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Archive for 20 marzo 2018

Duello a mezza voceChi è quel coglione a cui verrebbe in mente di scrivere una trama western al giorno d’oggi? Ce l’avete davanti e ambientata nel profondo sud.
Due personaggi talmente diversi da non sembrare nemmeno fratelli. Dai profili appena abbozzati, da veri uomini di frontiera. Anche i nomi sono abbastanza tipici, quasi già sentiti: Jackie e Lewis McCanles.
Jackie era nato robusto e fin da bambino si era mostrato deciso e prepotente, certamente sensibilità e gentilezza non erano fra le sue virtù più spiccate. Il più giovane dei McCanles, Lewis, era nato gracilino. La mamma sperava in una bambina e lui, in parte, l’aveva delusa. Papà McCanles diceva che quella donna, ancora una volta, aveva toppato, non era riuscita a dargli né questo né quello.
Jackie era l’orgoglio del padre, non si faceva mettere i piedi in testa da nessuno. Era resoluto. Si prendeva quello che voleva. Spadroneggiava. Amoreggiava con la mandria e prendeva il toro per le corna. L’altro era sempre con la testa tra le nuvole. Mamma diceva che era riflessivo, intorno si diceva che era solo smidollato. Il west era ed è questo, e non cambierà mai.
Jackie aveva cercato di soffocare subito, nel sonno, quel fratello non voluto né tantomeno gradito. Anche se fosse stato bambina non avrebbe saputo che farsene. Il piccolo era sopravvissuto. Per il padre era la conferma che quel ragazzino già robusto era un vero uomo. La mamma capì che, fin da quel momento, le cose per il piccolo Lewis sarebbero state difficili e si munì di cento occhi, e di sana pazienza, per vigilare sulla sua incolumità.
La faida era iniziata allora, nei primi giorni di scuola. Va da sé che il piccolo Lewis, almeno tra quei banchi andasse meglio. Lui sprecava il tempo anche a leggere. Si trovarono presto nella stessa classe. Tutti ridevano del più giovane McCanles, tranne, naturalmente, l’insegnante che ne riceveva ottime soddisfazioni; l’uomo amava parlare con quel ragazzino pieno di interessi. Il fratellone si appartò dietro la stalla e bruciò tutti i libri, compresi quelli dell’altro. Il ranch aveva bisogno di braccia non di smorfie e chiacchiere.
È naturale che fin da ragazzi si ritrovassero rivali in amore e con la chitarra. Jackie aveva fondato un gruppo country, I cinque mandriani, e girava per qualche fiera. Sfogava rabbia sul palco e nelle risse, uscendone sempre vincitore, in queste ultime. Strinse subito amicizia con un altro paio di brutti ceffi e una truppa di bottiglie di whisky. Lewis scriveva canzoni malinconiche che cantava e suonava da solo, molto spesso davanti unicamente alla luna e ad un piccolo falò. Era la timidezza in persona.
Lewis era certo di aver visto un chupacabras. Jackie gli aveva sparato ammazzandolo per dimostragli che era solo un coyote. Quando il cane di Jackie, una notte, aveva sbranato tutte le galline dell’altro lo stesso Jackie aveva affermato che quella sì era impresa di un vero chupacabras. Lewis sapeva la verità e aveva visto il muso e le zampe dell’animale responsabile insanguinate. Prese il fucile e sparò al cane. Jackie gli promise vendetta, era l’essere che amava di più al mondo, naturalmente oltre la bella Perla Suarez, la proprietaria del saloon. Il maggiore dei McCanles non aveva l’abitudine di sentirsi dire di no. Rimase sorpreso, e con lui tutti il paese, naturalmente tranne lo scrivente, accorgendosi che Perla mostrava simpatia per quel fratello silenzioso e disdegnasse le sue rudi avances. Lewis se ne stava sempre in un angolo con gli occhi bassi e il suo unico bicchiere di rum a fargli compagnia. Perla gli girava intorno come un’ape al miele.
Stanca di aspettare, la bella, una sera uscì sotto al portico, gli chiese di cantarle una canzone, poi si fece vicina e, fregandosene di tutti, lo strinse a sé e lo baciò. Tutta soddisfatta se ne tornò dietro al banco, forse ignara che da quel momento le scaramucce si sarebbero trasformate in guerra. Jackie affermò, a voce alta, che una vera donna, come lei, bella, aveva bisogno di un vero uomo al suo fianco. Aggiunse, con arroganza, che prima o poi sarebbe stata sua o di nessun altro. Uno di noi due era di troppo. In quella storia e in città.
Jackie poteva avere tutte le donne che voleva e molte ne aveva avute. Ma non gli bastavano le donne da saloon né la moglie del pastore. Lui voleva Perla, l’unica che gli aveva tenuto testa gli aveva detto di no. Ormai ne stava facendo una malattia. Questo lo rendeva furioso, ma lei lo disdegnava. Rifiutava tutte le sue pesanti e volgari avances che con le altre funzionavano.
Quando Perla trascinò il suo, non tanto segreto, amore in quel fienile, per Jackie la misura fu piena. Aveva sopportato fin troppo. Sentiva sghignazzare e sparlare dietro le spalle. Era solo nella sua testa perché nessuno avrebbe avuto mai il coraggio di farlo, nemmeno in sua assenza, eppure questo bastava. Sfidò il fratello a poker. Lui metteva in palio il suo toro migliore, l’altro, qualora avesse perso, avrebbe dovuto lasciare la città e mettersi il cuore in pace nei confronti della bella Perla. Mise le cose in modo che davanti a tutti Lewis non potesse sottrarsi e dovesse accettare la sfida.
Si sa anche che le carte non sorridono mai a chi ha fortuna con le donne, cioè con una donna, nel nostro caso la stessa Perla. Intorno ai due fratelli s’era fatto silenzio. Tutti guardavano quella partita. Anche Perla aveva lasciato il bancone. Chi voleva bere poteva servirsi e lasciare i soldi, ma solo quelli che tifavano per Jackie, cioè quasi tutti, potevano permettersi solo laconici commenti. Il maggiore dei McCanles sghignazzava sicuro di sé e della propria abilità con le carte.
Lewis aveva in mano una coppia di otto e una di assi. Perla cercò a gesti inutilmente di avvisarlo che quella era ben tristemente nota come la mano del morto. Lewis non vide l’avvertimento o non lo capì. Si giocò tutto: All-in. La quinta carta che alzò era una regina. L’altro prese quattro carte. A Lewis non interessava nulla di quel maledetto toro che non avrebbe mai saputo governare da solo, ma sentiva soddisfatto di avere già la vittoria in pugno, e allora alzò gli occhi per regalare alla sua bella uno sguardo pieno di malinconico amore.
Lewis espose sul tavolo la sua doppia coppia all’asso e allungo le mani sulle fiches. L’altro lo gelò fermandolo. Scandì un pokerissimo: cinque re in fila. Jackie ridendo invitò il fratello a preparare le valigie e ordinò a Perla un whisky doppio e di essere un po’ più carina, cercando di allungarle inutilmente una sculacciata. Lei aveva scansato il gesto e aveva detto che quella sera si doveva servire, come tutti gli altri. Aveva aggiunto indispettita che solo lei poteva decidere per lei e che ormai il suo cuore era impegnato. Tutti esclamarono di sorpresa. Lewis osservò che qualcosa non gli quadrava. Jackie gli urlò contro che se avesse voluto accusarlo di barare avrebbe dovuto dirglielo in faccia. Lewis rispose che non voleva dire quello, ma che comunque non avrebbe lasciato la città. Fu allora Jackie ad accusare il fratello di non stare ai patti. Gli animi si andavano surriscaldando. Il solito vecchio con la sua solita voce fastidiosa da corvo castrato commentò: Non ci son più coglioni.
Ebbe inizio allora la zuffa più incredibile della storia. Lewis cercò di colpire il fratello mancandolo. Jackie allungò all’altro un manrovescio che lo mandò disteso sotto al tavolo. Lewis si tolse il sangue dalla bocca e, in preda all’ira e al dolore, lo sputò. Lewis impugnò e brandì una bottiglia vuota. Scoppiò il pandemonio generale. La fazione che sosteneva il più robusto Jackie ebbe presto il sopravvento essendo largamente superiore, naturalmente, sia in numero che in decisione e muscoli. Trovandosi presto senza avversari presero a darsele tra loro; tutti contro tutti. Del locale non rimase un solo bicchiere intatto, sfasciarono tutto e tra le prime cose l’enorme specchio. E schiaffi, calci e spintoni Jackie fece rotolare il fratello fuori della porta mentre tutti i presenti, quelli che riuscivano ancora a mantenersi in piedi, li seguivano curiosi.
Se sei un uomo fuori la pistola! sputò al fratello e alla folla Jackie, e si preparò al duello. Lewis non portava la pistola e il solito buon samaritano gliene buttò una sulla polvere. Lewis si sentì già un uomo morto. Non potendo fare diversamente la raccolse a la infilò nella cinta. Le sue gambe tremavano in modo evidente. Non aveva speranze. Non era mai riuscito a centrare nemmeno un barattolo, le poche volte che era stato costretto a provarci. L’unico essere vivente a cui aveva sparato era quel maledetto cane e lo aveva fatto a due passi di distanza. Anche davanti a quel serpente a sonagli aveva dovuto intervenire Perla. La bella Perla che dalla porta basculante del locale li osservava attenta. Prima che il primo facesse la prima mossa la giovane donne alzò il fucile e fece fuoco.
La bella Perla era donna piena di grazie e di virtù, e dotata di buoni davanzali nonché di una mira infallibile. Il suo proiettile tranciò di netto la cintura di Jackie a cui, naturalmente, caddero i pantaloni e se li ritrovò sulle caviglie a inciampargli i movimenti. Nello stesso istante a Lewis la pistola era caduta di mano. Jackie fece per muoversi di qualche passo verso l’altro risollevando le brache. Cadde disteso come un vitello da marchiare. Quando la bella prese a calci entrambi nessuno riuscì più a governare l’ilarità generale. Tutto il paese diventò una sola risata. Quel duello sarebbe entrato nelle leggende di là a venire.
I tempi erano cambiati e la frontiera non era più la stessa. Duelli al sole potevano più venire tollerati. Qualche furto di bestiame, qualche innocente rapina, qualche resa dei conti di notte, poteva anche passare inosservata, non certo chi comprometteva la quiete pubblica, come in quel caso. Lo sceriffo, che aveva osservato tutto, fin dall’inizio, dalla finestra sbarrata della prigione, cercò di giustificare Jackie, ma alla fine non poté fare altro che cacciare i tre protagonisti di quell’immane caciara da Memphis, e da tutto il Tennessee.
Si allontanarono in un unico calesse. La bella paziente spiegò a Lewis: Non può continuare così. L’amore è amore, ma a tutto c’è un troppo. Sei un buono a nulla e un pusillanime. Nemmeno a difenderti sai fare da solo. Nel prossimo episodio io Jackie me lo sposo. Spero che impari, nel frattempo, a tenersi su i pantaloni. Almeno con lui una scopata e un ceffone li trovo. E tu ti dovrai accontentare di fare l’amante saltuario e lunatico. Jackie non era sicuro che fosse un buon affare. Avrebbe voluto solo toglierselo definitivamente dai piedi. Jackie si sbagliava perché dovevano essere in tre per irrobustire la leggenda. Lewis si sbagliava perché voleva chiedere all’amata la mano, ma aveva lasciato le ultime parole in quel saloon. La bella Perla si sbagliava perché quella sarebbe stata la loro fortuna.
Non insensibile alle sue grazie, un segreto amico regista, propose il terzetto come protagonista del remake di Duello al sole[1]. Il film fece un notevole successo di botteghino. Lo sceriffo fu radiato dall’albo. I nostri tre eroi poterono tornarsene a casa. Jackie smise di fare il mandriano anche perché nei suoi pascoli furono trovati un paio di giacimenti. Lewis ebbe successo come poeta e cantastorie e alla fine si spostò a Village. E la Bella? la bella Perla era già fuggita, subito dopo la fine delle riprese del film, con il protagonista del remake di Blade Runner.

[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Duello_al_sole

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