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Archive for 17 aprile 2018

Una banca a NashvilleQuando Chrystal le mostra è come se apparisse la Madonna. Tutti lì zitti in preghiera. Non è tutta lì, ma già quello è molto. È sufficiente. Più che una vera grazia. Avrei preferito essere avvertito. Le avevo detto solo di aspettare e poi mettergli il ferro bene in vista sotto il naso, e di mostrarsi decisa. Io avrei controllato dalla porta dentro e fuori.
Nel nostro nido d’amore andava tutto a meraviglia. Almeno finché ce ne stavamo fra le pareti domestiche. Chrystal e Abigail proseguivano a non farmi mancare le loro attenzioni. Erano sempre allegre e continuavano a scambiarsi scherzi. Piccoli dispetti. Piccole cose. A volte si mangiava salato perché una aggiungeva sale nella pietanza dopo che l’aveva già messo l’altra. Si nascondevano le cose. Si rubavano i vestiti, questo le faceva spensieratamente infuriare. Mi piaceva vedere la più piccola con i panni dell’altra che le andavano abbondanti. Con quei pantaloncini. Si stuzzicavamo al solo scopo di provocarmi. Poche volte si apriva una scatoletta di zuppa Campbell.
Spesso me ne stavo fuori tranquillo a scrutare l’orizzonte. Non avevo mai visto niente di simile. Mi ricordavo di quel nostro primo incontro in veranda, e anche della limonata. Quando ancora non ci conoscevamo. Abbi allora aveva invitato la sorella a coprirsi che le si vedeva tutto. Sei scandalosa; svergognata! Cristi irritata l’aveva invitata a farsi quelli suoi. Si era controllata e aveva alzato le spalle. Aveva aggiunto: Cosa vuoi che sia? Chissà quante ne avrà viste lì in città. Anche meglio di me. Aveva aspettato conferma da me e anch’io avevo alzato le spalle. Poi mi aveva invitato a non ascoltarla e non farmi troppi fastidi. Alla fine Abbi aveva detto indispettita: Così non vale.
Quella loro svergognata voglia di rivaleggiare non era cambiata per nulla. Spesso Abigail imbrogliava o mi prendeva alle spalle. Non si poteva certo definire contegnosa. Era quasi sempre lei ad accendere la miccia. E Chrystal doveva munirsi di sana e orgogliosa pazienza. A volte la piccola minacciava di andare fino in paese e trovarsi un uomo tutto per sé. Erano semplici provocazioni, sicuramente non l’avrebbe mai fatto. Io, come capo branco, mi sentivo in poco fuori ruolo. A fare da guardiano non ci sapevo fare. E nemmeno a dirimere le loro flebili controversie, che finivano sempre nelle solite risate, e sovente a letto.
Non si erano certo divise equamente i compiti di casa. Una passava lo straccio dopo che l’aveva passato l’altra. Una finiva il caffè, fatto dalla sorella, senza rimettere un nuovo bricco sul fuoco. Ognuna andava anarchicamente per conto suo. Cose del genere. Non contava l’età o il maggior carisma. Anche se c’erano un paio d’anni di differenza la più giovane non si sentiva da meno. Secondo lei erano solo un paio d’anni e quelli non contano niente. Gettava lontano il cappello di paglia e assumeva un’aria di sfida. Oppure sbatteva la porta e per una decina di minuti andava a rifugiarsi a casa dei genitori. In quel caso erano più le occasioni in cui toccava a me andarla a raccattare.
Papà Donovan mi guardava con quegli occhi che m’invitavano a portare pazienza. Si tergeva il sudore e continuava a lavorare. Mamma Donovan spesso alleggeriva le tensioni con un buon dolce. Anche quel giorno era indaffarata in cucina. Mio suocero doveva passare in banca. È stato così, credo, che a Chrystal è venuta l’idea. Se n’è parlato prima, tra noi tre, come sempre. Ho cercato di dissuaderle, forse era ancora troppo presto. Non mi hanno voluto dare assolutamente retta. Ho mugugnato dentro la tazza di caffè e ho cominciato a elaborare un minimo di piano. Era un azzardo bello e buono. Cercavo di convincermi che si poteva fare.
Dopo Nashville avevamo visitato un altro paio di posti. Sempre cosette piccole, mordi e fuggi. Mai vicine tra loro. Era più il consumo di benzina che altro. E a passare tanto tempo in macchina cominciava a indolenzirmi le chiappe. Ma le mie due puledre erano impazienti, ed erano stanche di spiccioli. Houston sembrava in stato di guerra. Non so cosa stesse succedendo. Le strade erano piene di divise. Pigs! Persino Abigail aveva ammesso che erano anche troppi. Dickheads! Ci siamo dovuti accontentare di svuotare la misera cassa di un banco dei pegni. Un ebreo testa di cazzo. Shit face! Avevamo la rabbia addosso che ci dava anche quel minimo di rischio. Una rabbia che bisogna avere per fare; non ci si può inventare.
A Monterrey era andata un po’ meglio. Certo che Abigail era distaccata, ma fremeva con l’arma in mano. Non sarei rimasto sorpreso se si fosse messa a fare fuoco. Non c’erano con lei raccomandazione che tenessero. Siamo entrati in quel vecchio saloon da Old Wild West con il toro meccanico da cavalcare e le pareti piene di jukebox. Due teste di alce e una enorme di bisonte. Credevo di essere entrato in un set. Poteva andare tutto liscio. Non era ancora orario di apertura, ma doveva esserci tutto l’incasso della sera prima. Quando siamo entrati a viso coperto, l’uomo stava spazzando per terra vestito da Wild Bill Hickok.
Il Texas non è più lo stesso. Nessuno razzia più. Nessuno sembra aver voglia di nascondersi dietro un fazzoletto. Preferiscono fare i farabutti in casa o avventurarsi in imprese per andare in prima pagina sui giornali. Sembra sparita la dinastia dei banditi seri. Lui aveva alzato subito le mani, non voleva fare l’eroe, e nessuno si era provato a fare un fiato. Chrystal aveva vuotato la cassa e io tenevo sotto tiro i tavoli. Abigail doveva badare alla porta. Una cosa facile facile. Avevamo già il gruzzolo in tasca. Con la sua smith & wesson 686 aveva fracassato la testa del barman prima di uscire. Sono rischi del mestiere, ma dovrebbe stare più attenta. La gente, alla fine, si potrebbe anche incazzare di brutto.
Così siamo partiti per la nostra grande impresa. Nel suv di papà Donovan. Nel viaggio di andata, erano molto eccitate; soprattutto Abigail. Avevamo dovuto farcelo prestare perché quella di mia madre non era abbastanza comoda e le serviva per lavoro. Mi ero messo al volante e lei non riusciva a trovare pace. Chrystal l’aveva invitata a lasciarmi tranquillo. Le sue esortazioni non erano servite a molto. Abbi era fuori di sé per l’emozione, non riusciva a trattenere l’euforia, ero già il suo eroe. Mi aveva gratificato prima stuzzicandomi a lungo con la mano, e poi passando alle vie di fatto, scendendomi in grembo e usando le labbra. Cristi aveva sbuffato e poi l’aveva premiata come al solito: Wench!
Intono c’era solo deserto. Non serviva nemmeno una cicca perché tutto se ne andasse a fuoco. Secondo me non volevano ammetterlo, ma erano un poco gelose una dell’altra. Chrystal non avrebbe nemmeno tutti i torti, dovrei essere il suo uomo. Abigail aveva le sue ragioni, non ero stato imparziale nel giudizio. Avevo già deciso fin dall’inizio. Fin dal primo sguardo, e mi sono lasciato influenzare. A dirla tutta quella lustratina mi calmava la tensione. Per me non era una passeggiata. Sembravo l’unico nell’abitacolo a porsi qualche preoccupazione.
A quell’ora la banca era quasi vuota. Chrystal aveva saltato la fila mentendo un affanno; l’urgenza di fare un prelievo. Qualcuno si era provato a protestare, naturalmente, ma si era già chinata alla cassa. Aveva scordato di tirare su il fazzoletto, ma anche così il cassiere si era distratto. Poi se n’era ricordata e aveva sollevata la bandana sul naso, in tutta fretta. Altrettanto rapidamente aveva infilato la colt sotto il vetro. Non se n’era accorto nemmeno quello dopo di lei, in coda.
Il bancario era ancora distratto. Lei aveva improvvisato allungando anche il sacchetto e, china, gli aveva sputato le parole direttamente in faccia: Sono certa che quello che vedi ti fa bene agli occhi, zietto, ma so per certo che potrebbe fare anche tanto male a tanti. Devo fare una piccola riscossione rapidissima. Andiamo tutti di fretta. Fai il bravo. Metti tutto quello che c’è qui dentro; nella busta.
Prima che qualcuno reagisca dobbiamo essere fuori. Non importa se ci lasciamo dietro troppe briciole. Abbi doveva occuparsi solo delle telecamere e dei clienti. Fargli svuotare celermente le tasche anche dei telefonini. Mi sono accorto di quanto Abigail sia affascinata dalle banconote verdi fruscianti, lei avrebbe voluto svuotare tutto, anche l’ultima goccia, ma il segreto del successo in questo mestiere è nella velocità. Sulla porta all’improvviso lei si è girata e ha sparato. Uno grande e grosso si è portato le mani alla pancia e si è accasciato a terra. Dopo ci dirà che si era lasciato sfuggire un’offesa. I’ll kick your ass! Chrystal è dubbiosa e nemmeno io le credo troppo.
Avevo ammirato il sangue freddo della mia Cristi. Come sapeva governare le situazioni. Invece lei, Abbi, con quella sua faccina innocente da angelo distratto, rischiava di metterci nei casini. Era troppo impulsiva e capricciosa. Amava l’odore e il rumore dello sparo. Si doveva tenerla sempre sott’occhio. Stupidamente speravo che il tizio non si fosse fatto troppo male. Dalla pozza di sangue, che si era allargata per terra, non doveva stare nemmeno troppo bene. È per queste cose che poi la legge si incazza. E si mettono a cercare. È sempre meglio non fare troppi danni e non lasciarsi vittime alle spalle. È sempre stato un rischio frequentare troppo le banche.
Era stato fin troppo facile. Qualche sirena che mugugnava da lontano. Un po’ di sana polvere dietro le spalle, ed eravamo già seduti con davanti degli ottimi buffalo chicken wings, non troppo lontani dalla frontiera. Ed io cominciavo ad avere anche qualche dubbio anche su me stesso. Mi stavo facendo prendere la mano. Cominciavo a sentirmi un po’ troppo sicuro per i miei gusti. Il grande entusiasmo e un’amante infedele. Già c’era Abigail di cui trattenere le eccitazioni. Dovevo stare calmo, perché cominciavo a sentirmi come Bonnie and Clyde and Bonnie. La sanno tutti ormai la storia di Bonnie Elizabeth Parker e Clyde Chestnut Barrow, soprattutto da queste parti. Non serve essere insegnante di storia, come sono io; e si sa anche com’è andata a finire. Quella era, come si dice, la vera prova del fuoco. I colpi prima non erano stati che semplici bazzecole.
In macchina, nel viaggio di ritorno, era già scesa l’adrenalina. Non c’era più molta voglia di ridere e scherzare; nemmeno di parlare. Abigail contava il bottino e le sembrava, ancora una volta, poco. Era andato tutto liscio, questo è importante, e di trentamila dollari, e un morto, ci si può anche accontentare. Di quel morto gratuito ne avrei volentieri fatto senza. Sono in tanti, sempre di più, a sbattersi per molto meno. Ma non c’è modo di farle capire quando non vuole capire. Però… ma… Là dentro ci sarà rimasto almeno dieci volte tanto.
Questa volta siamo passati in televisione, con tanto di immagini. Non avevamo fatto abbastanza in fretta. Per fortuna solo in una rete locale, di Murfreesboro, che ci aveva dipinto come degli indomiti eroi. Per fortuna di Chrystal si vedevano solo le tette, beh! quasi. E di Abigail lo stacco delle lunghe gambe infilate negli stivali. Io ero in primo piano, ma avevo messo subito la bandana con la bandiera confederale. Forse il mio fazzoletto aveva fatto pensare loro a un’azione politica. Me ne frego della politica. Mi interessa solo di tonarmene a casa, anche se con un bottino magro. Ci sono i tempi delle vacche grasse e gli altri. E poi c’è sempre papà Donovan.

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