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Archive for the ‘Tutti pazzi di Lei’ Category

Franca a Spigone (RE)Quelle parole uscivano direttamente strappate dal cuore, brandelli sanguinolenti. E non erano distanti nello spazio né nel tempo. Erano oggi. Erano vive. Banchettavano sulla loro pelle. Il passato si faceva presente. Strani paesaggi i ricordi. Scelgono; lo possono fare. Scelgono in tutta autonomia. Annebbiano certi luoghi, stendono una foschia fino a quasi renderli fusi e confusi, cancellano altri indirizzi. Erano molte le cose che lui lottava ma non riusciva a ricordare. Ma altri li rendono, improvvisamente o per sempre, vividi; crudeli, affascinanti, dolorosi. E lui lo sapeva, Lei non poteva farci nulla, era indifesa. E Lei era tutto; ma lui avrebbe potuto essere il suo presente, non avrebbe potuto cambiare il suo passato. E si trovò confuso, disorientato. Non era mai stato geloso, nemmeno delle piccole cose. Il suo modo di dire liberava semplicemente le cose dall’estraneità. Non sapeva possedere, tanto meno una persona. Era incapace di egoismo, di invidia. Era lui cioè quello che sapeva essere. Tutto quello era troppo poco per trasformarsi in una ferita destinata a non guarire. Lui aveva avuto solo un grande amore. Certo, altri amori; ma quello era stato uno solo: il grande amore. Quello per sempre. Il segreto mal custodito. Il compagno di viaggio. Il suo rifugio. La sua serenità. La sua allegrezza. Per Lei non era così. Tutto ciò lui lo provava stupito, lo sapeva, non poteva farci nulla. L’uomo è un animale stupido. Avrebbe voluto essere là, in quel posto che non aveva mai visto, tranne che nei films. Avrebbe voluto lottare, ma non si lotta contro il passato. Avrebbe voluto gridare. Non c’è fiato abbastanza per assordare l’assenza. C’erano solo loro: come avrebbe detto allora: “quelle parole, massimo asprore”. Perché si sentiva colpevole anche di quelle che non aveva visto la sua presenza? Perché tutto quello? Era sempre stato così. Eppure nessuno può cambiare le case veramente, può cambiare il disfarsi del tempo. E certamente Lei avrebbe negato, trovato un motivo valido, non era così. Lui non aveva strumenti per capire, aveva amato solo così, con tutto sé stesso. Con le sue paure, con i suoi timori, nei dubbi, nelle speranze, gettandosi in quella storia; storia che ancora gli sembrava troppo grande. Ma allora cosa rimane alla fine di un amore. Si infilò le mani in tasca. Gli faceva orrore quella parola, fine. Gli faceva terrore. Non voleva arrendersi. La voleva lì, subito, e per sempre. Si versò del the. Aprì la finestra. Era un automa. Si accorse che i suoi occhi erano umidi. Si accorse di non poter decidere delle proprio decisioni. Nemmeno delle proprie emozioni. Anche se non lo voleva era arrabbiato, era deluso, era sconfitto. Guardò dove volavano i gabbiani. Ricordò uno spazio largo, all’improvviso, un paesaggio marino, una spiaggia, una giornata uggiosa. Un silenzio pieno di parole. Un sussurro del vento. Ricordò con testardaggine, quello che voleva ricordare, quello che gli serviva, cercando di fuggire, di guarire di sé. Eppure era una storia che conosceva, Lei non gli aveva mai nascosto nulla. Sapeva che avrebbe trovato pronto in tavola come sapeva che sarebbe tornato di cattivo umore. Entrò in un bar solo per perdere tempo, la cena si sarebbe freddata nel piatto ma almeno avrebbero avuto altro di cui discutere che non della sua stupidità.

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Franca il giorno del suo diciottesimo compleannoEsattamente quarantaquattro anni fa era una sera esattamente come questa. Un po’ indolente e un po’ malinconica. Venezia aveva il fascino che ha Venezia in sere come questa: cullava col rumore ovattato delle sue onde. Sotto questo stesso cielo una patina velata di nuvole nascondeva la luna. E sopra quel ponte ero solo con lei. Ed eravamo soli dal mondo. Io, un po’ pentito nel darmi dello stupido e un po’ indispettito delle sue provocazioni. Lei che sembrava sempre voler giocarsi di me. Le parole erano caute come quelle di chi le teme e come piccoli segreti appena sfuggiti. E’ stato solo un attimo di quarantaquattro anni fa e quarantaquattro anni sono un’intera vita. A pensarci provo una specie di vertigine. E per altro ma anche allora è stato così: una grande vertigine. Ci siamo trovati all’improvviso abbracciati. Le nostre labbra si sono trovate come non aspettassero altro. Con disperazione. Ed è stato come se ci liberassimo di tutte le parole inutili. E delle maschere. E delle nostre paure. E mi son sentito volare, ho dovuto aggrapparmi a quell’abbraccio. E stringerla più forte a me. E incredulo dirmi che tutto era vero. Anche un attimo lontani sarebbe stato solo “Che spreco immenso”. E di quello spreco, raccontato con queste sole parole, con malinconico rimpianto, come può fare il poeta ma il poeta che racconta la vita senza bisogno di raccattare i propri versi, di quello spreco lo sappiamo solo ora. Ma per tutti questi anni c’è stato in me un posto per lei. E’ sempre stata con me come un attimo di tranquillità, come quella presenza amica, come qualcosa che non accetta quel lento trascorrere del tempo. E quarantaquattro anni fa è cominciata quella storia che poi ho ritrovato e che oggi stringo come la cosa più bella che un uomo possa avere, che mi da la più grande ricchezza. Cosa importa se questa storia, senza pudore, l’ho già raccontata un’infinità di volte? Se la conosci. Non mi stanco mai di ripeterla. Cosa importa se non ho saputo allora dirti che ti amo? Lo grido forte oggi, padrone di tutta la mia stupidità, e so che sarà per sempre. E vorrei gridartelo ancora mille e mille volte, e dedicarti tutte le canzoni che un cuore innamorato ha saputo scrivere. Grazie di Esistere “amore”.

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Quel piccolo grande amore, “veramente breve, non piccolo“, dicevo… quel piccolo grande amore doveva accompagnarmi tutta una vita. E’ stato sempre un rifugio, come una stanza serena nella memoria, un sogno, una voce amicale. Poi…
…e forse nemmeno oggi saprei cosa dire.
Ti amo e oggi Ti ricordo così e Ti canto per tutto questo amore e per tutti quelli che sanno ancora amare.

quella sua maglietta fina
tanto stretta al punto che mi immaginavo tutto
e quell’aria da bambina
che non glielo detto mai ma io ci andavo matto
e chiare sere d’estate
il mare i giochi e le fate
e la paura e la voglia
di essere nudi
un bacio a labbra salate
il fuoco quattro risate
e far l’amore giù al faro…
ti amo davvero ti amo lo giuro…ti amo ti amo
davvero!
e lei
lei mi guardava con sospetto
poi mi sorrideva e mi teneva stretto stretto
ed io
io non ho mai capito niente
visto che ora mai non me lo levo dalla mente
che lei lei era
un piccolo grande amore
solo un piccolo grande amore
niente più di questo niente più!
mi manca da morire
quel suo piccolo grande amore
adesso che saprei cosa dire
adesso che saprei cosa fare
adesso che voglio
un piccolo grande amore
quella camminata strana
pure in mezzo a chissacchè l’avrei riconosciuta
mi diceva “sei una frana”
ma io questa cosa qui mica l’ho mai creduta
e lunghe corse affannate
incontro a stelle cadute
e mani sempre più ansiose
di cose proibite
e le canzoni stonate
urlate al cielo lassù
“chi arriva prima a quel muro…”
non sono sicuro se ti amo davvero
non sono…non sono sicuro…
e lei
tutto ad un tratto non parlava
ma le si leggeva chiaro in faccia che soffriva
ed io
io non lo so quant’è che ha pianto
solamente adesso me ne sto rendendo conto
che lei lei era
un piccolo grande amore
solo un piccolo grande amore
niente più di questo niente più
mi manca da morire
quel suo piccolo grande amore
adesso che saprei cosa dire
adesso che che saprei cosa fare
adesso che voglio
un piccolo grande amore…

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Caro amore, anche in questi giorni faticosi, vissuti intensamente, il mio pensiero non poteva non andare a Te che sei sempre al mio fianco.Vorrei che tutto non corresse così in fretta da toglierci anche il tempo per una parola in più. Tu sai che il mio cuore batte all’unisono con il tuo. Sai che tutto è semplicemente… nostro. Non ho che la possibilità di augurarti tutta la felicità possibile e di ribadire questo eterno TI AMO. Ripeto solo che, ancora una volta, questa è solo una canzone, per TE e per tutti quelli che sanno ancora amare. E anche per chi, come noi, ha ancora voglia di sognare.

Le nubi che sono nel cielo
sono le stesse nubi di una volta.
i fiori che sono nei prati
da quando esiste il mondo sono nati
e gli occhi tuoi che ora mi guardano
sono profondi grandi occhi di bimba
che vuole saper cos’e’ la vita,
che vuol sapere cos’e’ questo mondo.
e’ dall’amore che nasce l’uomo
e dalla terra matura il grano,
non c’e’ altro tra le mie mani
il nostro tempo che e’ nato ieri
e’ gia’ lontano sull’orizzonte
e non tornera’,e non tornera’
e non tornera’,
e non tornera’.
la pioggia che bagna il tuo viso
bagna da secoli la nostra terra.
il sole che e’ nel tuo sorriso
splendeva gia’ quando nasceva il mondo
e gli occhi tuoi che ora mi guardano
sono gli stessi grandi occhi di bimba
che vuol sapere cos’e’ la vita,
che vuol sapere cos’e’ questo mondo.
e’ dall’amore che nasce l’uomo
e dalla terra matura il grano,
non c’e’ altro tra le mie mani
il nostro tempo che e’ nato ieri
e’ gia’ lontano sull’orizzonte
e non tornera’,e non tornera’
e non tornera’,
e non tornera’.
e’ dall’amore che nasce l’uomo
e dalla terra matura il grano,
non c’e’ altro tra le mie mani
il nostro tempo che e’ nato ieri
e’ gia’ lontano sull’orizzonte
e non tornera’,e non tornera’.
e non tornera’,
e non tornera’.

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Gli impegni di questi giorni, giorni intensi questi nostri, hanno rischiato di farmi mancare a questo appuntamento. Non mi sarei perdonato il non aver fasteggiato questa festa, come ogni domenica, dedicando una canzone d’amore alla donna che amo e che ho sempre amato e che ha reso la mia vita una meravigliosa storia da vivere. Lucio e stato un frammento, non so quanto piccolo, della vita di tutta la nostra generazione. E’ stato buone sensazioni con una chitarra intorno al falò. Una spiaggia. Un viaggio. La spensieratezza. E mille altre cose ancora. Con poche parole auguro buone emozioni alla mia Compagna e a tutti quelli che sanno ancora amare ricordando solo una piccola stupida frase che ripeto ormai tanmente spesso da diventare quasi un mantra o una gioiosa ossessione: TI AMO.

Io lavoro e penso a te
torno a casa e penso a te
le telefono e intanto penso a te
Come stai? E penso a te
Dove andiamo? E penso a te
Le sorrido abbasso gli occhi e penso a te
Non so con chi adesso sei
non so che cosa fai
ma so di certo a cosa stai pensando
è troppo grande la città
per due che come noi
non sperano però si stan cercando, cercando
Scusa è tardi e penso a te
ti accompagno e penso a te
non son stato divertente e penso a te
sono al buio e penso a te
chiudo gli occhi e penso a te
io non dormo e penso a te

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Sono ancora qui, come ogni domenica dall’8 marzo, a cantarti del mio amore. Certo lo faccio attraverso la voce e le parole di altri, ma sono le parole che vorrei dirti e che parlano di noi. E poi non potrei fare di più essendo, come sai, intonato come una campana rotta. Scegli la voce che preferisci, il testo è lo stesso: sono i versi del mio amore. Anche oggi lascio questa musica per te, mio grande amore e meravigliosa Compagna, e per tutti quelli che sanno amare.
Più vedo te, più ascolto te, e più ti amo.
ogni parola che dici, t’amo un pò di più;
parole che sono per te sempre le stesse
ed io lo so che parlerai sempre così.

Più vedo te, più ascolto te, e più ti amo
ogni parola che dici, t’amo un pò di più.
Parole che sono per te sempre le stesse
ed io lo so che parlerai sempre così.

Più vedo te, più ascolto te, e più ti amo,
vivo perché tu mi lasci stare vicino a te,
perchè se tu mi dici di no, mi fai morire,
e tu lo sai, la vita sei per me.

E vedo te, e ascolto te, e t’amo sempre
ogni parola che dici t’amo sempre di più.
Parole che sono per me sempre diverse
quando sarà la voce tua che le dirà.

E vedo te, e ascolto te, sempre la stessa
vivo perché tu mi lasci stare vicino a te.
Perchè per me la vita mia non conta niente
è tutto qui quello che ho e lo do a te.

E non dirai, non dirai mai parole uguali
se parlerà la voce tua per me.
E non dirai, non dirai mai parole uguali
se parlerà la voce tua per me.

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Ci sono momenti che appartengono solo ad un sospiro o al silenzio. In cui è meglio tacere. Non c’è nulla che possa sostituire le parole: TI AMO. A te che sei la mia meravigliosa Compagna e a tutti quelli che sanno amare: buon ascolto.

ti ringrazio perché
sei ancora mi… a
e mi sai dare
tante cose
che io non ti do’
ti ringrazio perché
quando vado vi….a
sai aspettare
che ritorni da te
io vorrei trovare in me
quello che io sento più
e so che tu
mi aiuterai
ti ringrazio perché
nel mio cielo grigio
resta soltanto
il tuo bene per me
io vorrei trovare in me
quello che io sento più
e so che tu
mi aiuterai
ti ringrazio perché
nel mio cielo grigio
resta soltanto
il tuo bene per me

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Vorrei lasciare una firma: La vita è una bella avventura che vale sempre la pena di essere vissuta. Perché parlare di me? Per edonismo? Per presunzione? Niente di tutto questo. Perché è come parlare di un uomo comune. No! non ho una storia da raccontare ma tante piccole storie. Nessuna storia con la ESSE maiuscola. In un mondo, quello della rete, in cui esistono tante persone virtuali io sono entrato con il mio nome e con la mia faccia. Qualcuno ha creduto di conoscermi. Si conosce mai veramente una persona? Io sono questo e altro, come tutti. Difficile raccontarmi in poche parole. Cercherò di farlo cercando di essere il più possibile neutrale e onesto. Non ho nulla di cui andare fiero. Forse la mia prossima avventura: la mostra sui bambini di Gaza di cui ho più volte accennato, alla quale do, con entusiasmo, il mio piccolo contributo. Sono veneziano e provengo da una famiglia di sinistra, o per meglio dire Comunista. Anni pieni di entusiasmi quelli della mia infanzia. Non ho avuto altra scelta che essere a mia volta Comunista. Lascio presto la scuola, forse troppo presto. Essendo tra quelli che hanno compiuto i vent’anni nel 68, cosa potevo divenire se non un sessantottino e vivere la piazza e tutti quegli slogan e le occupazioni? Nei primi anni ’70 entro nel P.C.I. e vivo la segreteria Berlinguer, curo la FGCI; come sempre la mia attenzione è rivolta ai giovani. Dipingo un po’, scrivo un po’ di più; leggo abbastanza. Per molti motivi mi allontano dal Partito ma la ragione principale è che non voglio in nessun modo che i miei ideali diventino un mestiere. Mi piace dare idee e sudore e starmene nell’ombra. A farla breve a poco più di 40anni mi invento un Centro Sociale che presto diventa occupato: Marcos. Io 45anni circa e loro tutti 20enni. Grande spazio, grandi progetti. Naturalmente ci sgombrano. Allora con parte degli stessi ragazzi apriamo un circolo culturale in una struttura pubblica, una scuola: Icaro. Mi allontano perché considerato dall’amministrazione di centro sinistra un pericoloso sovversivo; per non creare problemi al gruppo. Torno a lavorare con quei ragazzi dopo un po’ di decantazione ad un progetto ambizioso, il recupero di un forte della prima guerra mondiale (Forte Sirtori), aprendo un Centro Sociale enorme non occupato cioè vincendo la gara d’appalto: Baracca e burattini. Dopo sei anni, sempre circa, una giunta di centro destra ci chiude quello che era per noi un grande sogno con tanti giovani. Cerco di difendermi durante i seguenti 5 anni di mobbing duro e di lottare. A 59 anni mia moglie, dopo 33 di matrimonio, chiede la separazione, poi otterrò il divorzio. Forse sono troppo sovversivo anche per lei. Mi invento per la quarta volta una lista elettorale e mando a casa quei politici di destra dai comportamenti un po’ fascistoidi: la lista ottiene il 6%, seconda della coalizione e torno a ritirarmi nel mio angolino. A 61, del tutto casualmente, ritrovo la mia ragazza del 68. E’ un incontro che non può non lasciare il segno, era stata una storia breve ma intensa e io avevo continuato a portarla nel cuore. Non può che tornare a divampare l’amore. Lei è la mia Compagna (in tutti i sensi). Il nostro rapporto ha un solo momento di crisi quando lei mi dice che economicamente sta abbastanza bene. Stupidamente temo che questo possa cambiarmi o averla cambiata. Con Lei ritrovo la mia città perché Lei ha una casa bellissima a Venezia. Veramente ne ha anche una per le vacanze a Ponza. Lo so: sono l’unico uomo che ha vinto alla lotteria senza nemmeno comprare il biglietto. E ora questa avventura della Mostra. Spero di non aver annoiato. Certamente non è tutto ma è una parte di quel tutto. Non si può mettere tutta una vita in un post. Che dire? non amo parlare di quello che ho fatto. Spero di aver sempre qualcosa da dire su quello che vorrei fare. Stare vicino a Lei è attraversare le cose con entusiasmo e serenità. Spero solo che Lei sia felice per tutto quello che merita e per quello che ha sofferto. Anche nel nostro rapporto cerco e cercherò di mettere tutto il mio entusiasmo e il mio impegno. Speriamo di mandarvi presto una cartolina dalla Palestina.

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Certo, allora avremmo detto che stiamo tornando all’età della pietra. Ci ho pensato più di un attimo. Poi me ne sono fregato. In fondo questa canzone dice proprio quello che provo per te. Niente di meglio per una dedica alla mia Compagna, a tutte le donne e agli innamorati in questo mio modo di festeggiare la donna ogni domenica. Perché l’8 marzo mi sembra riduttivo. Perché è l’amore che può salvare il mondo, e ha sdalvato me. Perché mi va e non sempre c’è bisogno di tanti perché. E alla fine mi sono detto perché no. Has vinto la ragione perché Tu sei veramente, e lo sai, UNA COSA GRANDE PER ME.
Tu si’ ‘na cosa grande pe’ mme
‘na cosa ca me fa nnammura’
‘na cosa ca si tu guard’’a mme
je me ne moro accussi’
guardanno a tte
vurria sape’ ‘na cosa da te
pecche’ quanno i’ te guardo accussi’
si pure tu te siente ‘e muri’
nun m’’o ddice
e nun m’’o faje capi’, ma pecche’.
e dillo ‘na vota sola
si pure tu staje tremmanno
dillo ca me vuoi bene
comm’io, comm’io,
comm’io voglio bene a tte…
tu si’ ‘na cosa grande pe’ mme
‘na cosa ca tu stessa nun saje
‘na cosa ca nun aggio avuto maje
nu bene accussi’, accussi’ grande…
(Instrumental)
si pure tu te siente ‘e muri’
nun m’’o ddice
e nun m’’o faje capi’, ma pecche’.
e dillo ‘na vota sola
si pure tu staje tremmanno
dillo ca me vuoi bene
comm’io, comm’io,
comm’io voglio bene a tte…
tu si’ ‘na cosa grande pe’ mme
‘na cosa ca tu stessa nun saje
‘na cosa ca nun aggio avuto maje
nu bene accussi’, accussi’ grande
accussi’ grande,
accussi’ grande

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Per dedicare alla mia donna (per festeggiarla giorno dopo giorno ogni giorno, anche se posto i miei messaggi per Lei solo la domenica, per la festa della donna) e a tutte le donne e a tutti gli innamorati e gli animi romantici stavolta ho scelto questa bellissima canzone (in sé recente) di Francesco Guccini in fondo per quel “perché non sono quando non ci sei”. Parole tanto vere che in una breve frase racchiudono la sintesi dei miei pensieri. Perché con lei Vorrei semplicemente tutto. Perché di amore non ce n’è mai abbastanza. Caso vuole che proprio oggi si chiuda il racconto scritto assieme a quattro mani. Lo stesso caso vuole che la fine dello stesso racconto sembra voler dire che è l’amore l’unica cosa che può cambiare il mondo. E’ bello fermarsi qui senza indagare troppo quanto sia vera questa affermazione e quanti limiti trova nell’essere umano. Ma siamo qui, oggi, come ogni domenica, per parlare d’amore e almeno in questo spazio dimenticare per un attimo la parte della belva umana che cammina nel percorso degli uomini.Vorrei conoscer l’ odore del tuo paese,
camminare di casa nel tuo giardino,
respirare nell’ aria sale e maggese,
gli aromi della tua salvia e del rosmarino.
Vorrei che tutti gli anziani mi salutassero
parlando con me del tempo e dei giorni andati,
vorrei che gli amici tuoi tutti mi parlassero,
come se amici fossimo sempre stati.
Vorrei incontrare le pietre, le strade, gli usci
e i ciuffi di parietaria attaccati ai muri,
le strisce delle lumache nei loro gusci,
capire tutti gli sguardi dietro agli scuri

e lo vorrei
perché non sono quando non ci sei
e resto solo coi pensieri miei ed io…

Vorrei con te da solo sempre viaggiare,
scoprire quello che intorno c’è da scoprire
per raccontarti e poi farmi raccontare
il senso d’ un rabbuiarsi e del tuo gioire;
vorrei tornare nei posti dove son stato,
spiegarti di quanto tutto sia poi diverso
e per farmi da te spiegare cos’è cambiato
e quale sapore nuovo abbia l’ universo.
Vedere di nuovo Istanbul o Barcellona
o il mare di una remota spiaggia cubana
o un greppe dell’ Appennino dove risuona
fra gli alberi un’ usata e semplice tramontana

e lo vorrei
perché non sono quando non ci sei
e resto solo coi pensieri miei ed io…

Vorrei restare per sempre in un posto solo
per ascoltare il suono del tuo parlare
e guardare stupito il lancio, la grazia, il volo
impliciti dentro al semplice tuo camminare
e restare in silenzio al suono della tua voce
o parlare, parlare, parlare, parlarmi addosso
dimenticando il tempo troppo veloce
o nascondere in due sciocchezze che son commosso.
Vorrei cantare il canto delle tue mani,
giocare con te un eterno gioco proibito
che l’ oggi restasse oggi senza domani
o domani potesse tendere all’ infinito

e lo vorrei
perché non sono quando non ci sei
e resto solo coi pensieri miei ed io…

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