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Posts Tagged ‘Also spratch Zarathustra’

Dopo aver diviso gli uni dagli altri, e aver fatto crollare fragorosamente quella Torre, niente era stato come prima. Se mai prima era meglio. Così quel Dio si ritrovò a ricapitolare e a riflettere. C’era bisogno di un intervento energico. Cominciavano a mancargli le forze. Aveva perso l’entusiasmo. Tutto era stato inutile. Era stata tutta colpa dell’uomo. Magari non solo, ma anche dell’uomo. Ma forse anche di un tratto di rimmel. Di una strizzatina d’occhi. Non riusciva a togliersi dalla testa che c’entrasse Lei.

fulmineVa bene che era dio ma c’è un limite a tutto. Quel fatto che era, cioè erano, puro spirito. Ogni volta che Lei gli gironzolava intorno si sentiva agitato, sentiva quel languorino, quel pizzicorino. Non era stata una buona idea. Non era stata proprio una buona idea. Non sapeva cos’era quello che provava, quella sorta di confusione. In fondo lui era solo Dio. Onnisciente e perfettissimo ma solo Dio. Delle cose degli uomini non ne capiva. Era stato fin dall’inizio, si ricordava. Quella Eva; a proposito: niente male. Aveva fatto quegl’occhi enormi. E quello sguardo. Gliel’aveva visto indosso anche a Lei. E di più era tutta nuda: nel senso di Eva. Non poteva, cioè potevano, inventare prima l’abito e poi il monaco. Insomma era proprio nuda. A pensarci bene forse Adamo aveva le sue ragioni e poche colpe. Se fosse stato uomo… Non aveva mai creduto a quella favoletta della mela. E forse aveva ragione Lei quando sosteneva che non si può portare tanto rancore per tanti secoli per una mela. Ma perdinci! è l’ira divina. Se Dio s’adira s’adira; mica mette il muso e basta. Non era solo una mela. E poi non gli andava di essere contraddetto. A nessuno di Loro. Figuriamoci ad essere disobbedito. Era stato chiaro, chiaro e tondo. Ed era una questione di principio. E loro, loro, quei bellimbusti di Michele, Gabriele, Raffaele e Uriele che ci stavano a fare. Va bene che anche loro erano puri spiriti… anche su questo qualcosa non gli quadrava. Chi li aveva fatti, non si riusciva più a trovare un chi, da qualche parte si doveva esser preso delle libertà. Non lo convincevano del tutto. Non lo lasciavano tranquillo. Non gli garbavano. Con quelle ali. Quei boccoli. E quel sorriso angelico. Insomma… non proprio guardiani. L’idea non era quella. Se ne parla anche poco. L’idea era: visto l’uomo, e soprattutto la donna, meglio mettergli vicino qualcuno. Che riferisse. Che mediasse. Magari con un po’ di senno. Di quello se ne trova sempre poco. Che poi Michele avrebbe dovuto occuparsi di quelli, di quelli che dicevano di essere il suo popolo. Ma Lui aveva bisogno di un popolo? Mica era un politico. E nemmeno Michele era semplicemente un angelo, era un arcangelo, perdio! Se ne dava tutte le arie e poi le storie finivano così. Per questo lo aveva fatto arcangelo, perché fosse il suo angelo personale. Raffaele invece… non sapeva nemmeno da dove se ne fosse uscito. Ma chi gli aveva dato il titolo? Un po’ zotico era un po’ zotico. Non poteva fare tutto Lui. Ma tutta questa è un’altra storia. Divagava. Michele sarà stato anche il più bello ma quando c’era da azzuffarsi era il primo, e s’azzuffava. Tendeva ad essere litigioso. Qualche volta non era proprio un male, ma solo qualche volta. Non voleva proprio tornare a pensare a quella volta del drago. Era una storia infinita. Era stato da allora che s’era fatto dei nemici. Eppure Lui non aveva né colpa né pena. Aveva fatto tutto Michele. Che se era per Lui a quelli li avrebbe sistemati subito. Invece si trovava con i nemici vicini. Mandati a casa gli dei… di male in peggio. Proprio come il giorno e la notte. Che in fondo Lui era un pacifista; il primo pacifista.
Insomma angeli sì, angeli no, alla fine erano sempre in mezzo. Chiamò Lei ma il gesto gli restò tra le labbra. Si rese conto che non gli aveva mai dato un nome. E un fischio non era il massimo dell’educazione. Mica poteva chiamarla Dio. Si rifiutava. Era tutta una gran confusione. Intanto Lei era sempre davanti a quello specchio. Cercò di ricordarsi che qualità Le aveva imposto. Non ne ricordò una. Certo non la modestia. Non la discrezione. Bella era bella. Forse l’essere che gli era riuscito meglio. Anche fin troppo, bella. Distolse gli occhi che stavano scivolando indiscreti. Lui era Dio, non poteva lasciarsi andare a quei… a quelle… a certi pensieri. Non era da Lui. Cosa aveva voluto dirGli ricordandoGli la solita storia, sempre quella, con quel “ma allora non vuoi proprio capirlo”. Come se solo Lei potesse capire. Conoscesse le cose della vita. Sospettava che fosse un po’ gelosa di quella Eva. Eppure nemmeno a Lei mancava nulla. Ma forse aveva ragione. Almeno un po’. Ma forse era così. Lui era Dio, non poteva impicciarsi di tutti i problemi degli umani. Gli umani si creavano tra loro. Sospettò che questo facesse sì che non ci fosse più bisogno di Lui. Non era possibile. Un essere umano non è un animale, si disse, avrà sempre bisogno di qualcosa in cui credere; parola del Signore. Ma nemmeno questo lo mise tranquillo. Certo che a raccontare la storia diventa più lungo della storia stessa. Decisamente gli ci sarebbe voluto uno storico, un cortese narratore, un comico, un bizzarro, un profeta. Qualcuno insomma che lo togliesse almeno da quell’impiccio. Non gli andava di raccontarsi. Con tutto quello che aveva da fare gli sembrava a Lui un po’ tempo perso. E un po’ megalomane. Il mondo andava come voleva e a raccontarlo sembrava che fosse solo colpa sua, cioè loro; di tanto in tanto dimenticava di quanti fossero lì a darsi tutto quel daffare. Aveva fatto del suo meglio. Dai il libero arbitrio. Ecco cosa se n’erano fatti. Troppa libertà. Doveva essere stata Lei a creare il costume. E quelli non perdevano l’occasione di mettersi nudi. E’ normale che poi una cosa tira l’altra. Che poi a Lui non piaceva, cioè non è che gli garbasse vederli nudi, almeno gli uomini. Per le donne ancora poteva andare. Avevano una loro grazia. Non era un brutto vedere. Ma gli uomini… con quel coso che… lasciamo andare. Che poi anche gli impicciava. Se devi correre, se devi lottare, tirare di giavellotto, non era proprio comodo. Prendiamo quei tre pellegrini. No! questa storia magari la prossima volta. Era già fin troppo confuso. Però doveva annotarselo che bastava una Sara per rovinare la reputazione di un intero popolo. Le donne parlano troppo e quando tacciono rischia che è anche peggio.
Il diluvio era servito a poco che a niente. Come una goccia d’acqua. Il problema era sempre quello. Dopo il diluvio erano rimasti Noè: Sem, Cam e Iafet, ma a loro nacquero figli dopo il diluvio. E così i figli di Iafet: Gomer, Magog, Madai, Iavan, Tubal, Mesech e Tiras. E quelli di Gomer: Askenaz, Rifat e Togarma. E i figli di Iavan: Elisa, Tarsis; quelli di Cipro e quelli di Rodi. E avanti di questo passo. E anche di questo esempio. Il problema era stato che quelli andavano in giro e figliavano in ogni dove. Che i figli bisogna anche mantenerli. E secondo Lui lo facevano anche per qualche altro motivo. Sembrava che facesse loro piacere. La terra si stava trasformando in un formicaio. Ma non dormivano mai? Doveva ricordarsi di creare l’inappetenza. E la stanchezza. Perché proprio Lui? Che se le creasse Lei, se era tanto brava. Aveva fatto il malanno. Se lo risolvesse. Nemmeno quella storia di “Domenica chiuso” era andata a buon fine. Non erano mai contenti. Uno a dire: “Io la voglio al sabato”. L’altro a dire: “E allora Io al venerdì”. Che se la facessero quando volevano la loro benedetta festa. Bastava lo lasciassero in pace. A ogn’uno il suo giorno. Forse era anche giusto, tanti e tante feste. E Lei che pareva fare festa tutti i giorni. Già! sosteneva di lavorare in casa. Ma è un lavoro quello? E poi gli restava fin troppo tempo libero. Per far malanni. Stava diventando scorbutico. Ma quello che è troppo è troppo. Ed era tutta una Babele. E proprio lì in Israele, cioè in Palestina, era peggio che peggio. C’era posto per tutti ma ognuno voleva quello dell’altro. Non potevi uscire di casa che ti ci trovavi qualcuno dentro. Era possibile? Avrebbe dovuto fare qualcosa, ma quando l’uomo non vuole ragionare non c’è verso di farlo ragionare. Lui non era un agente immobiliare. Non aveva detto nulla di simile. Tutto era cominciato dalla notte dei tempi. C’era chi partiva, chi restava e chi tornava. Ma non dessero la colpa a Lui. Lui li aveva provati a dividere. Aveva creato le lingue e le razze. E forse non era stato un bene. Ma l’uomo vuole sempre quello che non ha. Si fa una famiglia e poi va in certa della donna dell’altro. Cosa ci troverà, poi? Prima o poi avrebbe dovuto dar loro delle regole. Almeno provarci.
Ma com’era possibile che Lei avesse sempre caldo? E fosse sempre allegra? Certo aveva uno splendido sorriso. E… come dire… ammiccante. E gli ronzavano in testa quelle parole: “dammi un po’ di tempo, noi due soli, e vedrai come te lo creo l’uomo nuovo”. Preferiva starsene in disparte. Aveva altre faccende a cui affaccendarsi. Si mescolava con gli altri. E ogn’uno si mescolava agli altri. Tutti uguali come fotocopie. L’idea del dio multiplo non era poi da buttare. E tutti nelle loro tuniche. Solo Lei con una tunica diversa ogni giorno. Che senso aveva? E poi anche quelle sempre più corte. Per mostrare le gambe? Anche adesso le mini. Come non fosse abbastanza nuda. Che era più nuda che senza vestiti. Certo le gambe erano un gran bel paio di gambe. E quando si sedeva veniva la tentazione di guardarci sotto. Senza farsi vedere; naturalmente. Era ormai certo. Era Lei che aveva creato il pudore ma anche il suo contrario. La civetteria, la tentazione, la provocazione, sicuramente persino la nudità. Che se ne facevano loro vecchi saggi creatori di tutte quelle cose? Pareva invecchiare solo lui, cioè loro. E Lei pareva restare giovane. Ormai pareva loro figlia. Tutta baldanzosa; di sé. Accidenti. Doveva avere anche un certo ascendente. Le donne sulla terra sembravano aver assunto tutto da Lei. Tutti i suoi difetti. Tutte le sue diavolerie. Era assatanata; nel senso che pareva più una seguace di Satana. Anche quello: contestazione globale. Rivolta continua. Ecco com’era finito. A ubriacarsi di notte. E Lei rischiava una sorte simile. Aveva provato a parlarci. Lei aveva riso e l’aveva chiamato Alfredo. Certo era stata ancora Lei a creare anche l’amore, non quello… quello fisico. Insomma… quello. Quella cosa che Lui non riusciva a capire. Sarebbe tanto più facile vietarlo. Meglio era non crearlo. Che poi ti trovi che ognuno lo coniuga come pare meglio a Lui. E allora trovi subito qualcuno che dice che bisogna farlo solo per fare figli. E così riempiono il mondo di piccoli mostri. Non trovi un posto libero nemmeno al bar. E allora trovi il furbo che dice che bisogna farlo solo per il proprio piacere. Piacere? E assisti a quelle scene non certo edificanti. Mai in due a dire la stessa cosa. Che almeno lo facessero solo in privato. E senza tanta pubblicità. Forse era stata creata anche la pornografia. Doveva essersi distratto un attimo. E quella di chi era la colpa? Mi sa che non finisce bene. A volte i pensieri di Dio sono come tuoni. Così chiamò, cioè chiamarono gli angeli a sé. Andate e moltipli… cioè… insomma… fate qualcosa. E state alla larga da quelle città; da Sodoma e Gomorra, che di guai ne abbiamo fin troppi.. Nel frattempo vediamo di vedere. Voglio proprio vedere come va a finire sotto quel tetto -pensò. Tra quel vecchio e quella… Sara. Voglio farci una… capatina.
Come Lui aveva detto «Terach aveva preso Abramo, suo figlio, e Lot, figlio di Aran, figlio cioè di suo figlio, e Sara sua nuora, moglie di Abramo suo figlio, ed era uscito con loro da Ur dei Caldei per andare nel paese di Canaan. Arrivati a Carran vi si erano stabiliti». Sara assomigliava in modo impressionante a Lei. E anche lei pareva avere delle idee tutte sue sul da farsi e su come andava il mondo. In fondo era stato Lui a dirgli di andare là. Pensava fosse per il meglio. Anche se la donna era sembrata dispiaciuta. I vicini erano diventati veloci di lingua. E tutti a guardarla. Le voci dicevano che aveva il ventre come un deserto. I beneinformati ridevano perché un deserto resta arido se non gli si da l’acqua. Non gli era chiaro ma non gli sembrava che fossero dei commenti benevoli. Così aveva pensato di torgliergliela, Sara, da sotto gli occhi. E da sotto qualunque altra cosa. Sapeva che la storia della sorella sarebbe durata neanche un battito di ciglia. Ma non si può mettere dentro il coraggio a chi non ha coraggio. Lui aveva semplicemente detto «Farò di te un grande popolo». Solo allora si rese conto di essersi assunto un gravoso impegno. E cosa potevano implicare quello parole. Le aveva dette a lui, mica a lei. Adesso lei era ricoperta di occhi. Nessuno riusciva a togliergleli di dosso. Nemmeno Lui. Non era stato proprio del tutto male. Si volse all’istante pensando “Lontano dagli occhi, lontano dal cuore”. Ma si trovò banale. E tornò ad ammirare quella splendida creazione.

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