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Archive for 28 aprile 2018

728_1000Io mi siedo sempre al solito posto. Naturalmente non per un diritto. È solo che arrivo presto, prima del pullman. È che lo prendo al capolinea. Salgo per primo o con i primi. Se serve lavoro di gomito. Spingo un po’. Con furbizia e senza troppa arroganza. Salvo rarissime occasioni il sedile è ancora libero. Così mi metto vicino alla porta della discesa. Questo tutte le mattine da quando lavoro all’erario, salvo naturalmente le feste. Mattina dopo mattina, puntuale alla stessa ora. Certi gesti si fanno abitudini, anche a nostro dispetto. Mi siedo e frugo in borsa. Prendo il libro e mi sprofondo nella lettura.
Sì! sono abitudinario. Non è un gran vizio. Mi piacciono le certezze. Sapere cosa trovo quando scendo. Quando giro l’angolo. A una festa o una serata. Prendere il caffè allo stesso bar, sempre macchiato con una lacrima di latte e mezzo cucchiaino di zucchero. Porto ancora la fede al dito. Prima di andarsene Marilena mi ha dato del noioso. Credo di essere solo preciso. E non ho la pretesa di capire tutto. Infatti Marilena non l’ho ancora capita. Se n’è andata lasciandomi pieno di domande e di misteri. Già è una fortuna che non mi ha cacciato. S’è presa solo le sue cose e le lenzuola ricamate. È sempre stata convinta che non ci sia casa senza di quelle.
Da alcuni giorni lo prende anche lei, voglio dire lo stesso pullman. L’ho notata subito, o quasi. Da allora mi sento distratto. Non posso dire che non disturba la mia lettura. Qualche volta è al cellulare, anzi spesso. Non riesco a sentire quello che si dicono. Penso che nella maggior parte dei casi parli con un’amica. Non è lei, è che da quando facciamo il viaggio assieme sono deconcentrato. I miei occhi scappano dalle pagine, perdo il segno. Rileggo più volte le stesse righe e poi rinuncio. Così mi arrendo e non ascolto le sue telefonate, ma la guardo telefonare. Forse se n’è accorta e i miei occhi la distolgono. È una ragazza attenta, e garbata. Solitamente lo fa guardando fuori dal finestrino o, come ora, abbassando gli occhi. Così la posso spiare anche meglio. Sì! perché non la osservo ma la studio. Non sono mai invadente. Non mi soffermo mai a lungo o con insistenza. Distraggo gli occhi velocemente. È solo che faccio sempre più fatica a non pensare a lei.
Un po’ mi sento un guardone, ma non posso non guardarla. Ormai nei miei pensieri la chiamo: la mia ragazza. La sogno da sveglio e mentre dormo. Niente di sconveniente, non ne sarei capace, ma è una presenza gentile, un rifugio, un pensiero delicato. Sento il suo profumo educato. Mi è capitato passandole vicino. Prima di scendere cerco di memorizzare bene com’è vestita, per trattenerla con me ancora per un po’. Per ricordarla bene. È solo un gioco, un vezzo. Mi nego la verità, non mi è mai successo, credo di esserne affascinato. E, anche se sono stato sempre molto attento, non sono certo che non si sia accorta di me.
Quando riesco a non distrarmi sono un buon osservatore. Le notizie al cellulare non devono essere molto buone. Ha gli occhi abbassati e sembra molto attenta. Adoro quella sua espressione tra il concentrato e l’imbronciato. Oggi ha una maglietta a righine sottili. Sotto indossa un reggiseno azzurro; lo riempie bene. Porta sandali con il tacco basso, è abbastanza alta, un po’ più di me. Ha due vere enormi ai lobi. Non ha mai bisogno di molto trucco. Dev’essere carina anche quando si alza dal letto; come si dice acqua e sapone. Si porta dietro una sporta e la borsetta enorme beige. Ha un paio di pantaloncini corti bianchi. Anche le gambe sono belle è affusolate. È caldo. Forse sono un po’ troppo corti. Forse frequenta qualche piscina. Non so dove può lavorare per andarci vestita così, in modo un po’… informale. Sembra più preparata per andare al mare anche se non è poi così caldo. L’acqua dev’essere ancora freddina.
Trovo il coraggio che non ho mai avuto. Aspetto la sua fermata. Raggiungo la porta subito dopo lei. Annuso il suo profumo, scendo e discretamente la seguo. Cammina come in punta di piedi; ritta e sicura. Entra in un’agenzia di viaggi. Mi siedo ad un bar proprio dirimpetto e continuo a guardare la mia bella. Nel frattempo telefono in ufficio per avvertire che tarderò oppure che mi prendo una giornata di ferie. Erminia si mostra sorpresa ma non fa commenti, si limita a dire che va bene. Non ho tolto gli occhi da lei nemmeno per un momento, nemmeno mentre parlavo al telefonino. Sta rispondendo a un cliente. Lei mi vede attraverso la vetrina. Mi sorride e mi saluta, mi fa proprio ciao con la manina. Mi guardo intorno; mi sembra impossibile. Sono solo col mio caffe macchiato freddo. Mi indica che si rivolgeva proprio a me. Le scappa da ridere. È deliziosa e le si illuminano gli occhi. Mi soffia un bacino e fa cenno di aspettare. E io aspetto e non lo devo fare per molto, si libera presto dell’intruso. Viene alla porta e mi dice che le dispiace ma, non può finire prima dell’una. Si scusa ma se voglio… Senza permetterle di finire le dico che sarò lì puntuale e così faccio.
Alle tredici sono già lì e lei mi ha visto arrivare. Mi regala un altro saluto e si mette fretta. Chiude la porta dell’agenzia con due giri di chiavi e mi raggiunge velocemente. È sbrigativa; mi chiede dove voglio che andiamo. Le propongo un ristorantino poco lontano; non è caro e si mangia bene. Accetta subito e sembra contenta. La faccio passare e ci accomodiamo. Preferisce quella gasata ma non disdegna anche un goccio di bianco. Cerchiamo di parlare del più e del meno, ma abbiamo ancora pochi argomenti in comune per sostenere una conversazione sufficiente. Sembra avere appetito. Ogni tanto nasconde i denti, le labbra e una breve risata dietro le dita. Si accorge del mio imbarazzo. Si scusa. Mi chiede se può parlare liberamente. Ha una voce cantilenante che cade come gocce di pioggia su una coppa di cristallo. Mi comincia a confessare che ha avuto una storia ma è finita, e finita male. Si versa un altro bicchiere di vino. Mi dice di scusarla e che è meglio lasciarsi dietro le malinconie. Che bisognerebbe sempre parlare solo di cose allegre. Di cose positive. Che in fondo la vita…
Insiste per pagare la sua parte, alla romana. Oggi è libera. Ha deciso di non riaprire l’agenzia. Ammette di non averne voglia. Andiamo verso il parco, ha ritrovato il suo buonumore. Il suono della sua voce è diventato ancora più squillante. A tratti sembra saltellare dalla gioia. Mi prende sottobraccio. Ha rubato un pezzo di pane per le anatre. Se ha un solo difetto non glielo riesco proprio a trovare. Mi confida che si sente libera, che sta proprio bene con me, come con uno zio saggio. Vorrei dirle mille cose ma non ci riesco. E temo che tra noi… sia ancora troppo presto. Preferisco la prudenza. Confesso solo di trovarla carina. Ma mentre proseguiamo sento la sua mano sfiorarmi il fondo schiena e questo le mette allegria. Non ho mai trovato una ragazza come lei, che non si fa cautele a esprimere il proprio parere.

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