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Archive for 24 aprile 2018

Urrà a Las Vegas.jpgNon era così che doveva andare, ma con lei le sorprese non mancano mai. È scesa, si è tolta il reggiseno, e ha messo fuori il pollice. Con tutte le sue cosettine bene in mostra. Davanti a quel miraggio il furgone non aveva potuto far altro che fermarsi, con grande stridore. Anche perché era proprio nel bel mezzo della strada. Però è meglio cominciare sempre dall’inizio.
Io non potrei più vivere senza di loro. Piuttosto mi sparo un colpo in bocca. Dopo aver sparato a tutt’e due. Ma è inutile farsi pensieri tristi, finché le cose vanno a meraviglia. Certo che non avevamo scelto un lavoro semplice. Anche se era un lavoro di antiche tradizioni. Comportava i suoi rischi. Non ci volevo pensare, ma a volte mi trovavo a farlo. Restava vero quello che avevo accettato fin dal primo momento: Le ragazze di campagna sono più spicce e sono differenti.
Non riuscivo a farle stare buone che qualche ora. Poi si lasciavano riprendere dall’eccitazione dell’avventura. Certo che la vita in campagna non offre molti svaghi; per due giovani donne come loro. E il caldo era ubriacante. La piscina poteva essere di ristoro solo per qualche ora. Uscivi ed eri già tutto sudato. Passava la voglia di fare qualsiasi altra cosa. Ma il rombo del motore e l’aria che entra dal finestrino danno quella certa carica. E soprattutto l’azione era come una brezza che ridava vita. Molto più di una buona birra.
Una cosa l’aveva capita bene lei, la candida e perfida Abigail, farlo di nascosto mette più pepe. Non le dispiaceva farmi divertire a guardarla con la sorella. Non le dispiaceva guardarci e partecipare. Non le dispiaceva nulla e tutto le garbava, solo che in segreto aggiunge quella sensazione strana. Quello stesso friccicore che ci lasciavano dentro le nostre piccole avventure. Quella cosa che chiamano adrenalina. Non ero del tutto d’accordo con lei. A volte esprimevo i miei dubbi con la sorella. Chrystal sosteneva che era una cosa legata all’età. Che si sarebbe sistemata anche lei.
Era un giorno come tanti. Era strano, non era mai capitato che potessimo starcene lì tranquilli a parlare, io e papà Donovan. Lui era sempre indaffarato. Forse era troppo caldo anche per lui. Aveva preso due birre e si era seduto davanti a me. Le tre donne erano indaffarate a preparare barattoli di confetture. Prese in mano stancamente la sua chitarra, sembrava saperci fare. Sulle note di cristallo mugugnò brevemente Treetop Flyer[1], solo un accenno. Poi la lasciò in un angolo. Io ti capisco, figliolo. A volte penso che fai bene. Allora ci credevo veramente. Qualcuno diceva che le mie interpretazioni erano interessanti. Non lo so. A vent’anni si può anche sognare. Avevo avuto anche un paio di proposte importanti. Poi l’erba e tutto il resto. Poi ho incontrato lei, non che me ne sia mai pentito. Solo che… Puf! Tutto è andato a farsi fottere. I concerti erano un ricordo. Ho capito di amare più le canne della musica. Sette mesi dopo aspettava già Chrystal.
Aveva un’aria rassegnata che non gli conoscevo: Era bella come lo sono le sue figliole. Non lo nascondo. E ad accalappiare il maschio ci sapeva fare. Così… Dylan non lo suono più. È uno sporco ebreo comunista. Allora… si è sempre un po’ stupidi da giovani. Come dicevo… poi il matrimonio. Poi la paternità. Ma non sono queste a invecchiarti. Non sono i grandi fatti ma le piccole cose di ogni giorno. Ogni una ti aggiunge una ruga e ti cambia. Perdi quella voglia. Ti ingobbisci sulle cose e sulle tue idee. Le soffochi dentro. Il tempo passa senza che te ne accorgi. Ti ritrovi inutile e ti sembra nemmeno di aver vissuto.
Andò a prendere un altro paio di birre: Spero di non annoiarti. E un po’ che ti volevo parlare. Un padre dovrebbe sempre farlo. A volte mi chiedo perché me ne sto qui a darmi tanto da fare. Per accumulare soldi che nemmeno mi godo. Forse avrei fatto meglio a inseguire quei sogni. Solo che… questo posto era di mio padre. Non ho avuto il coraggio di lasciarla da sola con una bambina in arrivo. Credi che abbia fatto bene? Sono convinto che sia stato uno sporco negro. Non l’hanno mai scovato. E mi son trovato troppo presto con troppe cose sulle spalle. Ma Chrystal è stata una gioia. È sempre stata brava. Tienila stretta. Con la sorella è stato diverso.
Ci pensò a lungo, in silenzio, prima di riprendere. Poi parlò tutto di un fiato, come se si dovesse togliere un peso dallo stomaco, troppo a lungo soffocato: Posso darti un consiglio, figliolo. Liberatevi di Abigail. Prima che potete. Lo so che è mia figlia anche lei, ma quella ragazza porta male. Lei è cattiva. Non lo so perché. Sono cresciute assieme. Dentro sono diverse. Da piccola voleva essere un ragazzo, e un poco lo è. È quel visetto d’angelo… Lei ama e odia allo stesso modo. Non ve ne verrà mai niente di buono. Dove abiti tu abitava una famiglia. Se ne sono andati. Avevano un cane. La madre non ne sa niente. Anche Abbi voleva un cane.
Ormai ero convinto che sapesse più di quello che dava a vedere: Un giorno il cane dei vicini fu trovato morto vicino al fosso. La gola recisa con un solo colpo. E aveva appeso il cadavere della povera bestia a un ramo. Capisci? Penzolava da quel maledetto ramo. Ucciso e poi impiccato. Nessuno ha mai saputo chi era stato, ma io sapevo che era stata lei. Mi ha detto che non era giusto, che se lei non poteva avere un cane, allora nemmeno loro dovevano avere un cane. Lei non aveva mai detto di volerne uno. Il cane l’abbiamo preso la settimana dopo. Ma io non dimenticherò mai quel cadavere e la pozza di sangue che si allungava sull’acqua stagnante.
Mi confidò che ci aveva fatto una canzone. Alla fine mi fece la sua proposta. Disse che potevo lavorare per lui, cioè con lui. Che quello che aveva era per la famiglia, ed io ormai ero della famiglia. Che mi avrebbe mostrato tutto. In fondo poteva anche non esserci troppo da fare. E non mi sarebbe mancato certo un aiuto. Bastava tenere gli occhi aperti. L’offerta non sarebbe stata nemmeno tanto male. Non so se ne sarei stato capace. Ci pensai un lungo attimo, o almeno mi diedi l’aria di farlo, la sua proposta arrivava tardi; gli risposi che preferivo fare da solo. A provvedere con le mie sole forze, per me e Chrystal. M’invitò a pensarci. Si alzò e mi lasciò lì per tornare a occuparsi delle sue cose. Credo che un puledro si fosse rotto una zampa.
Avevo visto più cose in quel mese e mezzo che in tutta la mia vita. Loro non prendevano nessuna precauzione. Non avevo voglia di trovarmi con un marmocchio tra i piedi. Almeno non ancora. Per fortuna non succedeva. Eppure, qualche volta, in quei giorni, mi son trovato a chiedermi se non ero io che sparavo a salve. Invece ci rimasero contemporaneamente, e le chiacchiere dei paesani s’irrobustirono. Stavo per diventare padre due volte, ma ancora contemporaneamente abortirono naturalmente, almeno così dissero. Era una soluzione che in quel momento andava a fagiolo anche a me. Non era un buon momento. L’estate pareva non finire mai.
Vegas è in mezzo al nulla, ero certo che non ci sarebbe stato traffico, nemmeno un’anima in giro, tranne forse qualche coyote che si era perso. Abigail aveva insistito tanto e alla fine non avevamo potuto dirle di no. Stavolta voleva essere lei la protagonista della nuova avventura. Avevo lasciato a Chrystal il compito di convincerla che era importante che si attenesse al piano. Di dirle dieci volte di stare tranquilla. Si era messa in testa che voleva non sentirmi più brontolare, che dimenticassi i casini e che fossi fiero anche di lei. Il portavalori passava di là tutte le mattine verso le tredici e un quarto p.m. Doveva solo farlo fermare. Ci fosse stato qualche intoppo, avrei bloccato io la strada, mettendomi di traverso alla carreggiata.
Io lo sapevo già ancora prima di partire che quelli disarmati non vanno nemmeno a letto. Forse li fanno già in culla così, col pistolone in fondina e con poca testa. Certo che non potevano immaginare di imbattersi in un rapinatore del genere. Come dicevo si è sfilata il reggiseno e ha steso il pollice. Con quel paio di armi spianate. I capezzoli vigili, tesi minacciosamente, pieni di rabbia e di passione. Con quel viso innocente pieno di fredda determinazione. E, nel frattempo, si era fatta notare Chrystal col suo Winchester spianato. Quello più sveglio, che non guidava, non sapeva se guardare quelle piccole tette, il fucile o le grazie di quella che lo imbracciava.
Lui, quello al volante, aveva provato a fare lo spiritoso: Serve un passaggio, bella? Poi l’altro gli aveva dato di gomito e anche lui aveva visto il cannone di Cristi. Whussy! Io mi godevo la scena, pronto ad intervenire. Intanto il motore respirava. Invece erano tipi molto ragionevoli e educati. Invitati a scendere lo avevano fatto subito, e con le mani alzate. Le armi erano rimaste al loro posto, alla cintola. Se avessi dovuto dare un parere li avrei licenziati subito. D’accordo che i soldi non erano loro, ma li avevano pagati per vigilarli, non per fare beneficenza. Ci hanno aperto immediatamente. Quasi quasi ci avrebbero anche dato una mano a scaricarli. Invece li avevamo fatti sedere a terra.
Ero tranquillo anche perché non avevano tempo per bazzecole come le nostre. C’erano in giro tutti quei terroristi mussulmani. Dopo l’undici settembre l’America tutta non pensava che a loro. Credo che avremmo dovuto chiudere tutte quelle maledette moschee. Era lì dentro che le carogne arabe si addestravano al terrore, contro tutti i nostri valori. In certi casi le chiacchiere servono a ben poco. Li avevamo lasciati legati come salami. Sotto quel sole impietoso. Forse sarebbero morti disidratati. Forse li avrebbero cercati non vedendoli arrivare.
Forse, se Abbi non avesse voluto togliersi lo sfizio di lasciargli quel ricordo rosso sulle mascelle. Aveva detto che li aveva tagliuzzati solo un po’. Perché l’avevano guardata malevolmente. Cazzo! di solito quelli sono tipi vendicativi. I soldi li avevamo già ed era stato un bel raccolto. Cosa serviva lasciargli uno sgarbo a imperitura memoria? Ma lei sostiene che un fuorilegge serio deve fare le cose come si deve. Valle a capire le donne? Forse è per quello che dovrebbero stare a casa.

[1] Stephen Stills, Treetop Flyer: https://www.youtube.com/watch?v=opBe5z0qwRE

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