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Archive for 2 aprile 2018

L_ esecutrice testamentariaSegue: IVONA
Non credo vi possiate ricordare ancora di me. E spero per voi che abbiate scordato anche il mio nome. È passato tanto da quando ci siamo sentiti. Allora ero ancora spesso la vostra Santina Innocenti. Nel frattempo molto è cambiato. Ho scelto un nuovo look. Non mi riconoscereste nemmeno se aveste conservato sotto gli occhi, fin dalla stanza dei giochi, il mio poster a grandezza naturale. Ho smesso con quel lavoro, o quasi. Insomma, come mi ero ripromessa, ho rescisso quel tacito contratto in silenzio. Ora, della mia attività, debbo risponderne solo a me stessa. Ora mi definisco più semplicemente un’esecutrice testamentaria.
Temo di correre il rischio della nomination per la santità. Non tocco un uomo da quella volta con quel piazzista di libri sulle vite dei santi. E anche quella volta è stata… Nemmeno si può aggiungere a un conto di per sé già abbastanza circoscritto. E una donna da quando ho dovuto sistemare quella Ivona, che quasi certamente era un nome d’arte. Ho scoperto che all’anagrafe risultava come Benedetta Santini. L’ho appreso dai suoi documenti quando li ho sostituiti con i miei. Lei aveva lasciato detto che voleva essere cremata. Ora loro, se sono svegli, mi daranno per morta, finalmente. Potrebbero chiedersi solo dov’è finita quella loro Ivona, ma nel nostro ambiente si sparisce in fretta e quasi sempre, per sempre.
Non voglio correre il rischio di dubitare di diventare paranoica. Sono solo previdente. È la realtà a dettarmi tempi e modi. A rendermi così attenta e sospettosa. Ma ora mi sento più tranquilla e tranquilla dormo la notte. Se proprio il vostro prurito non può essere guarito senza un nome potete al momento chiamarmi Alicia Gris[1]. Gli affari non sono mai andati meglio, direi. Ho un contratto ben pagato per un certo Leandro Montalvo, nome strano che credo succhiato da qualche libro. Nessuno, nel nostro mondo, usa il suo vero nome. Da quanto ne so è un gran pezzo di merda e, inoltre, è uno di loro. Probabilmente un pezzo bello grosso, vista anche la cifra stanziata. Con molta probabilità uno di quelli che nell’altra vita dava gli ordini. Prima o dopo tutti sanno troppo, diventano scomodi.
Ma innanzitutto devo sistemare una cosa che mi preme. Mai avere fretta. Stasera ho appuntamento con uno che ha trovato il vago coraggio di accostarsi. Anche se ho dovuto oltrepassare il limite della sfacciataggine. Ormai sono come nuova. Ho proprio bisogno di una bella rimpatriata. Di riprovare la sensazione e il benessere di sentirmi veramente desiderata. Di lasciarmi stringere fra le braccia di un vero maschio. Di dita che mi impastano in quel delizioso modo. Di lasciami strizzare e palpeggiare. Di farmi frugare. Di lasciarmi scappare il fiato e qualche apprezzamento volgare. Di tutto quello a cui ho dovuto rinunciare per una vita da asceta. Di tutto.
Spero sia uno che sa mantenere le premesse e le promesse. Non resisterei ad un’altra delusione. Mi spiace solo di non poterlo avvisare che avrebbe il sacro dovere di congedarsi prima dalla moglie e dai figli, dai parenti e dagli amici, dai colleghi del lavoro; dare le dimissioni. Dopo avermi vista con il mio nuovo volto e aver visto probabilmente, ci spero, tutto il resto, in quel nostro incontro clandestino, non posso proprio permettermi di lasciarlo andare in giro con il rischio che lo racconti. Non mi lascia alternative. Spero si consoli apprendendo che il nostro sarà il gesto d’amore, per così dire, definitivo. Però sarà mia premura fare dopo una cosa veloce e il più possibile indolore.
A me dà già un friccicorino da per tutto pensare che lo starò facendo con quella che per lui sarà l’ultima. Che nei suoi occhi resterà per sempre solo quell’ultima immagine: io e le mie tette e tutto il mio resto. Per il massimo dell’estasi qualcuno deve pure rinunciare a qualcosa. Meglio sia lui.

[1] Da Il labirinto degli spiriti di Carlos Ruiz Zafón.

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