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Posts Tagged ‘amministrative’

E’ tanto che non parlo di Spinola. Dalle elezioni, credo. Ho vinto anche se non ne sono proprio del tutto certo. Mi sembra non sia cambiato nulla. E poi è stata un’esperienza deludente. In giro si parla di amicizia. E’ stata un’esperienza non positiva proprio perché ho perso un amico. Tranquilli, niente di tragico, nessuno s’è fatto troppo male; semplicemente è finita un’amicizia. Un’altra. E io non amo pagare su questo piano. E allora torno a parlare di Spinola per tornare a parlare di Martino. Ve lo ricordate Martino? Non fa nulla. Lo trovate qui e qui e in altri posti del mio blog. Anche se non ne ha uno di suo è quasi sempre presente nel mio Diario di Spinola. Anche sotto mentite spoglie. Persino nei panni di un dio. Non quello. Un altro. Uno di seconda mano.
Era aprile, credo di ricordare. Comunque era una giornata calda e c’era il sole. Ci si conosceva di vista. Era seduto al Bar da Clara con Gerardo. Ora che ci penso è un po’ che non sento e non vedo Gerardo. Resto incorreggibile. Non posso scordarmi gli amici per strada. Devo farmi un nodo sul fazzoletto. Insomma si prendevano un caffè, o uno spritz, o quello che diavolo volevano. Ci si conosceva appena. Di vista. Ciao. Ciao. Niente di più. Incontri in sede politica senza entusiasmi. Ero stato avvertito di non fidarmi. Ma io sono come san Tommaso. Martino mi chiama per chiedermi perché lo evitavo. Mica lo evitavo, solo non lo cercavo. Non ne avevo motivo. Mi dice: “Perché non mi aiuti?”. Mi dice: “Si andrà alle elezioni.” -bella scoperta. Mi dice: “Sono il partito socialista.” -la modestia non è il suo forte; sapevo che erano pochi, non così. Mi dice: “Sono un leader. Mi manca solo un progetto”. -hai detto niente.
Come ho detto allora e non ripeto ora ero rimasto molto deluso. Avevo voglia di fare, ma non di fare più dell’umano. Avevo un sindaco un po’ fascistorso da cacciare. C’era la solita sinistra che fa a fare la bella addormentata. Come se non volesse partecipare alla competizione. Penso che la tensione elettorale gli faccia paura. Per farla breve non riesco a dire di no. Sostiene di essere socialista di sinistra e diverso. Già! è incapace persino di rubare. Apro tavoli di trattative e lui viene a vedermi trattare. Lo presento a chi ha cercato di dimenticarsi del suo nome e lui mi lascia fare. Garantisco per lui e lui annuisce. Lo faccio persino dentro il suo stesso partito. Lì si sbilancia. Propone il programma per i socialisti a livello provinciale: aprire un blog. Per inciso non sa fare nemmeno quello e non l’ha fatto: fatica a rispondere ad una mail. E non c’è nessuna cattiveria nelle mie parole. Tutto vero persino le congiunzioni. Brutti tempi per la politica.
Cerco di dirgli che un leader lo è perché lo riconoscono gli altri. Mi precisa che è un leader comunque. Lui, e solo lui, lo sa. Lo metto al corrente dei problemi del comune. Dei precedenti politici e delle precedenti esperienze. Lo proclamo capolista e lo incorono. Stendo un programma elettorale. Lo difendo davanti a quel grande pachiderma in letargo che è il PD. Trovo un candidato per le primarie. Un buon candidato. A lavorarci bene avrebbe anche potuto vincerle. Da indipendente. Ma questo senza tradimenti. Non con questi figuri. Gli presento le persone adatte per completare i posti vacanti in lista. Quelle che gli lasciano dubbi le scarto. Mi occupo di creare e persino di distribuire un minimo di propaganda. Manca solo che mi metta a scopare la sede del suddetto Partito Democratico. Alla fine mi accorgo che ci litighiamo sempre più spesso; e per un non nulla. Ho un sospetto. Affronto l’argomento. Me lo conferma: non si fida; ha paura che lo voglia fregare.
Se ne fossi capace ci sarebbe stato da ridere. Non ci riesco nemmeno ora. Avrei fatto tutto quel lavoro per lui, e su sua richiesta, solo per fregarlo. Nemmeno doveva apparire il mio nome, come sempre, in quella lista. Non mi avrebbe arrecato nessun vantaggio e non me l’ha dato. Naturalmente serve un pretesto per rompere e me lo offre. Presenta il tutto pubblicamente come opera sua. La cosa non sarebbe nulla solo che invece di presentare i socialisti come parte della lista e del programma presenta lista e programma come socialista. No! socialista proprio no. Oggi se ne vergognerebbe anche il buon Sandro. Per farla breve lo lascio fare quello che vuole. Non ho alternative. Ultima lite; quella definitiva. Ormai era diventato un tormentone. Fa l’offeso. Mi toglie persino il saluto. E lo toglie anche a Gerardo che nemmeno ha messo becco nella disputa. Per semplice solidarietà. A quel punto non posso fermare l’ingranaggio. Completo la lista. Mi ripeto che è l’ultima volta. E vado verso le elezioni amministrative.
Io non lo so… insomma… boh! Vinciamo, naturalmente. I risultati non contano. La lista (senza il mio nome) prende il 6%, sei per cento. Seconda a sinistra, quasi un punto in più dei dipietristi. Ma questo non centra. Il risultato dei superstiti socialisti nemmeno lo riporto. Uno zero prima della virgola e troppi dopo. L’ultima volta mi dicono di averlo visto graffiato, aveva litigato con se stesso mentre si faceva la barba. Nemmeno lui però sa se era una questione politica, di principio, importante, un pettegolezzo o se era indeciso per un cucchiaino o due nella tazzina del suo caffè. La verità è che non sopportava che a me riuscissero le cose di cui lui non era capace. La realtà era che non riusciva ad accettarsi; ad accettare i suoi limiti, la sua mediocrità. E’ ancora un leader ma non ha nemmeno la maggioranza del suo stesso corpo. Insomma alla fine, politicamente e umanamente, mi sembra che se non abbiamo perso almeno non ha vinto nessuno. Aiutatemi a spingere che il mondo si sta fermando.

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Non insistere. Capisco un po’ di timore, ma non riuscirai a farmi parlare ancora di quell’individuo che ha i capelli che odorano di lucido da scarpe.

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Mi ero ripromesso di non tornare a parlarne. La mia vita è già popolata di mostri per non cercare di evitare, nel limite possibile, la frequentazione di psiconani e cainani e elfi e abitanti del pianeta risico. Torno ad abitare a Venezia e lui cosa fa: si candida a sindaco di Venezia. Imbratta le vie con il suo faccione in posa come uno che pensa anche se il carnevale è finito. Mi sembra un incubo quando avevo persino smesso di guardare i telegiornali e di litigare con Lei (anche se Lei avrebbe tutte le ragioni). Parlare anch’io della sua altezza (naturalmente senza maiuscole) cioè, pardon, bassezza, mi parrebbe ingeneroso. Dire anch’io ch’è come quei libri, tascabile; darei prova solo di cattivo gusto. E mi rifiuto di fare il suo gioco. Allora ho deciso di parlare delle sue idee. Non ci riesco. Non ne ho trovata una. Per parlarne dovrei parlare della sua arroganza e di quella non so che dire. Potrei parlare di lui come economista ma è un bluff, tanto varrebbe parlare di Tremonti (dio mi perdoni di averlo pronunciato). Potrei parlare della sua statura (e ridaje) politica. Cosa posso che era un outsider persino quand’era socialista e quelli mangiavano anche la gramigna ma ci stavano tutti in un condominio nemmeno troppo grande? Potrei parlare del suo lavoro al governo ma oltre a scassarli non ho sentito che slogans. Pericolosi ma slogans, furbetti e pericolosi. Non sono io a dover rispondere a quelli ma quella bella addormentata che non c’è. Alla fine, dopo gli eccetera, non mi resterebbe che di nuovo la statura: mi rifiuto. Ho deciso di tornare al silenzio tanto per fortuna che ogni manifesto ha trovato una mano che vi ha siglato un insulto. Sono un ottimista se penso che i manifesti non votato ma quelle mani sì?
Un fannullone

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spinolaMagica è la notte ma nemmeno la politica scherza.
Se non s’è più parlato più di Spinola, qui, non è per una sorta di timidezza, o di diffuso pudore. Quelli che ne parlano lo fanno ai pettegolezzi. In fondo una città, seppure piccola, si riconosce anche e soprattutto per quelli; nei suoi vizi. E’ lì che riscopre la sua vera identità. Nelle storie di letto e di corna. Storie che non sono mai state troppo frequentate, qui. In fondo cos’è una macchina ferma in una piazzola, al buio? E’ nient’altro che una sorte di piccola poesia della memoria. Sono talmente rare che rischiano d’essere i posti più affollati. Tutto il resto sono case su case. Rumori e grida. Un formicolio cieco. Altro posto non resta se non il sagrato dopo le funzioni; d’altro canto il posto più adatto per denunciare i peccati e i peccatori. A prestarci orecchio ne escono di storie da raccontare. I mostri si annidano sempre dietro quattro mura, all’interno di un quadretto domestico. Dietro l’aspetto del bravo marito e del buon padre di famiglia. Sotto le vesti e, appunto, nelle mutandine dell’irreprensibile casalinga. Ma tutti sono in fibrillazione: in orgasmo per quella che chiamano ancora democrazia. Si vota. Beh! non proprio tutti. Qualcuno, come sempre, vive le cose di tutti in modo differente. E ne ha piene le palle. Ma sono gli altri a fare i rumori della città. Sembra quasi una città viva e vera. Invece è solo la parvenza di una città. Come dice sempre e ostinatamente Lei: solo un racconto ironico di una realtà parto della fantasia.
Gira da tempo un tipo strano. No! nulla di preoccupante. Per esserlo è innocuo. E’ solo uno di quelli che raccontano rodomontate. Che le spara grosse. A saperlo nemmeno ci si farebbe caso. Al massimo un alzar le spalle. Il fatto è che te lo ritrovi. Giri l’angolo ed è lì. Vai a vedere un balletto – il massimo della mondanità qui a Spinola – e ti appare nel palco con un opplà. Te ne vai a correre al mattino presto, un po’ per l’aria fresca e un po’ per startene in santa pace, e te lo ritrovi al tuo fianco. Vai al bar ed è sulla porta. Non che entri, non aspetta nessuno. Da appuntamento alla gente che non viene. Nasconde le mani. Poi dice che mica è stato lui. Poi dice che sì! che è stato lui ma che scherzava. Insomma un tipo così. Uno di quelli che cerchi solo se hai una figlia brutta, ma proprio brutta, che nessuno vuole, perché speri che ci caschi altrimenti ci giri al largo. Che se ti invita per il caffè inventi persino un lutto anche se di quel caffè ne avresti veramente bisogno. Ché se parla non c’è rischio, la catalessi è certa. Se non fosse una cosa troppo azzardata per lui lo penseresti testimone di Geova.
Sembra, ma le voci paiono tutt’altro che infondate, che lo stesso si sia messo in mente di fare il sindaco. Beh! nemmeno questa sembra sua. Gliel’hanno messo in testa. Almeno ci prova, cioè lo fanno provare. Lui finge di crederci e lo fa che lo diresti convinto. Da un po’ circola persino una sua fotografia, formato gigante (e senza lapide). Il nuovo che avanza; sorridente. Lì sorride e anche a sorridere ha quell’espressione ebete. Da bravo ragazzo che non sarà magari mai un genio, non avrà mai un lampo, ma almeno non si infila le dita nel naso. Al massimo lo fa assicuratosi che nessuno lo veda. E anche per foto dice lo stesso niente. Ma un niente garbato. Di quelli che se proprio devono almeno lo fanno di nascosto. Di quelli che glielo leggi in faccia quando cercano di fare quelli proprio furbi, perché l’espressione da furbo proprio mica la sa fare. Di quelli da cui non ti aspetti certo una marachella. Che si prendono la colpa al posto degli amici perché un aspirante colpevole così perfetto è persino raro trovarlo. Che anzi dicono in anticipo “sono stato io” che non si sa mai che qualcosa non resti mai impunito. Insomma non fosse fastidio sarebbe miserevole compassione. E lo riaccompagneresti a casa per timore che non ritrovi la strada o che resti in circolazione.
Certo che anche quella di Abigail Rose Clancy è stata grande. Che lui nemmeno sapeva che di secondo nome facesse Rose. E mica sapeva che, come per la favola, gli sarebbe cresciuto il naso. E poi tutti a riderci. Carina era carina, anche troppo. Troppo perché basti cambiarle il nome. Con lei era impossibile vederlo. Nemmeno se gli avesse parlato in italiano che è lingua che lei non conosce affatto e lui non mastica troppo bene. Certo non era farina del suo sacco. D’altronde quel sacco vuoto e stato lasciato da lungo in un cantuccio. E poi chi non si è mai fatto passare per una simpatia di una gran gnocca? Il gallismo italico. Siamo tutti tentati di raccontarla alla grande. “Pfui!!! Sai quella… Io… quante ne voglio”. Frasi così se ne sono sentite a uffa. Ci si ride sopra. Si finge di crederci. “Pensava di essere ad Arcore”. Le sue grandezze. O alla villa Certosa. Con tutto, cioè quel poco, all’aria. La trovata della povera, e bella, Rose è stata una grande trovata ma si sa che le bugie hanno le gambe corte. Certo non quanto quella di far scrivere una lettera senza che il mittente lo sapesse. Una lettera che invitava i cittadini, naturalmente, a dare la preferenza al suo schieramento. Ma lui non si sarebbe accontentato di così poco come farla scrivere senza che lo stesso mittente sapesse. La fa scrivere ad un verde per invitarlo a invitare a sostenere gli assassini anche dell’ultimo albero, dell’ultimo filo d’erba, se non vengono fermati prima. E alla fine potrebbe anche arrivare a sostenere che l’avrebbe avvertito, il mittente, cioè l’ignaro scrivente, non fosse che per il piccolo particolare quasi irrilevante: lo stesso scrivente risulta deceduto.
Insomma non parlassimo di una città di fantasia, quando ci riferiamo a Spinola, non fosse questo un semplice racconto ironico e non ci si riferisse puramente a personaggi immaginari ci sarebbe di che preoccuparsi, ma così, come stanno le cose, non ci resta che ridere, oppure, come dice il povero comico, piangere, o almeno toccarsi affinché non capitino mai cose simili nella realtà.

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spinolaSpinola è una città di fantasia; si è sempre ripetuto. A Spinola non possono scoppiare bombe nella notte. Non certo bombe contro una sede della lega. Non in un paese dove la lega non giustifica certo bombe anonime in qualche modo targate di qualche estremismo. Pare, ma ripeto pare, una bomba “moderata” ma tanto non può succedere a Spinola. Non può! Non è credibile una bomba e ancor più tra amici o ex amici a Spinola. La logica direbbe di supporre così, se fosse vero. Se parlassimo della realtà. Ma qui siamo nella fantasia e nemmeno mi chiedo: Chi altro avrebbe interesse ad un atto simile? Naturalmente le notizie sono frammentarie e confuse. Se Spinola fosse una città vera nessuno proverebbe un senso di eroismo o di paura, ma solo indignazione. Non so se in Italia ci si può ancora indignare; ormai si è visto di tutto e di peggio ancora. Solo ieri si ricordavano i 35 anni dalla strage di piazza della Loggia a Brescia. Non esageriamo: quella di oggi è bazzecola. Come allora sappiamo già che non si saprà mai. Come allora sappiamo fin bene. Noi non abbiamo nient’altro da difendere che la nostra dignità e la libertà di tutti.

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Spine@con - logo aggiornato
La lista che non ti aspetti
ma che in tanti stavano aspettando

Anche a Spinola c’è un movimento che si chiama Spine@con Silvano Checchin, come proprio in una città reale. Fa niente. Arriva Martino. Vi ricordate di Martino? Come no? Va bene che è un po’ che non si fa vedere. Eppure è tipo che resta. Vestito da operaista studiatamente stropicciato. Occhiali sopra la fronte e atteggiamento da intelligente (intellettuale sarebbe troppo, e poi non suona del tutto bene). Insieme fluido di parole ricercate che stanno bene assieme pur non trovando ragione in quella compagnia; famosa è rimasta, in abito politico, la sua “sinergie” con indifferenza. Il buon Gerardo, detto anche Vinavil, ne sta ridendo ancora. Quell’imparata disponibilità democratica da “te le spiego io le cose”.
Dicevo arriva Martino. Dove? Naturalmente al bar da Clara. Nemmeno lui manca un giorno, ma non ha più il suo tavolo. Il bavero alzato come a dire Le donne svengono al mio passaggio. Gli occhiali sulla fronte come a significare Io ci vedo anche con il cervello. Diversamente sarebbe un arredo superfluo visto che è stato abbandonato anche dai capelli. Qualcuno ha proposto la scritta “Locale libero”. Da quando ha avuto il suo grande scatto d’orgoglio. Da quando ha detto il grande NO. Insomma da quando ha smesso il saluto. Mostra una espressione che tenta di imitare l’arroganza, povero cucciolo. Al momento scodinzola, però, a tutti. Scodinzola e fa la sua pipì nell’angolo per non farsi vedere.
E’ il problema dei socialisti, oggi, in Italia. Trovare un amalgama. Socialisti sono tutti socialisti. Te li ritrovi da per tutto. Ti chiedi quanti sono se non sono mai stati più di un pugno. Sono tutti socialisti pur militando in tutti i partiti. Cioè non che ognuno sia iscritto a tutti i partiti. Né trovi qualcuno almeno in ogni partito. Tutti assieme sembrano persi in un salotto. Sì! certo, qualcuno ha più d’una tessera; certo. La chiamano diaspora. Credo sia semplicemente perché non amano starsene in piedi. Ma, poi, a chi piacerebbe, che ne so? Andare al ristorante e stare a guardare. C’è sempre quel filo di invidia. E poi ce né per tutti.
Dicevamo che li trovi da per tutto tranne che dentro il partito, ma questo non è specifico di Spinola. Tutto il mondo è paese; o quasi. E i spinolenti, in questo, non sanno distinguersi. Magari anche a parlarci ti chiedi perché socialisti. Prima almeno c’erano loro e i social-democratici. Ora ci sono anche i social-liberali, i social-cristiani, i social-forzisti, i social-fascisti (anche se mi giungono nuove che il fascismo è scomparso proprio ora che è stato praticamente riabilitato, ma non ditelo a quelli di Forza Nuova, etc.), i social-comunisti, i social-legaioli (con la elle, non con la esse), i social-idioti, naturalmente, come da per tutto, i social-leghisti, i social-burloni, i social-stanchi, e chi più ne ha più ne trova. Ma cavolo, siamo o non siamo tutti di sinistra?
Mamma dice: “Son tutti ladri, tranne te che sei troppo mona per esserlo”.
Non si riesce a capire se è un complimento o solo uno sfottò.*

mariangela

Mariangela Vaglio

Perché noi sui giovani crediamo
(non li usiamo solo per specchietto per le allodole)

P.S. NOVITA’ DELL’ULTIMA ORA: anche a Spinola si sono arruolate le veline come supporters, solo che sarebbe stato più carino almeno prenderle in Italia o minimo avvertirle; probabilmente sarebbero state disposte anche ad autografarla quella foto. All’ultimissimo sembra che tra i sostenitori si sia riusciti ad arruolare anche persone purtroppo non più tra noi. Sembra che tali persone siano impossibilitate a partecipare al voto perché trattenute ad altra vita. Il buongusto governa questa campagna elettorale fatta realmente in punta di fioretto. Ringraziano avvocati e carrozzieri.


* Naturalmente Spinola è un paese immaginario che non esiste, tanto meno ai confini di Venezia, e le avventure ivi narrate non sono vissute ma solo frutto di grande fantasia e i defunti negano ogni indicazione di voto per le prossime amministrative.

E’ per quanto contenuto nel post, e per molto altro, che gli esponenti del movimento Spine@con Silvano Checchin, che esistono nella realtà, preferiscono fare la politica fuori dai partiti e da questo blog.

Delle sedi fantasma, con le bandiere che garriscono al vento primaverile, speriamo di poter parlare in una prossima post-cronaca.

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Spine@con - logo aggiornato
La lista che non ti aspetti
ma che in tanti stavano aspettando

Anche a Spinola c’è un movimento che si chiama Spine@con Silvano Checchin, come proprio in una città reale. Anche a Spinola si va al voto; il 6 e 7 giugno p.v. (che sta per prossimo venturo ovvero giugno). Come ci vanno gli spinolenti. Beh! c’è chi andrà a piedi e chi andrà in macchina, chi con la famiglia e chi frettolosamente, quelli dell’ultimo minuto e quelli che si stanno già preparando e chi non trova la tessera elettorale (Giuseppe s’è accorto che gli scade la carta d’identità proprio il 6), chi ci andrà malvolentieri e chi è già di cattivo umore e chi non chi andrà proprio.
Tra i contendenti c’è chi sa già di aver già perso e partecipa, nessuno lo sa perché, e chi, invece, lo sa ed è per far perdere qualche altro. Nessuno lo dice ma lo slogan vero della campagna è: “Che perda il peggiore”. Dovrei rivendicarne la paternità, l’avevo già usato per le primarie; le primarie della mia parte: del centro-sinistra. Già! solo il centro-sinistra fa le primarie; quando deve e ci riesce e/o non le può evitare. Qui, addirittura, abbiamo provato a farle serie, mica barzellette. Un centro-sinistra senza la sinistra o almeno un suo pezzo. Tante sinistre non fanno una sinistra. Mai è stato così vero. Strano paese l’Italia. Lo si sa che gli italioti sono bizzarri: hanno aspettato ad essere anticomunisti che cadesse il comunismo, così si offendono in pochi. E i pochi nemmeno si offendono. Io, ad esempio, non lo faccio. In verità hanno aspettato, quegli italioti, glielo dicesse il piccolo uomo, quel psiconano. Hanno bisogno sempre di un piccolo re per correre incontro alle catastrofi. Certo che la storia sta là e insegna nulla. Così la sinistra, quel pezzo di sinistra, ha deciso che meglio perdere da soli che vincere in compagnia. Per me va bene anche che se la cantino e suonino da soli. Sono realista, dovrei dire pragmatico che suona meglio e in politica funziona di più, alla stupidità si riesce ad opporre solo la stupidità.
Martino, ve lo ricordate Martino? al bar da Clara, mostra tutta la sua sicurezza. Lui e le sue truppe, in realtà lui e il suo sodale Gasparre (quei due sono tutto l’esercito di cui dispone un partito che fu un grande partito prima di diventare un efficiente ufficio d’affari), paiono aver già posto sotto assedio il palazzo d’inverno, ovvero il municipio. Marciano, le sue truppe, cioè Martino e il suo Sancio della Panza, decise. Parlano, cioè parla il solo Martino, come fossimo già alla resa dei conti: “vedremo dopo il risultato elettorale”. Proprio così. Cosa ci si può aspettare di più? Già è tanto che parli. In quanto a dire è altra cosa. Ci vorrebbe un miracolo. Il tono è di chi ha già la vittoria in tasca. Nessun tentennamento incrina la sua voce. Un sorriso astuto si sostituisce nei suoi occhi alla normale espressione del pianto. Sembra improvvisamente un miracolato. Gesticola e rovescia il caffè.
Persino loro sono tornati a chiamarsi compagni. Certo che si chiamano compagni anche i loro amici ed ex amici, con cui c’è un rapporto di amichevole odio, che se ne stanno sotto tutte le altre bandiere. E di bandiere ce ne sono parecchie anche questa volta: a Spinola non si vuole essere secondi a nessuno. Abbiamo due Popoli della libertà, ovvero nessuno. A una parte è spettato il Popolo e all’altra la Libertà. A dirla così si stenta a crederci ma nella realtà è proprio così. E si stanno a litigare su tutto come se la realtà non fosse più che semplice e che il tema della disputa non fosse chi costruisce e con chi. E tutti a dire che sono contro il mattone. Trevisan ha ancora le mani sporche e nasconde la cazzuola, piena di malta, dietro la schiena con l’aria del ragazzino che fischietta con le labbra ancora imbrattate di marmellata.
Come vedete è difficile descrivere oggi una realtà in Italia, anche se parziale. L’Italia è diventata un paese piatto. Si diceva che tutto il mondo è paese. Oggi si dovrebbe dire che tutta l’Italia a Spinolenta. Ovunque guardi è da per tutto la stessa zuppa. Un cronista le notizie se le dovrebbe inventare. E allora parliamo di Noemi. Non lo sopporto un paese che non ha di meglio che parlare per settimane di Noemi. Non so chi sia ma mi sembra nessuno. Certo che ormai per essere qualcuno bisogno essere un completo nessuno.*

mariangela

Mariangela Vaglio

Perché noi sui giovani crediamo
(mica li mettiamo per far fumo)


* Naturalmente Spinola è un paese immaginario che non esiste, tanto meno ai confini di Venezia, e le avventure ivi narrate non sono vissute ma solo frutto di grande fantasia.

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