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Archive for 24 marzo 2018

LionellaÈ un mondo pieno di esperti. Di cosa? Non lo so. Di tutto. Probabilmente c’è un manuale anche per andare al bagno. Non mi serve, grazie. L’ho appena fatta. Tu sai come la penso. Da quanto mi conosci? Da sempre. Sì! lo so. Non serve che lo dici. Probabilmente lo sai. Lo hai immaginato. O lo hai capito. Se è così non dirlo. Non serve. Fammi parlare. Io credo nella coppia. Sono sempre stata un po’ moralista. Se vuoi un poco bigotta. Ho sempre odiato quelli che vanno anche con altre. E pure quelle. L’amore si vive costruendolo. Giorno per giorno. Ora per ora. Altrimenti sarebbe troppo facile. Non credi? Ma io non sono mai caduta in tentazione. Anche quando si presentavano spesso. Io non hai mai tradito mio marito.
E allora?
Ti prego, non interrompermi, fammi parlare. Sii cortese. Altrimenti perdo il filo. E non ci resta molto tempo. O non riesco più a dirlo. Non è nemmeno facile. Dovresti capirlo. E non fare quella faccia. Non chiedermi quale faccia. La tua. Adesso. Non può una donna… e una come me. Insomma. Allora… Da quanto ci conosciamo? Da una vita. Esatto? E forse sai che quando ti ho conosciuto avevo un po’ di simpatia. Non aggiungo altro. Non mi eri indifferente. E tanto basta. E questo è quasi tutto. E amavo ancora divertirmi. Senza esagerare. Quello non l’ho mai fatto. Non è mai stato da me. Non ho mai ecceduto. In niente. Tanto meno in amore. Un paio di ragazzi. Storielle brevi e confuse. Ed ero ancora tanto giovane. Forse anche queste storie le sai tutte. Ma non mi hai corteggiato. Invece mi hai presentato Camillo. Ti ricordi? A sentire il nome m’è venuto pure un risolino. Non volevo offenderlo. E l’ho ingoiato. E il mio mondo è cambiato. Ho capito subito che era l’uomo giusto. Me ne sono innamorata. Sono passati ormai quasi vent’anni e siamo ancora assieme. E lo dico con orgoglio: non c’è mai stato nessun altro. Ce stato solo lui. E non mi pento nemmeno di un minuto. Solo che sai come sono le donne. E anch’io, a modo mio, sono una donna. Le donne sono curiose. Imprevedibili. Un poco capricciose. Oggi non è più ieri. Ero dalla parrucchiera quando mi son trovata a pensarci.
Perché lo dici a me?
Speravo lo avresti capito da solo. Chi più di te. Gli hai fatto da testimone anche al matrimonio. Eppure… Forse mi son invecchiata più di quanto credevo. Mi sono sciupata. Scusa. Dimmelo se è così. Lo so che dovevo pensarci prima, ma non c’è nessun prima. C’è solo oggi. E oggi siamo qui. Io e te. Soli. Perché lui è in missione. Ma non solo per quello. Perché ne avevo voglia. Avevo voglia di vederti, e fare queste due chiacchiere. Di un consiglio. Non ero sicura di volerlo, ma lo dovevo fare. Insomma ero dalla parrucchiera quando m’è venuto questo stupido dubbio. E mi sono data dell’idiota. E mi son chiesta cosa andavo a pensare. Ed ero certa che se ne sarebbe andato. Così com’è venuto. Invece il pensiero m’è rimasto in testa. Come un tarlo. Ed è per questo che siamo qui. Ora lo sai. Cioè… non c’è stato nessuno e allora mi son detta: Lionella, non ti sarai mica persa qualcosa? Sai la curiosità? Poi ti rode dentro. È facile essere bravi a rinunciare a ciò che non si sa. Ci ho pensato solo dopo. Non ci crederai, ma non ci avevo mai riflettuto. Così è fin troppo facile. Finché non assaggi la cioccolata non sai a cosa rinunci. Non ti viene l’acquolina in bocca quando la vedi. Te ne stai a dieta senza soffrire. Per quello sai che non ho problemi. Io non ingrasso neanche con i bombolotti. Ma era solo un esempio. Una cretinata. Però puoi controllare.
Cosa ti devo dire?
Forse non hai capito. Mi sento di averlo tradito proprio perché non l’ho fatto. Un sacrificio vale nella misura in cui… Voglio dire… non so nemmeno io cosa voglio dire. Insomma… Non è stato nemmeno un sacrificio. Mi son data a lui e solo a lui. Completamente. Bella vigliacca. E fuori che lui non c’era altro. C’era lui. C’era il suo mondo. Le sue abitudini. I suoi pensieri. Un solo mondo, il suo. E io ho vissuto solo di quel mondo. Me ne sono saziata. Mi è bastato. Me lo son fatto bastare. E m’è anche pure piaciuto. Non lo nego che abbia i suoi lati positivi. Quasi tutti. Poi incespichi su una virgola. E ti accorgi che questo andava bene ieri. E ti accorgi che non ti basta più. Solo perché non sai e invece vorresti sapere. E le cose non le puoi leggere sui libri. Non è la stessa cosa. Certe cose le devi vivere. Si dovrebbero fare. Mi sono chiesta se anche lui se lo è chiesto. E anche se mi ha tradita. Credo di no. Spero di no. Ma non si può mai sapere. Se lo ha fatto non lo voglio mai scoprire. Potrei impazzire. Potrei anche fare… Non so cosa farei. E allora ho deciso che dovevo affrontare la mia ignoranza. I mie fantasmi. Che dovevo scoprire di cosa si trattava.
Perché lo dici a me?
Se mi fai parlare poi lo capisci. Forse. Non sei bravo ad ascoltare solo, e tacere. Dov’ero rimasta?… Spero che tu non te ne stia approfittando. Che non fai finta. Saresti troppo ingenuo per essere vero. Certo che devo dire tutto. Ma se lo devo fare allora lo faccio. Da allora ci ho pensato molto. Certo ci sarebbe qualcuno. Ecco perché lo sto dicendo a te. Un collega. Un amico. Insomma… un paio. Sono sicura che loro… Almeno qualche volta mi hanno degnata di uno sguardo. Ma non sarebbe vero. Non so come dire. Sarebbe come una goccia di rugiada mentre muori di sete. Lo so che è un esempio stupido. Una analogia che non regge. Prova a pensarci? Vado con un altro. Sarebbe solo come andare con un altro. Una cosa squallida che non si merita. Che non mi merito. Non sarebbe nemmeno. Sarebbe solo una pausa. Una cosa di sesso. Ma con lui, con Camillo, non c’è solo quello. C’è molto di più. Ci sono vent’anni. Vent’anni di tutto. Vent’anni da quando ci siamo conosciuti. Come con te. Anche se sono vent’anni differenti. Lo ammetto. Lui non potrebbe capire. Ma penso che tu possa farlo. Penso che tu possa cominciare a capire. Scusa se te lo dico, ma tradire è tradire. In un tradimento dovrei coinvolgere tutta me stessa. È per questo che ho pensato di parlarne con te. Non lo nego di essere ancora confusa. Poi mi puoi dire. Poi ti posso dire. Ci possiamo confrontare. Non sei come uno che passa.
Ma Liona…
Adesso dov’ero?… Mi fai perdere il filo. Se non lo dico ora non troverò il coraggio di farlo più. Credo. Te l’ho detto. Mica è facile. Nemmeno per me. Insomma… Non far finta di non capire. Se non ti va dillo subito. Non mi offendo. Mi alzo e saluti e baci. Amici come prima. Non sono più una ragazzina. E non devi pensare a Camillo, non è obbligatorio. Lo so che non son bella come allora. Mi vedo da sola. Li ho gli specchi in casa. Ma, credimi, qualcuno ancora mi guarda. Sempre meno. Certo. Ma c’è ancora qualcuno. E qualcuno che me lo fa qualche complimento. Insomma, guardami. Ormai i miei anni li ho e li so contare. Come so che se non lo faccio ora non lo farò mai. Non ritroverò mai tutto questo coraggio. Se ti crea imbarazzo puoi non chiamarmi Liona. Puoi usare qualsiasi nome che ti va meglio. Magari Salomè o Sonya, per la fantasia. Non importa. E puoi anche non pensare che sono io. Fare finta che non ci conosciamo neanche. Che sia una qualunque. Che passa. Che ci incontriamo per la prima volta ora. Basta lo sappia io. E’ sufficiente. Non pretendo un vezzeggiativo carino. Cerca solo di non essere volgare, ma se ti viene e ne hai bisogno, quello che viene non importa.
Non è per quello…
Ti capisco. E non badare al vestito. Sotto c’è solo profumo. Credimi, non è un capriccio. Arrivano certi momenti. Forse per tutte. Ti ringrazio di non avermi fatto pregare. Non sarebbe stato gentile, da parte tua. Mi sarei sentita umiliata. Certo temevo che Camillo sarebbe stato d’impiccio. O che anche tu, come me, fossi fin troppo fedele. Incapace di sentirti libero. Ero proprio disperata. Mi sentivo inutile. Fallita. Meno di un niente. Più di così sarebbe stato troppo. Speravo che bastasse a lusingarti. Mi sentivo già accaldarmi dentro. Sotto. Le vuoi vedere ora? Non mi hai mai nemmeno sfiorata. Sei toppo buono. Forse troppo onesto. Va già meglio. Sapevo che eri un amico. Che avresti capito. Anche se non potevo esserne certa. Che ci potevo contare. Che non mi avresti tradita. Che non mi avresti delusa. Che non ti saresti tirato indietro. Quando un’amica ha un bisogno. Speravo…
Mi sono chiesto perché lo facevi?
Almeno te ne seri accorto. Ho fatto di tutto… E’ stata una promessa. Se tu avevi ancora un dubbio. Non c’è una ragione. Non sapevo cosa mettere. Non c’è mai un’occasione. Non volevo si vedesse troppo, ma nemmeno troppo poco. Insomma l’ho messo e basta. Ti ringrazio per la cena. È stato bello. Naturalmente il conto è mio. Ti ho invitato io. E poi mi sento in colpa. È stato come un tranello. Un’imboscata. Spero che non lo pensi. Spero non me ne vorrai. Non era questo che volevo. Ma è tutto così difficile. E nemmeno io so cosa volevo. Ma sono certa di sapere cosa voglio. Almeno non hai più bisogno di fingere di non capire. Le carte ormai sono tutte in tavola. Ci stai o non ci stai. So solo che le cose vengono così. E a volte vengono mangiando. Davanti ad una buona cena. O perché è il momento. O solo perché se ne vengono per conto loro. Insomma… non so come si dice. Sono una donna, ma… Non me lo fare dire… Lo vorrei tradire. E lo vorrei con te.
Ma che ti salta in mente? Non siamo neanche soli.
Dice uno scrittore che amo, ma forse nemmeno è farina sua, che il desiderio viene quando vuole. La scintilla. E non importa se è la sera giusta o quella sbagliata. Se si è in un bel posto o in uno orrendo[1]. Questa sera, noi, tutto, dimostra che ha ragione. Lo è per me. Voglio che lo sia. Se hai bisogno di aiuto basta chiederlo. Non te ne devi vergognare. Sono qui, pronta a fare quello che posso. Se ti è d’aiuto te lo faccio vedere. Te lo faccio vedere… il culetto. Purtroppo è un po’ ossuto. Naturalmente non qui. Non sono matta. Ma quello sì. Se vuoi quella te la posso anche mostrare. Se è utile possono tirarla fuori, una tetta. Anche qui. Davanti a tutti. Non sarebbe nemmeno troppo fatica. Nessuno baderebbe troppo a noi. E se lo fa è perché non sa farsi gli affari suoi. Comunque tanto Camillo non lo verrebbe a sapere. E se anche fosse non ci crederebbe. Nemmeno io ci credo a quello che sto dicendo. È un’altra quella che parla. Credo che te ne sarai accorto. Non devi fare niente. Mi devi solo dire sì. Faccio tutto io. Non sono più così bella, ma ora so cosa fare.
***
Basta alzarsi. Lei comprende immediatamente. Paghi il conto e lei ti trottola dietro. Ancheggia e le resta la sfacciataggine di fare anche la smorfiosa soddisfatta. Nessuno a quel punto avrebbe potuto negarle quel piccolo aiuto. E l’amica che credevi di conoscere la conosci davvero. Ti chiede se hai ancora tempo anche dopo. Ha troppa fretta anche per prolungare un bacio. Quel seno l’ha già tirato fuori. Si è presa la tua mano. E, mentre sospiri Liona, scopre di non avere più nessun tempo né pazienza. Si alza il vestito e ti sbatte contro la macchina. Hai già le sue mani che ti cercato ansiose. Non vuole avere nemmeno la pazienza di salire. Il rischio della paura di poterci ripensare. Si alza il vestito ed è tutto vero, sotto ha solo il profumo, e ti fa entrare. E allora continui a sussurrare nel buio il tuo Liona. E quel buio ti nasconde a tutti e anche a te stesso. Non sai se hai tutte le risposte per tutte quelle sue domande. E anche per le prossime. Sai solo che ci sono sempre tanti altri giorni per vivere e capire.

[1] Stephen King: Il bazar dei brutti sogni. Sperling & Kupfer – Milano pag. 340. 2016

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