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Archive for 20 aprile 2018

Piccoli gialli italiani12. Suona e vibra il cellulare. È Tilde. Ci metto un po’ a riconoscerla e capire. Guardo l’orologio. “Ciao sono io”. “Ho sentito che sei tu”. “Ciao”. Cazzo, sono appena quasi le dieci. “Hai voglia che vengo fino a là”? “No… cioè sì… ma ora no. Non ho chiamato per quello”. Cazzo vuole a quest’ora? “Ti ricordi della nostra prima volta”? “Che vuoi dire”? “Quando ci siamo dati il primo bacio e ho dovuto chiedertelo”? “Certo che ricordo”. “Quando te l’ho… sì… insomma… La prima volta”. “Certo che ricordo, Matilde”. Non avevo bisogno di tutti i particolari. “Ti ricordi dove ti avevo portato”? Era partita seria. È chiaro che a questo punto le viene da ridere. Che ha voglia di prendermi per il culo. È chiaro che non ha chiamato per questo, e che gli è già passata subito la voglia di farlo. “Ricordo tutto, Matilde”? “Ti ricordi dov’eravamo seduti”? “Certo, vuoi dirmi cosa c’è”? “Non ti incazzare. Abbi pazienza. Guarda che metto giù. Non sei tu quello che vuole fare il giornalista? È che sono una stupida. Per me io mi farei i cazzi miei. Se mi ci fai pensare… Se mi fai pentire… ti dico solo: vieni. Corri subito qui. Che ho voglia di… pensare con te. Ma non darti troppe arie. Non è niente di”… Mentre ride la interrompo irritato: “Vuoi dirmi perché hai chiamato”?
Sono sveglio completamente. Presente. “Scusa. Non lo penso, veramente. Mi andava di scherzare. È una cosa importante. Dando le spalle al portone esci dalla corte. Giri a destra e poi a destra e poi ancora a destra. Sei abbastanza sveglio? Credi di aver capito”? “Certo che ho capito. E allora”? “C’è una riva. La vedi subito. Ma vedrai prima il capannello di gente intorno. Non puoi sbagliare. Ma… mettiti qualcosa addosso prima di uscire”. “Cosa è successo”? “Sembra, ma è sicuro, che hanno trovato un corpo che galleggiava sul canale. Risputato dall’acqua”. “Morto”? “Come dici che sia? Non stava certo nuotando. Non ti avrei chiamato per uno, magari pazzo o ubriaco, che fa il bagno di notte”. “Ci vado subito”. “Sappimi dire”.
Ci sono tutti: «dal commissario al sagrestano». Naturalmente con l’appuntato Buonadonna in prima fila, ritto come un chiodo. Sono cose che non succedono da noi. Che non dovrebbero succedere. È questa la sorpresa. È questa la novità. “Sta arrivando la mafia anche da noi”? È naturale che non lo penso affatto. Quelli sono già arrivati da un pezzo. Non amano fare troppo rumore. E non gli avrebbero permesso di fare il bagno senza un paio di scarponi di cemento ai piedi. Che l’acqua non è nemmeno abbastanza alta. Si sarebbero spinti più al largo. Voglio solo provocarlo e vedere cosa dice. Dice solo quello che mi posso aspettare da uno come lui: “Sembra”.
Nel giro di poche ore ne trovano un altro, di corpo. Tale Ottaviano Li Castri. Uno dell’ambiente, ma non è un delitto di mafia, questo è certo. Le solite voci informate, ma in questo caso molto meno loquaci, spiegano che è un delitto d’onore. La vittima ha ucciso e buttato in acqua il presunto amante della presunta moglie. Una giovane donna di bell’aspetto, quella del Li Castri, belloccia, di una bellezza piuttosto evidente. Molto dipinta. Spesso notata nei negozi del centro. Con un passato un po’ complicato. È certo che era stata in gioventù prima un’aspirante attrice, poi un’affermata battona. Gli uomini d’onore non hanno perdonato, allo stesso Li Castri, l’errore. E il troppo baccano. L’hanno consegnato come un pacchetto per la polizia.
Finalmente: «Cari amici. Non c’è di che preoccuparsi. Siamo in buone mani. E navighiamo in buone acque. Le stesse acque che ci hanno restituito il corpo di Sante Giovinazzi, noto donnaiolo. Il quale pare aver tratto diletto dalla donna sbagliata. Il marito della stessa, Ottaviano Li Castri, è stato già rintracciato dalla polizia, un poco morto. La donna affranta non sa chi piangere per primo dei due. L’autore di queste poche misere righe non ha mai detto che il Li Castri sia uomo in odore di mafia. Sospettato di essere nel giro della droga.
Lo stesso autore del presente articolo si guarderebbe bene dall’affermare, in mancanza di prove certe, che giustizia è stata fatta dagli stessi uomini d’onore. Non s’erano mai visti atti simili nella nostra città, e speriamo non si ripetano. La legge ha vinto, grazie alle nostre amatissime e efficientissime forze dell’ordine. L’indagine è chiusa. È risultato che i due non possono che essersi uccisi reciprocamente. Pur a distanza di qualche ora e di quasi un chilometri. Il primo vittima da arma da taglio. Il secondo con un colpo di pistola alla nuca. I nostri cittadini, come dice il questore, possono tornare a dormire sonni tranquilli. Il vostro attento Bernardo Carafa».
P.S. Sul mio scoop è piovuta una vera tempesta di like. E un paio di telefonate, più che altro prive di parole. Solo in un paio sono stato chiamato “Coglione!” e “Stupido coglione!” e in un altro invitato a starmi attento e guardarmi le spalle.

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