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Posts Tagged ‘ali’

Da Mario, quando era entrato Claudio, con una folata di vento e un turbinare di nevischio, era entrata anche l’aria del natale. “Chiudi la porta che si gela”. Quelli dell’età di Mario lo sanno tutti che ogni qualvolta suona un campanellino nasce un angelo. Lui era un credente blasfemo e non perse l’occasione di citare una delle sue consuete bestemmie preferite; con quelle condiva ogni pietanza e accompagnava ogni battuta. Aldo alzò distrattamente gli occhi a guardare il nuovo venuto: tutto era già stato visto. Aveva, Claudio, ordinato da bere per sé e per l’angelo accolto sgarbatamente. Poi si era chiuso nel suo bicchiere con gli occhi assenti. La sposa del venerdì si era affacciata sulle scale, gli aveva sorriso e gli aveva fatto un cenno se voleva salire da lei. Era una lusinga quasi distratta ma semplice da cogliere. Lasciò salire prima l’altro, l’angelo, per pensare a sé e perdere tempo e tradirlo. Fu così che quella figura d’amore si lasciò sporcare le ali di mondo mentre Claudio aspettava paziente il suo turno. All’inizio si erano fatti ingannare di un sorriso malizioso, poi sentirono rumori e non erano rumori d’amore. Si precipitarono tutti su ma ormai era troppo tardi. I soldi erano sul comodino e lui era volato dalla finestra.

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Cercare di aprire una porta aperta è perfettamente assurdo. E lo so che quello che sto per dire lo può sembrare altrettanto, assurdo. Che nessuno vorrà credermi perché le cose, seppure semplici, quando sono catalogate per insolite, tutti ti trattano come un mentecatto, un visionario. Infondo un sognatore lo sono e sognare mi piace, mi affascina; mi permette di vivere. Ho sempre portato un sogno con me, in qualsiasi posto mi sia recato, per qualsiasi ora della giornata. Ma questa è solo, unicamente, lo assicuro, un’altra storia. Non ha nulla a che fare con altri fatti narrati. A volte ho anch’io il dubbio che non sia successo ma tutta quella confusione che mi turbina e mi ronza dentro mi dice che è proprio vero.
Ieri ho incontrato un angelo. Veramente… forse non tutti sanno, da qualche parte mi sembra di averlo già detto, come per dio, che anche tutti gli angeli sono donne cioè sono di sesso femminile. Infondo dovrebbe anche essere evidente il perché: basta guardarle. C’è una cosa che a quel impacciato artigiano sia riuscita meglio? E, così, come tutti gli altri angeli, anche quello che ho incontrato era donna, anzi molto donna. Eppure sembrava un giorno come un altro. Uno di quei giorni che inizia al mattino e che hai la fortuna di poter tenere tutto per te. Nei quali puoi rimanere anche un po’ di più aggrappato alle lenzuola. Avere cura di te senza alcuna fretta.
Lei è apparsa del tutto simile ad una donna normale ma l’ho riconosciuto subito. Mi si chiederà come, ed è difficile spiegarlo, lo si deve provare. La sua voce…. forse era già la sua voce, anche da sola, ad indicare che non si trattava di un essere normale. La sua voce che cantilenava note alte e le melodiava con estrema destrezza. E poi i suoi occhi, quei suoi occhi immensi, aperti su tutto. Non potevano che essere gli occhi di un angelo, anche se, lo devo precisare, gli occhi di non angelo non sono come gli altri occhi, non rispecchiano l’anima, non la sua. Rispecchiano sentimenti che paiono perduti. Rispecchiano mitezza. Vai a capire. Vai a fidarti.
Mi si chiederà se era bella. Si! lo era. Era veramente bella. Come faccio a dirlo? Era piccola e slanciata, con la pelle liscia come… come… niente le è pari. E poi quel suo muoversi come fosse padrona di ogni spazio. Quel suo illuminare quello spazio. Riempirlo. Farlo suo. Renderlo universo. Non pensavo, mentre ero con lei (forse anche questo è stato lo sbaglio), la mente era liberata in un morbido sopore. Ascoltavo e sentivo solo suoni. Cercavo di ricordare ma ero trascinato altrove. Certo, soprattutto ai più curiosi, sorgerà la domanda: ma quanto era bella? Forse nemmeno lo era. Non come è abituato a misurare l’uomo. Era di una bellezza assoluta ma tutta sua, particolare, la bellezza di un angelo. Non si misura la bellezza degli angeli. Gli angeli sono belli perché sono belli, ma nessuno ha stabilito che gli angeli debbano essere anche clementi, al limite buoni. A volte può essere anche pericoloso incontrarne uno. Non dico questo per me ma nemmeno sono sicuro di poterlo escludere cioè che la cosa un poco non mi riguardi. Cosa stavo dicendo? E’ stato un incontro quasi casuale, la vita a volte ti riserva delle cose che non ti aspetti e che credi impossibili. Succede a tutti perché tutti credono all’impossibile. Io, oggi, lo credo, per prova provata, meno vero. L’impossibile esiste ed è tra noi.
Che io abbia avuto pensieri poco acconci non è vero o almeno lo è solo in parte. Io avevo solo molta curiosità. Ero stupito della sua apparizione e curioso di tutto di lei. Avrei voluto che mi raccontasse ogni cosa. Che mi spiegasse ogni cosa. Temo non sia per noi del tutto comprensibile il loro linguaggio. Noi restiamo ancora alla superficie delle parole. Coltiviamo i nostri vizi. Ascoltiamo solo il primo significato di ogni lemma e nemmeno singolarmente. Ci distraiamo per due occhi, per una banalità, per un auto che passa, per un suono; ci distraiamo per tutto. Ci distraiamo dalle cose vere. E poi ascoltiamo solo con le orecchie. Saremmo anche noi angeli se l’artigiano non ci avesse fatti in fretta, in modo raffazzonato, pieni di vizi e di difetti. E’ di questo che siamo solo uomini.
So già che ogn’uno avrebbe mille domande per la sua incredulità. Non le saprei immaginare tutte. E poi io non ho nessuna di quelle risposte. Ho solo questa cosa da raccontare che a malapena mi so spiegare e non spiegare. Che è successa proprio a me e non so perché. Non che me ne penta. Meglio a me che ad un altro. Almeno ho qualcosa da raccontare. Fosse l’ultimo giorno. La vita è anche una raccolta di ricordi, come dice spesso un amico con cui passo molte delle mie ore libere serali, e che, lo stesso, non capirebbe. Persino i sogni, quelli notturni, a volte sembrano reali, avere materia, e diventano ricordi. A volte ritrovo cose che credevo scordate per sempre. A volte non mi riesco a liberare di cose che sembravano non avere peso.
Mi si dirà che è stato tutto uno scherzo. Non dormo da allora. Basta uno scherzo a farti questo. A convincerti che tutto quello che è successo prima è come non fosse mai successo. A farti aspettare invano e a ridurre il tempo tutto in attimi di attese? Mi si dirà che è tutta una fola, che forse è l’età. E mi si chiederà se sono certo di essere stato sveglio. E allora vi dirò tutta, ma proprio tutta la verità, per voi che ancora nutrite dubbi e diffidenze come fossero figli da coccolare.
Le ho chiesto di farmi vedere le ali. La loro riservatezza li rendi ritrosi a farlo, a mostrare la sostanza di cui sono fatti. Amano mescolarsi agli altri umani. Forse ho sbagliato a chiederlo. Forse lei è stata fin troppo gentile a concedermelo; anche forse un poco incauta. Loro si fidano di quello che gli sta in torno. Sono fatti di essenza pura. Hanno negli occhi ancora una antica storia di perfezione, e di amore. Di quel amore del quale non siamo ancora pronti. Ma c’è una regola a cui non si può derogare: gli angeli non vanno sfiorati nemmeno con un dito. Io, che non sono solito frequentare quei luoghi, non lo sapevo, o forse lo sapevo e non volevo crederci, o forse è solo che la tentazione era troppo forte. Anche sfiorare quelle morbide ali è una emozione che non si può scordare mai.
Ma questo era ieri.¹


1] Il presente non fa parte della serie di racconti fin qui presentati, ricavati da una serie scritta frettolosamente per essere usata in un vecchio blog ora chiuso. E’ stato, altrettanto frettolosamente, scritto in un giorno agostano ed è nato col piacere di vedere subito la luce.

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