aveva trovato, quel posto del peccato. Era un altro piccolo buco di culo di un mondo ancora rurale. Così lontano da Filadelfia. In un altro universo anche da Boston. E lei era ancora ignara. Forse solo ancora un poco ingenua. Sperava ancora di non aver fatto tutto quel viaggio invano. Il mondo è vario ma poi e sempre uguale a se stesso. Per un poco Betty era tornata Virginia, ma non in Virginia. Per l’occasione aveva indossato maglietta a righe e jeans, per mescolarsi agli usi del posto. E per integrarsi si era trovata a fare anche di peggio. Non avrebbe mai immaginato che il grande autore fosse un omino così magro e piccolo proprio come si raffigurava. Un essere insignificante, a vederlo, nascosto dietro a quegli occhiali, con la bava alla bocca. Vittima delle proprie manie e delle proprie pulsioni: “Mi scusi se la disturbo mentre lavora”.
L’aveva controllata con cura; non sembrava soddisfatto. Nemmeno lei ne aveva avuto questa grande impressione. Comunque, estrasse il suo pennello: “Cosa cerchi, piccola porca”? Scoprì prima di subito che non era tipo da andare tanto per il sottile. Non era certo l’estasi. Aveva capito l’antifona. La strada per il paradiso è sempre lastricata di sacrifici: “Cerco Dio”. Era passata da “Figliola” a “Piccola porca”. Volente o dolente, ma non gaudente, aveva cominciato a darsi da fare. Non era la prima, non sarebbe stata l’ultima. Era una vignetta ricorrente. Lui era instancabile. Per quello e per tutto i jeans erano scomodi. Le venne da vomitare, le sembrò di soffocare. Lei avrebbe rimesso i suoi vecchi panni. Per una buona occasione sarebbe stata disposta a toglierli. Dubitava già che fosse quella una buona ragione. Solo che non aveva la forza di tirarsi indietro, dopo essere giunta fin là.
Certo che le sembrava strano. Lui con i calzoni abbassati impugnando la penna. Con quella faccia da cretino gaudente. Lei lì, sotto, scomoda, che bofonchiava bestemmie tra i denti. Forse per lui non era la prima volta, anzi è certo, ma lei non l’aveva mai preso in bocca a un uomo di carta, accovacciata mentre lui si disegnava. Ancora una volta in ginocchio. E a dire il vero sapeva d’inchiostro. In un altro mondo avrebbe provato vergogna. Ma una donna, che vuole ritrovare se stessa e la propria dignità, deve pure rinunciare a qualcosa. Fare qualche sacrificio. E quel piccolo uomo, Robert, doveva tenerselo molto buono. Le poteva essere utile. Anche se non aveva mai fatto niente per interesse. E lui sembrava non averne mai abbastanza. Snicker… chuckle… hyuk… tee hee… giggle… hyuk! Un vocabolario tipico per quei posti. Sarà anche il più grande autore di fumetti underground del mondo, ma… Forse era quella sua fantasia depravata da vignettista a dargli tutta quella vigorosa energia.
Robert Crumb: A Chronicle Of Modern Times - Press & Private View2. Come riuscì a liberarsi e poter riprendere fiato e voce lo seguì, quel suo eroe, nella sua Bibbia. Ma quel posto non era diverso da tanti altri posti simili che le erano stati raccontati. Certo anche il suo Dio Jhwh, come ogni Dio che si rispetti, era poco paziente e spesso si incazzava. Faceva e disfaceva. E anche lui aveva fatto i suoi Adamo ed Eva, e li aveva messi assieme. Nello stesso Eden. Sotto lo stesso melo. E li aveva fatti fighi e robusti. Senza vestiti; che erano un gran bel vedere. A dirne un po’ sembrava prendere tutto come un gioco, per il proprio svago. A dirla tutta pareva anche un pochino dispettoso. Lui era Dio, ma un poco anche serpe. Provava invidia? Sotto la barba nascondeva la sua arroganza. E sempre lì a guardare, a spiare, come un qualsiasi guardone; a giudicare.
Senza un lavoro. Senza altro da fare, se non godersi quel posto e quello che c’era da godere. Cosa potevano fare in un universo dove non c’era nessuno nemmeno per parlare o fare una briscola? «Quindi un uomo lascia suo padre e sua madre e si aggrappa a sua moglie e diventano una sola carne. E i due erano nudi, l’uomo e la sua donna, e non si vergognavano». Loro due nemmeno ce l’avevano né un padre né una madre, essendo le due prime creature create. Comunque ci mettevano tutto il loro impegno per essere una sola carne. Che poi, se li aveva fatti a sua immagine e somiglianza, doveva avere anche lui il suo bel cosino, le sue vergogne e le sue belle voglie. Betty sospettava che anche quel Dio Jhwh non restasse indifferente, che, in mancanza della televisione, li avesse fatti così anche per proprio piacere. Per battere la noia.
In fondo chi la fa se l’aspetti. Forse si era distratto. Non l’aveva detto proprio Lui: Andate e moltiplicatevi? Il serpente poi era un gran pezzo di serpente, un vero ganzo, e sì sa che è la tentazione che fa la donna puttana e l’uomo cornuto. Era possibile incazzarsi per così poco, e portare tanto rancore per una stupida mela? Il frutto del peccato? Un pomo. E duemila anni dopo, anche Lui, era ancora fuori di sé e continuava a fare dispettucci. Qualcosa a Betty puzzava. Doveva saperlo benissimo che Eva non avrebbe resistito. Non ne aveva mai fatto mistero. Sapeva com’era fatta quella. Non si sarebbe limitata ad un semplice assaggio del frutto proibito. Avrebbe voluto mangiarselo tutto quel gran pezzo di mela. L’aveva fatta con le tette e porca anche per questo. Così quei due presero a puzzare di sudore.
Certo che quando si incazzava lo faceva proprio di brutto. In fondo chi la fa se la deve sbrigare. Chi l’ha fatto lo disfi. Bel modo di vedere le cose: “Sterminerò dalla faccia della terra l’umanità che ho creato… E con gli uomini anche i quadrupedi, i rettili e gli eccelli del cielo, perché mi sono pentito di averli fatti”. Quali fossero state, per esempio, le colpe della gallina non è mai stato dato sapere. Per dirla tutta quel Jhwh da giornalino satirico era di quelli che detto fatto. Si era già preso avanti e aveva subito cominciato da quelli fatti prima di fare l’uomo. Poi se l’era presa con il grifone, il drago, l’unicorno, il dodo, il –o la– quagga, il leone marsupiale, il milodonte, il sivatherium giganteum, il ranforinco, il diprotodon, lo scelidotherium, il chupacabras, per non parlare del povero Sid[2], che non avrebbe fatto del male ad una mosca, eccetera… che a continuare non si finirebbe mai. Non che, almeno alcuni, gli fossero venuti proprio bene, ma per tutti e nemmeno con il resto, e l’uomo stesso, le cose erano andate molto meglio. Non fosse stato per Noè avrebbe distrutto tutto, e altro ancora[3].
Non c’era mai pace neanche in quel Paradiso. Quando l’uomo si alzava dall’alcova non aveva altro per la testa che ammazzare l’uomo. E, non essendo la resistenza del maschio così duratura, oltre quel paio di minuti gli restava il giorno intero per dedicarsi al massacro, che era diventato lo sport più in voga. Molto più del calcio, che il Signore non aveva ancora inventato, né dello stesso sesso. Forse aveva scambiato il mondo reale con quello virtuale del Risiko. E non c’era una volta che si distraesse e non fosse lì tra i piedi. Non sarebbe nemmeno da raccontare certe imprese che tutti dovrebbero rammentare. Quegli uomini non li aveva ancora chiamati ingegneri e quelli già avevano l’insolenza di alzare costruzioni fino al cielo[4]. Che male c’era? O forse era solo perché amava le beffe che creò quel caos. Probabilmente quel giorno era di buon’umore; non capitava spesso.
Forse l’umore era meno buono quel giorno, chissà, certo le guerre sono sempre state le stesse e non sono mai cambiate. Lot aveva provato a parlare a quelle genti rabbiose e infoiate: «Fratelli miei, vi prego, non comportatevi da malvagi! Sentite, io ho due figlie che non hanno ancora conosciuto uomo; ve le porterò e fate loro quel che vi pare»… Certo il suo era un enorme sacrificio, o meglio il sacrificio era quello delle figlie. Forse per loro non era nemmeno un sacrificio. Ma quegli uomini preferivano gli uomini. E anche i pretesti rimanevano uguali. Eppure, la finanza non aveva ancora fatto il suo arrivo al mondo: «La valle di Siddim era piena di pozzi di bitume; i re di Sodoma e di Gomorra[5] si diedero alla fuga e vi caddero dentro; quelli che scamparono fuggirono al monte». Certo è che neanche quel Dio, anche in quel caso, se la mise via: «Jhwh fece piovere dal cielo su Sodoma e Gomorra zolfo e fuoco»… Quel Dio le sembrava molto uomo.
Ma gli anni passano per tutti. Bettina nutrì il sospetto che forse stesse invecchiando. La vista non doveva più essere buona come un tempo, forse già non lo era quando aveva messo al mondo quella prima coppia. E il grande autore la prima vignetta. Sempre forse –ma era solo una ipotesi impertinente– avrebbe fatto meglio a mettersi sul naso due fondi di bottiglia come il suo disegnatore. Infatti, ne aveva distrutte tre di città prima di distruggere quelle due città del peccato. Se era il Signore dell’universo e aveva creato tutto il creato non poteva che aver creato anche il peccato. E dove finiva l’odio iniziava la libido. Betty le aveva viste proprio con i suoi stessi occhi le figlie di Lot, nella grotta, coricarsi col padre. Prima la maggiore, poi la più piccola[6]. Certo non gliela dava a bere nemmeno quel padre che, seppure ubriaco, sembrava non accorgersi di nulla. Può un uomo…? E con gli stessi occhi aveva visto Onan darsi da fare con la cognata vedova[7], e la punizione esagerata dell’onnisciente. Perbacco! da non crederci. Valli a capire gli uomini. Si incazzano per niente e poi, magari, alla fine si accorgono di esser stati loro. E ce ne sarebbero tante da dire che si dovrebbe avere tutto il tempo del tempo, e nemmeno basterebbe, e si dovrebbe essere eterni.
I temi erano sempre gli stessi: la guerra e l’amore. Già allora quel Signore sembrava solo intento a creare lo stato di Israele, con la forza o con la forza. Si spinse fino a Gerico[8], la città delle palme, o meglio spinse i suoi prodi. E non andò meglio delle volte precedenti: «Il Signore diede anche quella città con il suo re nelle mani d’Israele, e Giosuè la mise a fil di spada con tutte le persone che vi si trovavano; non ne lasciò scampare una, e trattò il suo re come aveva trattato il re di Gerico». Fu fin troppo difficile per la nostra signorina Boop reprime una risata e non pensare alla frustra e vecchia barzelletta sconcia. Non è dato sapere cosa suonasse Raab, la prostituta, ma Giosuè la tromba; e la meretrice Raab così si salvò da quella rabbia divina. Ma per salvare l’onore della donna senza onore il generale abolì le penne per cento anni e tagliò le mani a tutti gli scrivani; ma di questo nessuno ha mai parlato. E poi Abramo, e Sarah, e Isacco, e Rebecca, e Abimelec, e Giacobbe, e Dinah, e Giuda e Sua[9], e ancora Tamar, e tutti, ma proprio tutti, tra tradimenti e sotterfugi. Insomma, una vera odissea continua di massacri e coiti.
E lui, quel tale Jhwh, doveva nutrire una vera fobia verso torri e grattacieli. Lo dovevano fare veramente infuriare. Mica Betty poteva scordare che non era più una novità che una bella pira gli dovesse mettere allegria. «Tutti tagliarono dei rami, ognuno il suo, e seguirono Abimelec; posero i rami contro al torrione e lo incendiarono con quelli che vi erano dentro. Così perì tutta la gente della torre di Sichem, circa mille persone, fra uomini e donne[10]». Ma questa è un’altra storia. Bettina aveva già smesso di ascoltare, assistendo al ripetersi di tutte quelle dispute che aveva sentito fin da bambina, e che già allora l’avevano inorridita. Nella sua testa canticchiava sommessamente: “Mentre fra gli altri nudi io striscio verso un fuoco che illumina i fantasmi di questo osceno giuoco[11]“. Ne aveva viste abbastanza. Di cotte e da cucinare. Tutto come nell’altra Storia. Anche lì un vero schifo. Quel paradiso era un vero inferno. Si mostrò indignata e espresse al suo anfitrione la voglia di andarsene, di fuggire. Quello scoppiò in una sonora risata. Era stata lei a sbagliare tutto. Lui disse –quello screanzato del Roberto– che era lui quello che lei cercava, perché Dio lo aveva fatto lui.

[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Robert_Crumb
[2] Personaggio della saga L’era glaciale. Film d’animazione del 2002 diretto da Carlos Saldanha e Chris Wedge, basato su un racconto di Michael J. Wilson, realizzato dai Blue Sky Studios per la 20th Century Fox.
[3] Genesi 6:7 «Perì in questo modo ogni carne che si muoveva sulla terra: uccelli, bestiame, fiera, rettili di ogni sorta striscianti sulla terra, e tutti gli uomini. Morì tutto quanto era sulla terra asciutta e aveva un alito di vita nelle narici».
[4] Genesi 11:1-9
[5] Genesi 14:10
[6] Genesi 19:35 «E la minore andò a coricarsi con lui, ma lui non se ne accorse, ne quando lei si coricò, ne quando si alzò».
[7] Genesi 38:9 «Ma Onan, sapendo che la discendenza non sarebbe stata sua, ogni volta che si univa alla moglie di suo fratello disperdeva per terra, per non procurare una discendenza a suo fratello. Quanto faceva era male agli occhi di Jhwh, che fece morire anche lui».
[8] Giosuè 6:25
[9] Genesi 38:1 “Ecco, ti prego, lasciami venire a letto con te!” “Cosa mi darai per venire a letto con me?”
[10] Giudici 9:49
[11] Fabrizio De Andrè: Cantico dei drogati. Da Tutti morimmo a stento. Bluebell Records, 1968.

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