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Archive for 31 marzo 2018

BoeraÈ bastato un attimo, vedere Boera e perdere la testa. Non notarla non era possibile. Era entrata da sola. Era entrata sicura di sé, come una soubrette, e si era presa il palco. Troppi occhi si sono voltati a guardarla. Con quella spanna di tacchi. Con le spalle scoperte. I capelli come una nuvola profumata. Con quel sorriso a diecimila watt. È così che l’ho invitata a ballare.
Un gran gesto audace il mio. Era già la mia regina. In quell’istante. Ero certo che le sua labbra avrebbero trovato una scusa. Un modo gentile per un diniego. In un certo modo restai favorevolmente sorpreso del suo Sì. La musica era lenta e le luci soffuse. L’ho abbracciata stretta e ho cominciato a sognare. Galleggiavo nell’aria immerso nel suo profumo dolciastro. Quella musica suonava soltanto per me, per noi. Le ho spiegato quanto era bella, e mi ha permesso di baciarla prima ancora che le chiedessi il suo nome. Avevo trovato un coraggio che non avevo mai avuto; che non era mio. Mi ha guardato con orgoglioso rimprovero quando le mie mani hanno provato a farsi audaci.
Poi hanno acceso le luci senza che lei si staccasse da me. Ero prigioniero dell’indagine dei suo occhi. Tra le labbra le era sfrigolata una risatina di biasimo e di orgoglioso consenso. Almeno così io interpretai il suo vocabolario facciale. Feci per accompagnarla a tavolo, non si mosse. Le chiesi se potevo andare a prenderle da bere, mi disse, con una voce dolcissima e suadente, che non aveva ancora sete. “Magari dopo”. Queste sono state, lo ricordo bene, le sue prime parole. Le tenevo la mano. Poi aggiunse che preferiva restassimo lì, nel mezzo di quell’arena. Nascosti dagli altri in quella folla.
Tutto e cominciato lì, quella sera, come d’incanto. Ricominciammo a ballare e non ci saremmo stancati mai. I suoi occhi non trovarono più rimprovero per la sfrontatezza delle mie mani. Mi assolvevano e mi lusingavano invece con la luminosità serena di un tacito gradimento e un soddisfatto orgoglio. Non diceva null’altro per non Interrompere il momento, quella malia. Con il cuore e le mani gonfie mi comunicò che forse era ormai il momento di andare. Temetti ed ebbi un tuffo al cuore, ma la sua mano riprese la mia, si intrecciarono le dita e mi trascinò con sé. Quando gli confessai quell’attimo di incertezza mi diede dello sciocco e del povero stupido e mi sfiorò dolcissimamente le palpebre con le labbra.
Di tutto quello che successe in seguito, quella stessa sera, preferirei non parlare. Ero curioso di tutto di lei. Come mi ha spiegato in seguito l’origine dell’insolito nome non è stata una questione di colore o di terra. Molto più semplicemente suo padre aveva preso uno di quei cioccolatini ed era stato la sua fortuna. L’aveva offerto a sua moglie ed era scoppiato l’amore, cioè a quella che non era ancora sua moglie e che ancora non sapeva che lo sarebbe presto diventata. Lei aveva vinto e scartato un altro bacio e trovato il bigliettino che le spiegava che quella era la sua giornata fortunata, in cui avrebbe trovato l’amore. Era tutto vero. La madre era una tipa decisa, che sapeva quello che voleva. E non era più una ragazzina. E tutto questo era successo esattamente vent’anni fa.
Poi era stato il caso perché era come se il nome fosse diventato una specie di marchio. Era stato quasi come se lo avessero sempre saputo, anche se all’anagrafe non ne potevano essere che inconsapevoli. Non potevano immaginare. Trovava che per lei, probabilmente, non sarebbe mai esistito un nome più appropriato. Boera, ogni volta che vuole, sa essere dolcissima. Boera ha un deciso sapore d’avventura e di arance. Boera è una donna ad alto tasso alcolico. Come la assaggi ti fa girare la testa. Era stato subito così, dopo quel nostro primo bacio. È così in ogni bacio. Mi perdo in lei e mi ritrovo affogato nei suoi umori.
Non mi ha mai lasciato il tempo di pentirmi di quel mio gesto precipitoso. Mi ha dato subito una ragione e un posto, anche se sono sempre stato un tipo un po’ nomade. Però Boera non è mai la stessa, e lo è sempre. È sempre nuova e sempre una certezza. Non so come spiegarlo. Basta vederla e vederci. Non sempre le cose si spiegano con le parole. Quando non è qui mi sento in ansia e non faccio altro che aspettarla. Ha dita lunghe a mani rapide. Ha sempre le unghie curate e lo smalto colore del sangue appena sprizzato, o di un ottimo cabernet. Anche nelle mie serate sfortunate quando scarto Boera vinco sempre il primo premio.

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