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Archive for 5 marzo 2018

Un segreto di pubblica utilità.Cosa posso dire di me? In realtà non molto, anzi niente. Allora dirò quello che non posso dire. Meglio prendere tutto con le molle. Con il beneficio d’inventario. Facciamo che potrei chiamarmi Margaretha Geertruida Zelle ovvero Mata Hari, che è più semplice, o qualcosa di simile. Fate voi. Anche se Mata non è certo uno pseudonimo che mi piace.
Giovane? Sì, direi che sono ancora giovane. Bella? Certo, mi si potrebbe definire bella. Almeno così dicono quelli che mi hanno incontrato dal vero. Io direi meglio… affascinante. Esperienze lavorative precedenti: no comment. All’università… ops! m’è scappata, ho fatto la ragazza pon-pon; pallacanestro. Poi la ragazza cubo in un paio di sale. Poi, dopo la maturità, mi sono stancata di fare la ragazzina bella e vuota. E mi son messa alla ricerca di un impiego. Diciamo che oggi è la mia bravura sul lavoro che mi distingue dalla massa delle tante bellocce disperate. Dalle fallite irrecuperabili. Dalle aspiranti velite. Da quelle sempre in caccia. Dalle sconsolate ragazze madri. Da quelle invecchiate fin troppo in fretta. Con un bel poco di sano buonsenso Mata ha superato quell’età indenne e senza marmocchi tra i piedi.
Non è vero che non ci sia lavoro per le donne. Sono convinta che la nostra sia una collocazione particolarmente appropriata alla seconda metà del cielo. Si potrebbe definire come un impiego nella pubblica amministrazione, anche se non si può affermare che sia esattamente così. Cioè sono e non sono un’impiegata statale. È difficile da spiegare. Dovete metterci del vostro. Ma un po’ alla volta forse tutto sarà più chiaro. Pazientate ancora? Certo i soldi degli onorari di Mata derivano dai portafogli di tutti, sono una delle voci imprecisate del bilancio statale, vengono sottratti genialmente alle tasse.
Ho trovato l’Url per caso. Cercavano collaboratori. Non spiegavano per cosa. Mi sono buttata. Se il cellulare di Mata suona il Requiem in Re minore K 626 di Mozart so che sono loro, e che c’è una revisione. Ho sempre il portatile a portata di mano. Non voglio e non posso perdere tempo. Il tempo è denaro e il tempo può essere vitale, ed è sempre virale. Nel sito della società appare un elenco continuamente aggiornato. Al momento il numero tredici è il numero fortunato; perfetto. Al numero tredici c’è il cliente che interessa. È quello che devo contattare e servire. Io avrei scelto il diciassette, ma non sono superstiziosa.
Non possiamo più illuderci: siamo tutti dentro al grande fratello. Abbiamo una tessera sanitaria e un codice fiscale. La foto all’anagrafe. Sanno tutto. Chi siamo. Con chi parliamo e quello che diciamo. Quante volte andiamo al bagno. Solo io sono uno schianto e non ho un volto né un nome. Come detto Mata non esiste. Mi spiace per voi, ma una mia foto non è nemmeno mai stata scattata. Chi poi devo contattare solitamente sono giovani piccoli politici ancora anonimi o quasi. Spesso facilitati dai soldi di famiglia. Semplici da individuare e avvicinare. Prede che tendono a infilarsi volontariamente nella rete. Se corrispondete al profilo i prossimi potreste benissimo essere voi. Mata vi aspetta e voi aspettatevi una mia visita. Cercherò, per il possibile, di essere cortese.
La SdA, ovvero Servizi di Argine, è la divisione più segreta dei servizi segreti, in realtà non esiste. C’è un ufficio dedicato a Gianadelio Maletti. Ma quello si occupa degli anarchici. Ne ha parecchi a busta paga. E ha un civico. Non so molto altro. Ufficialmente la SdA appare come un’innocua società di import e export, priva di capitale sociale, con sede a Ginevra, e in mille altri posti sparsi come infime cacche di zanzare sulla carta geografica. In realtà essenzialmente si preoccupa di mantenere la stabilità. Il cosiddetto Status quo. Di prevenire ed evitare i rischi e gli azzardi di, più o meno, pericolosi mutamenti. Almeno questo è quello che è stato spiegato a Mata. Come ad una scema, ma le domande sono sempre inopportune. Ecco, io, non ufficialmente, lavoro per loro.
Certo devo cambiare ogni volta strumento e modus operandi. I risultati del mio impegno passano abbastanza inosservati. Poche righe per pochi giorni, generalmente su giornali locali. Non un grande eco. Niente di eclatante. Anche perché oggi sono qui e la prossima volta in un altro posto. Questo, e il cambiamento di metodo, fanno sì che le notizie non vengano collegate tra loro. Che non si sospetti della mano di un unico autore. Inoltre, diciamo così, gli assassini seriali, qui da noi, sono di moda solo nei film e nelle serie televisive. E se qualcuno, in qualche caso, ha sospettato, ha sospettato che dietro ci sia un uomo. E non è durato abbastanza per avvertire un altro sospetto. Uso soluzioni sufficentemente violente perché possano essere attribuite a una donna, nella loro testa. Forse ho detto fin troppo, insomma… Anche l’ignoranza degli altri è essenziale per finire un lavoro pulito.
E poi Mata è un fantasma, non scordatelo. Non si può prendere qualcosa che non c’è. E Mata non li ha mai delusi. Contestualmente, a lavoro fatto, depennano il nome dalla lista e mi fanno il bonifico. Compiti come il mio, in epoca gloriosa, mi avrebbero definita come Cacciatrice di taglie. Naturalmente quella della foto non sono io, anche se ci assomiglio abbastanza. Come premesso non sono così stupida. Lei è un’attrice abbastanza famosa. Io non userei mai un vecchio arnese simile. E cerco di essere solo un pelo più discreta. Mi dico Mata, apparire non è tutto.

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