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VENEZIA – lunedì 19 settembre alle ore 18 presso la sala S. Leonardo – Cannaregioamira-hass-locandina-copia

Incontro con la giornalista israeliana Amira Hass (scrive su Haaretz e su Internazionale) sulla questione dello sfruttamento e controllo israeliano delle risorse idriche nei Territori Palestinesi Occupati.
Parteciperanno con Amira Hass
Renato Di Nicola – Forum italiano dei movimenti per l’acqua
Luisa Morgantini – Assopace Palestina
Stephanie Westbrook – Campagna No Mekorot

Per capire meglio la situazione idrica in Israele ecco un articolo pubblicato su haretz qualche giorno fa: La crisi idrica di Israele non è finita

 

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Uno dei logo dei referendum 2011Non ho nessun ruolo per azzardare un’analisi del voto. E’ solo che vorrei capire, ma che diritto ho io di pretendere di cercare di capire? Hanno perso tutti e ora cercano di perdere anche quelli che stanno festeggiando. Con quel tutti voglio dire i partiti. Nessuno certamente può prendersi il merito di questa vittoria. Magari hanno collaborato, strada facendo. Magari qualcuno, per i secondi due referendum, si è anche speso a raccogliere le firme. Non ho risposte. Solo dubbi. Una cosa è certa: i quesiti non avevano valore politico. E’ quel quarto quesito che mi frastuona.
La mia non appartenenza a partiti. Attenzione, questo non significa che non sia di parte, tutt’altro. Il mio non coinvolgimento diretto in un comitato. Tutto questo mi consiglierebbe un mite silenzio. Ma ho firmato, invitato, partecipato, collaborato, posto i miei 4 doverosi ““, infine goduto. Goduto come un porco. Proprio come nel vero senso della parola. Cosa mi spinge a chiedermi cosa è cambiato? Forse solo una speranza o una illusione. Forse un vizio.
Sicuramente è una vittoria degli italiani, delle genti di questo paese chiamato Italia. E’ sempre una vittoria degli elettori ad ogni elezione. Questa volta lo è di più. Trovo inutile tornare su quanto quel popolo si sia manifestato in piena autonomia e, anche, in aperto contrasto con il mondo della politica. Un mondo forse quest’ultimo che ha definitivamente e drammaticamente perso il rapporto con il paese reale. Un mondo che ha paura della piazza. Della gente. Della sua stessa gente. Che non sa tessere un rapporto con la realtà. Con quella famosa società civile. Con l’universo delle associazioni. Che non ha sensibilità per capire le “nuove” esigenze. Ma cosa spinge chi ha vinto a mutilare la vittoria?
C’è sempre quel quarto quesito che mi frastuona. Intono a me ho tutte persone di sinistra e tutte si sono spese per il “”. Senza risparmio. Ma è probabilmente un campione non attendibile. Si dice in giro che è una vittoria della “Rete”. La mia pagina di Facebook è invasa da richieste di dimissioni del Premier, e di bandiere rosse. Tutte, le une e le altre, del popolo del “”.Ma anche quello può essere un campione non significativo. I comunisti si mescolano solo tra loro. La televisione ci spiega che hanno votato, e perciò vinto, anche quelli del centro destra. Mi sento un po’ espropriato, è il prezzo delle vittorie di oggi che paiono sempre mezze sconfitte. I “” a questo quarto quesito però non mi sembrano un consiglio amichevole.
Roma – Piazza Bocca della Verità: giustamente i romani si ritrovano a festeggiare. Qualche bandiera “di parte” ma soprattutto vessilli referendari. E tanta gioia. E tanto orgoglio. Giustamente. Sono anche i miei sentimenti. Mi sento parte, piccola parte, di quel popolo. Il popolo del “se non ora quando” con cui mi sono mescolato. Il popolo di tante piazze che in tanti anni ho vissuto e gioito. I comitati, che paiono essere usciti dal niente, chiedono di essere loro i protagonisti, giustamente. Chi? Non vogliono il dialogo in televisione perché non accettano l’intrusione dei partiti, giustamente. Vogliono il palco. Loro hanno proposto i quesiti, almeno (in via quasi esclusiva) i primi due. Loro hanno fatto il lavoro duro, anzi tutto il lavoro. Ma chi rappresenta quei voti? Anche il mio? Lo rappresenta quel manipolo che attacca un unico politico: Bersani? Quelli che non accettano il dialogo con quella parte del servizio pubblico che è RAI3? C’è un unico nome o una elite di nomi che può rappresentare quel voto e che decide che la piazza non dialoga e non è politica? Di quella politica che è di parte e può essere persino ideologica pur non militando sotto una precisa bandiera? Cioè senza incrementare il mercato delle tessere?
E tutto come ieri? Non credo. E’ un voto privo di carattere politico e senza una ricaduta sull’assetto del potere? Non credo. Il dato finale non è patrimonio della sinistra ma, a mio modesto parere, ne contiene una gran parte. Di quella stessa sinistra che ama farsi male. Di quella sinistra che diventa mille sinistre e mai una vera. Qui potrei anche aver usato il termine di centro-sinistra. Non vedo istanze radicali in questa espressione di volontà che sono i “”. Se c’è una radicalità dovrà andarsi ad esprimere trasformando il risultato in politiche. Ed è a questo punto che è doveroso tornare alla piazza. A questa ed a ogni piazza. A quelle piazze che gridano insieme e che nel fare si muovono in mille individualismi e autonomie. Mi resta in gola la domanda: allora, sono tra chi ha vinto, tra chi ha perso o tra chi ha pareggiato? Nel mio comune siamo andati oltre il 60% e al successo ho partecipato anch’io che non sono né partito né comitato. Io, cittadino. E uomo di sinistra.

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4 SI’ “per quelli che passeranno”.

Dicono che il tempo cambi le cose,
ma in realtà le puoi cambiare solamente tu.
(Andy Warhol)

POST suggerito dalla mia compagna.

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Manifesto per i quattro Sì ai referendumSo già che dovrò riproporre questo post al momento debito. Prima del prossimo 12 e 13 giugno. Perché io voglio bene a questo mondo e vorrei viverci in pace e vorrei che mi sopravvivesse.
Ne approfitto per parlare di una canzone. Ne approfitto per parlare di un eroe dell’ambientalismo: Chico Mendes (Francisco Alves Mendes Filho). Per parlare di lui ricordando in suo nome tutte le vittime per la difesa dell’ambiente. Per ricordare assieme le vittime di Chernobyl e di Fukushima. Senza dimenticare, sempre approfittando dell’occasione, di ricordare quelle dell’amianto. In fondo le vittime degli interessi di pochi sulla vita e la salute dei molti e di tutti. Perché sono quattro Sì in faccia alla “stupidità”.
Francisco era un semplice raccoglitore di caucciù. Chico è diventato Segretario generale del Sindacato dei lavoratori rurali di Brasiléia e lega il proprio nome alla lotta contro il disboscamento della foresta amazzonica in seguito alla quale viene pubblicamente minacciato dai possidenti della zona e cominciano le repressioni violente e le carcerazioni extragiudiziali di centinaia di contadini. Anche Chico Mendes viene arrestato e torturato. Il sindacato dei lavoratori rurali conosce però una forte espansione. Le loro lotte porteranno alla nascita del Partito dei Lavoratori, organismo che darà appoggio politico alle rivendicazioni della CUT, la federazione sindacale generale di cui faceva parte il sindacato dei lavoratori rurali.
Nel terzo congresso della CUT Mendes denuncia nuovamente i delitti della UDR, ed espone la tesi congressuale “In difesa del popolo della foresta” davanti ai 6.000 delegati che lo eleggeranno segretario generale per acclamazione. Il 22 dicembre 1988 Chico viene ucciso davanti alla porta di casa dai fratelli Alves da Silva, precedenti proprietari del seringal Cachoeira. Riguardo all’arresto dell’assassino e dei mandanti: nonostante fossero ben noti, furono considerati fuori dalla portata giudiziaria per le loro connessioni politiche e il loro potere economico. Forti pressioni nazionali ed internazionali riuscirono a far arrivare il caso in tribunale. Nel dicembre del 1990, Darly Alves da Silva, proprietario terriero e allevatore locale, con il quale Chico si era scontrato più volte per l’ottenimento del titolo di “reservas extractivistas” per la sua regione, ricevette una condanna a 19 anni di prigione per essere stato il mandante dell’omicidio; suo figlio, Darci, ricevette la stessa condanna per esserne stato l’esecutore materiale.
Queste informazioni sono tratte, in sunto, da Wikipedia.
Quelle richiamate dal link qui e sul nome di Chico dall’ottimo sito di antiwarsongs proprio per commentare la canzone, ma che sono molto esaurienti.
Manifesto per il XX° anniversario dell'assassinio di Chico Mendes
Chico ha un dente di topo
un coltello di pioggia
un occhio di legno
Quando ride sbadiglia
e sua madre era la luna.
Notte smeraldo tamburi di festa
lingue di fuoco nella foresta.
Ooooohhh Chico Mendes.
Sole diamante sole guerriero
uomo di fango seringueiro
Chico lottava per il sindacato
Chico Mendes lo hanno ammazzato.

QUANDO FINIRA’ QUESTA SPORCA GUERRA
CHI LI SALVERA’ I CUSTODI DELLA TERRA.

Son venuti dal fiume
non c’era la luna
hanno tutti un dollaro portafortuna
hanno tutti un fucile e una croce.
Notte di fuoco danza di guerra
rossa di sangue sarà questa terra
Oooohhh Chico Mendes
Come tre lampi sulle nostre vite
come una croce come tre ferite
Chico lottava per il sindacato
Chico Mendes lo hanno ammazzato

QUANDO FINIRA’ QUESTA SPORCA GUERRA
CHI LI SALVERA’ I CUSTODI DELLA TERRA.

Sole diamante sole guerriero
uomo di fango seringueiro
Chico lottava per il sindacato
Chico Mendes lo hanno ammazzato.

QUANDO FINIRA’ QUESTA SPORCA GUERRA
CHI LI SALVERA’ I CUSTODI DELLA TERRA.
QUANDO FINIRA’ QUESTA SPORCA GUERRA
CHI LI SALVERA’ I CUSTODI DELLA TERRA.
(inviata da Riccardo Venturi)

P. S. (comunicazione personale) Ross; Dovrei anche forse contestualizzare i brani con la data di incisione perché spesso le cose che propongo sono strettamente legate a quegli anni. Intanto TI presento i Gang.

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Se l’altra metà del cielo scende in Piazza.
Campo Santa Margherita a Venezia: folla per "Se non ora quando?"Piazza santa Margherita a Venezia. Piazza del Popolo a Roma. Piazza Castello a Milano. Piazza Maggiore e Piazza XX settembre a Bologna. Piazza della Repubblica a Firenze. A Torino piazza San Carlo. Piazza Unità d’Italia a Trieste. Piazza Caricamento a Genova. Piazza Dei signori a Padova. Piazza del Popolo, mai nome e risuonato più opportuno, a Pesaro. Piazza Dante a Napoli. Piazza Verdi a Palermo. E ancora alla basilica del Sacro Cuore, in cima a Montmartre, a Parigi. E poi a Londra. Fino a Tokio. Ma a ricordarle tutte non c’è tempo bastante. Mi scuso solo con quelle rimaste fuori.
Ho sentito tante storie, ognuna con le sue ragione. Alcune sono state lette da quel palco di Roma. Altre erano solo nella folla, nel vociare, in quel popolo. Confuso? non credo. Ho ascoltato le opinioni del prima e del dopo. Cercando di portare quasi lo stesso rispetto per tutte. Cercando di capire. In quelle contro e in qualcuna pro m’è sembrato di trovare molta grossolanità. Ben oltre le posizioni espresse. Certo non sono qui per spiegare, non ho tanta presunzione. Le trovo grossolane anche perché ho visto la passione che ha messo Lei. che l’ha spinta in quella Piazza (come molte altre). La stessa passione e le stesse ragioni che la spingono da allora. E allora nessuno sapeva nemmeno chi era questo premier. Probabilmente cantava ancora nelle navi da crociera.
Di piazze ne ho viste tante. Circa cinquant’anni. Credo di esserci andato una prima volta con una candela in mano credendo di salvare una vita. E nemmeno era una piazza, né un campo, era solo un campiello. E’ stato quello l’inizio. Era solo il 1960. Non è passato troppo tempo. Sono io ad essere vecchio. E ho visto piazze festose e piazze tristi e piazze di lotta. Le provocazioni e le rabbie. Il Vietnam, il Che, il Chile e Salvador. Le stragi nere e quelle cosiddette rosse. Gli anni di piombo. La strategia della tensione. Tutta una collana di romanzi criminale, visto che è di moda. E non sarebbe servito andare al cinema per vedere i noir americani. Alcune le ho raggiunte a piedi, più spesso con lunghi viaggi in treno; col vino e le cibarie, con le nostre canzoni. Non ne vedrò mai abbastanza. Sempre le emozioni. Immense stavolta. Sono le mie Piazze del mio Mondo. Di un Mondo ancora possibile. E’ bello vederle affollate.
E c’erano quelle della CGIL, ma non credo sia un partito. E mille cartelli e striscioni. Sciarpe bianche, come chiesto, come Ross, e fiocchi rosa. Nessuna bandiera, tranne quella dell’ANPI. Anche questa non la credo partito. Non erano tutte di una parte, questo è certo. E nemmeno erano tutte quelle di quella parte. Certo erano tante. Tantissime. Da sembrare tutte. Un mondo diverso. Allegro. Colorato. Anche arrabbiato. Erano semplicemente donne (sono belle le nostre donne). E le poche “forze dell’ordine”, in assetto antisommossa, apparivano anacronistiche. Sembravano figure di una farsa. Devono aver provato vergogna ché son sparite subito dentro un portone. Non era una Piazza contro. Non come si vuol far credere. Non era contro altre donne. Non per una morale contra un’altra morale. Per una etica e contro una diversa etica. Bello il cartello “Non buone né cattive ma solo donne”. Era a favore. A favore di una cosa soprattutto: LA DIGNITA’. Certo un po’ anche contro Berlusconi. Non è questo il tema che mi interessa; che mi prefiggo. E di questo lascerei parlare eventualmente Lei. Certo contro i fascismi. Ma questo non è ancora un paese antifascista? La Piazza lo era. Sicuramente contro questa politica. In realtà semplicemente alternativa.
C’era un cartello giallo con una scritta nera diceva “Addio Bocca di rosa con te se ne parte la primavera”. Le mie ragioni contano poco. Sono andato anche e soprattutto perché credo che l’alternativa debba ritrovare la Piazza. Perché credo che dovremmo ritrovare luoghi e parole d’ordine che credevamo ormai nostro patrimonio. Ripercorrere quelle strade. Quelle esperienze. Richiamarle a nuova vita. Denudare le nostre facce. Metterle assieme. Certo sono andato con la donna che amo. Una donna che ammiro. Che rispetto. Con cui condivido molto se non tutto. Anche naturalmente l’amore. E persino una sottile ironia a volte necessaria per parlare delle cose e soprattutto di noi. Certo mica eravamo da soli già prima di arrivare in quella piazza. C’era anche la strega perché le nuove streghe sembrano tornate. Ricordo anche quegli anni. Insomma: “tremate perché si sono incazzate”.
Non ho mai dubitato che ci potranno salvare solo le donne. Ma non è solo di questo che questa m’è sembrata la più bella. Certo anche di questo. Al di là dei bizantinismi. In realtà questo premier ha contro la Piazza. Altrove ci sarebbe di che rinunciare. In realtà non ha nemmeno una vera maggioranza. Non nel paese. Non ha più alcun mandato derivato dal voto. Come dice lui “dal voto sovrano”. In realtà è sovrano il voto, non lui. Comunque son stanco di Piazze tristi. La mia canzone ne ricorda una delle tante. Vorrei poterla scordare. Scordare non è tra le mie qualità la più frequentate. Nemmeno sarebbe giusto. Vorrei sempre Piazze così. Quello che mi interessa è che è solo una Piazza contro questa politica. E’ una piazza dentro la crisi della politica. Della politica e del suo modo di organizzarsi. La crisi dei soggetti Partito. Ancora una volta.
Non è una novità. Io la vedo così. Usare vecchi schemi rende grossolana l’analisi. L’analisi di movimenti, e momenti, che nascono spontaneamente e spontaneamente si auto-organizzano. Non riusciamo a capirlo. Non abbiamo chiavi cognitive. Interpretarli, incanalarli sarebbe un primo passo verso un cambiamento. Sarebbe anche probabilmente la loro morte. Certo non hanno ancora saputo esprimere leaders “credibili”, ma credo ci siano cose che accomunano la gente di quel mondo. Cose che sono “senza se e senza ma”. Parole d’ordine. Cominciamo, per esempio, col dire che l’acqua è di tutti. Sarà il petrolio di domani. E’ di tutti. Cominciamo a difendere il mondo che anche quello è di tutti. Parliamo di sviluppo sostenibile e di fonti energetiche alternative. Torniamo a combattere la guerra come mezzo per regolare le controversie territoriali. E gli interessi. E la finanza. Condanniamola come mezzo e punto. Combattiamo qualsiasi forma di discriminazione e di razzismo. Ritroviamo buon senso e dialogo. Etc. Nessun tentennamento. Perché le maggioranze si costruiscono, nel paese. Le alleanze si fanno con le persone. E allora quel mondo sarà sempre lì. Pronto a spendersi. Perché la maggioranza non è nel portafoglio, è ancora nel cuore.¹

Se non ora quando? Adesso.


1] Foto da Facebook dell’amico Paolo Firla.

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Mutandine appese al filoPer coloro che ignorano, anche per quelli che ignorano perché vogliono ignorare, il Gazzettino è un quotidiano locale, del Veneto, del nordest, anche se ormai non credo che in nessuna parte dello stivale ci sia qualcuno che possa non conoscere la sua esistenza. Il 10 dicembre era un mercoledì e il giornale titolava in prima pagina: “Treni più lenti di 70 anni fa”. C’è stato un momento, in questo strano paese che è l’Italia, in cui tutti gridavano alla privatizzazione come panacea di tutti i mali. Fermiamoci un attimo a pensare ai costi e ai servizi di questa grande rivoluzione. Pensiamo non solo ai tremi ma alla telefonia, mobile e immobile. A tutti i servizi e alle difficoltà persino di fare i contratti senza poter parlare con una persona davanti. Agli appalti che sminuzzano l’installazione dei contatori, cavi, apparecchi e quant’altro, che non si riesce mai a sapere chi deve fare cosa. Avete anche voi il dubbio che questo paese non si salvi con gli slogans?

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