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Archive for 19 aprile 2018

L_odore del martirioIn quei giorni era scoppiata una grande disputa tra i parrocchiani della chiesa di S. Giovanni e quelli S. Giovanni decollato. La prima scintilla di tutto ero scoppiata durante i preparativi per la sagra paesana che ognuno dei due schieramenti si mostrato deciso doveva tenersi nel proprio territorio. Era un momento delicato. Si doveva ancora anche decidere dove si sarebbe tenuta la promessa visita del Vescovo.
I primi vantavano la presenza, nella loro chiesa, di un calzino del sant’uomo. I secondi dell’acciarino che era stato il mezzo per il martirio. In verità la più grande “chiesa del decollato”, chiamata così con confidenza e comodità dai fedeli, era stata eretta per essere in sostituzione della vecchia pieve dedicata al santo. Alla fine dei lavori ai fedeli dell’altro campo era sembrata una barbarie e un’inutile spreco abbattere, come era stato inizialmente previsto e concordato, la vecchia chiesetta a cui erano ormai affezionati.
Fra i due schieramenti cominciarono a volare parole grosse. Si giunse fino urlare accuse di eresia e anche di blasfemia, e ad arrivare anche alle mani. Al momento si erano spinti solo a qualche schiaffo e a un paio di cazzottoni, ancora niente di grave, ma la tensione stava precipitosamente degenerando. Il sabato, al mercato, oltre alle parole era volata un’orata. Pietro&Paolo Giusti era stato pesciato da Tuttisanti Giovanbattista, pescivendolo della fazione avversa, nonché cornuto, a detta del Giusti. Giusti se si chiacchierava fosse proprio il visitatore seriale nemmeno troppo occasionale della coniuge del proprietario del banchetto puzzolente al mercato.
Giovanni De Santis, che portava quello stesso nome impegnativo, nella sua ingenuità, osservò che anche il signor Cristo era decollato in cielo, anche se dopo tre giorni. E che forse proprio questo era segno di più grande santità. Padre San Giovanni Lupatoto lo erudì e illuminò spiegandogli che in quel caso si trattava di martire santificato giustiziato con il taglio della testa. Il Giovanni De Giusti era allora stato tentato di passare all’altra fazione e dare ragione a quelli della basilica meno grande. Si trovò in un lampo a pensare che sicuramente un santo senza testa, idiota, magari ubriacone, e ormai morto non poteva essere una grande figura da onorare. All’uomo di chiesa caddero le braccia e rinunciò a spiegarsi oltre, lui che era frate domenicano e sostenitore di san Raniero (o Rainero) degli Avogadro e di papa Clemente V°, cinque, che avevano sconfitto l’eresia dolciniana, nonché di Bernardo Gui, splendidamente interpretato da Murray Abraham.
Forse poteva essere proprio quel vescovo la persona più adatta a dirimere la controversia, ma quello non aveva nessuna intenzione di schierarsi da una delle due parti inimicandosi l’altra. A complicare ulteriormente le cose intervennero anche quelli della parrocchia di santa Giovanna d’Arco martire, che essendo stata arsa viva, a loro parere era santa più importante, più santa. Al confronto del suo suppliziato perdere la testa per mano del boia era un gioco da ragazzi; riservato ai nobili e ai pavidi. E poi in una cappella era conservata un’ampolla con il sudore della santa ragazza condottiera dei fedeli contro gli invasori protestanti inglesi e i loro vigliacchi seguaci abiuratori della vera fede.
Entrambi i sostenitori dei santi San Giovanni e San Giovanni decollato si mostrarono indignati: non si era mai sentito, in tutta la storia della chiesa, di una santa donna più importante di un santo uomo. Che poi si sa che la donna è una creatura di Satana, facile vittima del peccato e naturalmente, proprio per costituzione fisica e per il non troppo cervello, predisposta alla lussuria. Fu a quel punto che il silente sindaco preferì ritirarsi e prendersi un lungo periodo di ferie. La sua dolcissima metà era tutt’altro che docile ed era risaputa come vicina a posizioni femministe abbastanza estremiste. Ed è nelle sagrestie che ci si gioca la candidatura per un secondo mandato.
Se non fosse abbastanza a complicare il tutto si aggiunse la protesta dei fedeli di madre Sant’Humiltà da Faenza che sostenevano che la santa a cui era titolato il loro santuario non era da meno avendo affrontato il supplizio di essere graticolata. Anche se non se ne parlava abbastanza il suo era un vero esempio di sacrificio, di fede e di umiltà. Nonché di dolore. E come per mettere le mani davanti al viso sostennero anche che la loro era ben al di sopra di tutte malelingue. Nel tempio dedicato alla povera martire, trattata, orrore, come un volgare hamburger, erano conservate le ultime feci salvatesi miracolosamente al momento dell’immane sacrificio. Non si era potuto salvare altro della vittima.
Queste ultime sostenevano altresì che era risaputo che la Pulzella d’Orléans era figura ambigua e anche un po’ puttana. Che poi era anche straniera. E che una donna mai dovrebbe immischiarsi in affari da uomini. Le altre, quelle della Giovanna, decisero di limitarsi a ribattere solo all’accusa di meretricio rispondendo banalmente che una santa o era madre o era vergine e, tranne Maria, naturalmente, e speravano che quelle cristiane non volessero spingersi fino alla bestemmia di paragonare un semplice santa di seconda mano alla santa Madonna, nessun’altra donna poteva essere vergine e madre allo stesso tempo. E poi, osservarono ridendo, che reliquia era la cacca? A queste parole Caterina precipitò dalla panca svenuta.
Solo sull’accusa della poca serietà dei costumi della francese, con piccole differenze, si trovavano invece d’accordo i tifosi delle altre tre fazioni. Per il resto le quattro correnti continuavano a muovere accuse pesante alle altre e sembrava non esserci assolutamente alcuna possibilità di mediazione. Santina Angelicante, nota al paese intero, e fuori le mura, per la sua indole remissiva, cercò di pacificare tutti mostrando le tette. Fu insultata malamente, e sputata, da un coro roboante di donne a cui si unì il timido Rosario Da Pompei, noto a tutti come Marietta.
Fu in quel momento che il popolo pio vide la luce. Irruppe nella piazza Araldo Di Velletri con la notizia che si voleva costruire una moschea. Si alzò un brusio assordante. Tra grida e insulti sparsi al vento ogni discussione venne sospesa e si trovò una tregua. Ci fu chi fece un salto a casa per controllare che la moglie avesse tolto dal focolare il gatto, chi aveva bisogno di andare al bagno, chi doveva rientrare al lavoro, chi si preoccupò che la propria donna avesse buttato la pasta, e chi rimase assente scoprendola in altre faccende affaccendata. Una si vide corre tutta ignuda per tutto il paese.
Dei molti rimasti alcuni imbracciarono falci e forconi, altri semplici bastoni e manici di scopa, altri impugnarono delle torce, per muoversi tutti all’unisono come in processione. Era una gran folla gaudente e incazzata. I giornali del giorno dopo, e dei seguenti, benedissero l’iniziativa lodevole e pensarono bene di chiamare quel, non del tutto pacifico, corteo come: L’ultimissima crociata.

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