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Archive for 8 aprile 2018

Un giro di chiaveDo sempre un giro di chiave alla porta. Anche quando non c’è nessuno e siamo soli. Figuriamoci quando c’è Nicoletta in giro. Per chi non mi conosce Nicoletta è la nostra collaboratrice domestica. Per loro spiegherò che è una donnetta come tante. Niente di particolare. Bassina e un po’ robusta. Con i capelli come le donne di una volta. Una figura che sembra schiacciata al suolo. Sempre in jeans e maglietta. Estate e inverno. Unica differenza è che d’inverno si cambia quando arriva. Utilizzando l’altro bagno. Mai avuto delle fantasie su di lei. Non sono uno di grandi stravaganze.
Come dicevo è una mattina come tutte le altre. Me ne sto tranquillo seduto sul trono. Certo sento i rumori del suo gran d’affare. La scopa che sbatte contro il battiscopa. Le porte che si aprono e si richiudono. Anche quelle degli armadi. Come dicevo ero appartato con il giornale in mano. Faccio un sobbalzo. Senza bussare lei apre l’uscio e mette dentro la testa Scusa, non sapevo che fossi qua. Naturalmente lei fa per andarsene e richiudere quella maledetta porta. Mi si blocca tutto: Tranquilla, non è nulla, e ho quasi finito. Forse non lo dovevo dire. Non si sa mai cosa dire quando si è sopresi con le brache calate. Ci ripensa ed entra ridendo e si mette a pulire, senza far caso a me. A me che a quel punto sono pieno di vergogna. E appoggio il giornale. Comunque non riuscirei a leggere. Ho la testa altrove. Vorrei vedere un altro.
Non ho mai visto una donna delle pulizie a ore tanto principessa quanto Nicoletta. Maestra nel brontolare e con qualche parola volgare che le scappa talvolta dalle labbra. Cioè è spiccia con quella lingua. Innamoratissima del suo Alfredo. Il suo Edo è un pezzo d’uomo. E deve avere una pazienza infinita. Ormai è con noi da una vita, Letta. Ci raccontiamo tutto. Soprattutto lei ama metterci al corrente delle vicissitudini e delle sue disgrazie. E per quelle è sempre pronta. Ne ha sempre una di nuova. Mentre imperterrita continua nelle sue incombenze mi chiede se ho già preso il caffè. Mi dice che dopo me lo prepara. Ma dopo. Preferirei che andasse a mettere la moka sul fuoco subito. Non ho il coraggio di chiederlo. Solitamente lei lascia i bagni per ultimi. Cos’è questa novità?
Mi ragguaglia sulle ultime e su come hanno passato il fine settimana. Con gli amici. Sulle solite peripezie che deve attraversare ogni mattina per arrivare puntuale. Storie sempre uguali, leggende da pullman di linea. Capisco che quel darmi le spalle risoluta e testarda molesta anche lei. Lo capisco da come alza gli occhi al cielo e si sistema una ciocca. Non so proprio che fare. Le chiedo la prima cosa che mi viene: Dov’è Giacinta? È al telefono con mammina. Sempre per chi non ci conosce, Giacinta è la mia dolce metà. La mia consorte. Insomma mia moglie, anche se non ci siamo mai sposati. So che quando è al telefono con mamma le telefonate non finiscono mai. Lo sappiamo entrambi.
Non è che me ne stia lì a guardarla. Non riesco ad alzarmi. Non lo posso fare, con lei presente. Lei lucida la batteria di miscelatori dandomi le spalle. Forse potrei approfittare del momento, della distrazione. Non ci riesco proprio. Sono gli occhi che continuano a fissarlo, il suo culo basso di jeans. Più che robusto. Imprigionato. Anche se ride di nuovo e mi dice Fai finta che io non ci sia. non è possibile perché lei c’è. È lì e prende a raccontarmi le bizze del vecchio padre. È avanti con gli anni, suo padre. Non è mai stato quello che si può definire un brav’uomo. Ora non c’è più con la testa. Vive da solo, ma ha bisogno di tutto. Intanto sistema il bicchiere con gli spazzolini e il tubetto del dentifricio. Passa lo straccio sul portasapone. Pulisce il grande specchio. La guardo in viso su quello specchio e scopro che sta ancora ridendo. Per fortuna non mi sono alzato.
Se la posso fissare allo specchio è perché ci possiamo vedere. Il suo tempo corre veloce. Mi guarda in viso. Si volta e ride. Ride del mio imbarazzo. Controllo che non mi si veda niente. Anche se la mia posizione non può essere certo delle più eleganti. Lei non abbassa gli occhi. Semplicemente è come se tutto fosse normale. O non ci fossi: Scusami, ma ora dovrei fare il water; o preferisci che inizi dal bidet?
Mi chiedo se è una domanda trabocchetto. Del resto sarebbe solo dilungare la seccatura. Non mi scappa più, è passato. Non colgo la differenza. Vorrei dirle che se esce un attimo la lascio libera di fare. Invece le dico: Fai come vuoi.
Sai come sono fatta, ho il mio ordine, sono metodica. Preferisco fare come ogni giorno. Meglio che comincio dal water. E allora alzati. Che sarà mai?
Ma
So com’è fatta; e non so del tutto com’è fatta. Ride. Ride che sembra sfidarmi. L’ho sempre vista così, in quei panni. China sui pavimenti o davanti al lavello. Nemmeno mai in camera a rifare i letti. Cerco sempre di evitare di esserle d’intralcio. Se lei è in una stanza vedo di essere in un’altra. Stamattina sembra tutto cospirare. Sembra che tutto sia diverso e insolito. Vorrei tanto sapere cosa è cambiato. Come ha passato la notte. Non sono mai stato invadente. Me ne sto zitto. Io sì ma lei no: Dai che sai che pulisco bene. Stamattina, vorrà dire, che mi tocca… pulire anche te.
Non posso far altro che fare come dice. Mi alzo con i pantaloni abbassati, alla caviglia. Pieno ancora di quella vergogna. Penso di essere sufficientemente ridicolo. Ma, tra la distrazione degli occhi e il suo parlare, sono anche orgoglioso; almeno un pochino. Oltre quello che sarebbe lecito e che vorrei. A lei sfugge un Cazzo! e un Perbacco. L’ho spiegato prima che ha la lingua libera e veloce. Dovevo ancora scoprire quanto. Si congratula e mi dice che ha sempre saputo che sono Un vero signore.
I veri signori non si trovano mai in simili situazioni. Credo. Cerco farfugliando di scusarmene. Mi chiede Di che? Mi dice anche Fai il bravo. Vorrei fare da me, ma lei non me lo permette. Da una lucidatina anche al mio rubinetto. Dimostra che, quando vuole, ha una pazienza pari se non superiore al suo amatissimo Edo. E poi mi dice soddisfatta che anche a lei piace il caffè con il latte, ma con Il latte a parte. Questa non la capisco proprio. Lei dà sempre il meglio di sé in tutto quello che fa.
Non posso negare che la mia vita è un po’ cambiata. La mattina prendo ancora prima il caffè. Poi vado a fare i miei bisogni. Ma ho imparato a non chiudermi a chiave. Lei mi raggiunge sempre, o quasi. Con il suo solito Scusami, posso? Salvo non sia il suo giorno libero. O non ci sia proprio Giacinta nei paraggi. A volte lo scordo. Sembra sia diventato uno dei suoi doveri. Nemmeno quello che le costa più sacrificio. E devo ammetterlo, la brava Betta, è proprio una vera maestra nel lucidare tutto.

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