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Posts Tagged ‘anni settanta’

Ancora una canzone del periodo (1972). Ancora una canzone appartenente a quel genere, la musica progressive. Non una canzone qualsiasi ma la canzone. Il pezzo della Premiata Forneria Marconi che rese celebre il genere in italiano. Il pezzo simbolo. Un pezzo famoso e riproposto. Dove si mostra tutto il progetto. Ottimi musicisti che parteciperanno ad un famosissimo tour con Faber. Ottimi musicisti ma prima, come Quelli, pressoché sconosciuti. La musica si allarga verso un lirismo non ancora visitato. Con suoni che pretendono rispetto assoluto. Si cercano contaminazioni. Qui solitamente adotto una mia filosofia: che della musica non c’è molto da dire tranne che ascoltarla. Forse è quasi impossibile distinguere tra buona e cattiva musica. La musica deve dare emozioni. Senz’altro aggiungere spero torni ad emozionarvi e, mia cara, ad emozionarti.

Quante gocce di rugiada intorno a me
cerco il sole, ma non c’è.
Dorme ancora la campagna, forse no,
è sveglia, mi guarda, non so.
Già l’odor di terra, odor di grano
sale adagio verso me,
e la vita nel mio petto batte piano,
respiro la nebbia, penso a te.
Quanto verde tutto intorno, e ancor più in là
sembra quasi un mare d’erba,
e leggero il mio pensiero vola e va
ho quasi paura che si perda…
Un cavallo tende il collo verso il prato
resta fermo come me.
Faccio un passo, lui mi vede, è già fuggito
respiro la nebbia, penso a te.
No, cosa sono adesso non lo so,
sono un uomo, un uomo in cerca di se stesso.
No, cosa sono adesso non lo so,
sono solo, solo il suono del mio passo.
e intanto il sole tra la nebbia filtra già
il giorno come sempre sarà.

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Ancora gli anni settanta. Io c’ero, presente come sempre. Se conosci il pezzo non fa nulla. E’ comunque bello riascoltarlo. Sono gli anni del terrorismo, anni di piombo. Gli anni in cui era coraggioso girare con una rivista in tasca, Metropolis. Gli anni dell’ultima utopia. Gli anni di “né con le Brigate Rosse né con lo Stato”. Dello “sparare al cuore dello stato”. Dei festivals alternativi. Delle radio libere. Poi ammazzano Moro e finisce il sessantotto, il grande sogno. Questa volta posto un gruppo: i Napoli Centrale. Uno dei gruppi di punta del cosiddetto rock progressivo. Ma la musica del gruppo, che nasce dalle ceneri degli Showmen e ruota attorno alla figura carismatica di James Senese, in realtà è una fusione originale di jazz-rock e musica popolare napoletana. Un altro degli esempi che hanno rinnovato la musica italiana. Buon ascolto.

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Tecnica mista su cartone telatoCon una breve serie di dischi Gianfranco Manfredi si è reso ottimo testimone di quegli anni. Ricordiamo ai troppo giovani e a quelli a cui manca un po’ la memoria che era la metà dei famosi e tragici anni settanta. Anni di impegni, di violenza, di piombo, di piazze, di rabbie, di bulloni e contestazioni, di antagonismi, di radicalismi e tanti altri ismi, gli anni dell’autonomia e della P38. Gli anni in cui torna Ricky Gianco, che per lui scrive musica. Di Claudio Lolli. Di Eugenio Finardi e di tanti altri. Ma anche gli anni (appunto) dei I Festival del proletariato giovanile‎ e della musica prog ovvero degli Osanna, della Premiata Forneria Marconi, del Banco del mutuo soccorso, dei Napoli centrale, fino agli Area. Di allora restano molti ricordi non solo nella storia della nostra musica.
Di Gianfranco Manfredi avevo già qui riportato Zombie di tutto il mondo unitevi, Dagli Appennini alle bande, Agenda ’68; mentre avevo scordato di postare Un tranquillo festival pop di paura e così rimedio. Poi il cantautore è pressoché sparito dalla scena musicale italiana (o almeno è scomparso dalla grande vetrina, forse aveva già detto quello che aveva da dire) per dedicarsi a fumetti, letteratura, teatro e cinema, con altalenante fortuna (per questo rimandiamo al suo sito). Qui di lui vorrei ricavare altri due pezzi: Quarto Oggiaro story (che si può ascoltare solo da un sito a cui ho collaborato) e Non c’eri di cui porto sotto il collegamento a YouTube. Faccio seguire i testi delle due canzoni così che si possa cogliere l’ironia di questo autore e il suo modo di stare all’interno degli avvenimenti di un mondo che stava cambiando e forse trasformava il pubblico in privato e l’impegno in esasperazione dentro tanti di noi.

QUARTO OGGIARO STORY
T’ho incontrata a Quarto Oggiaro davanti al Supermarket
saccheggiato (oh ye) avevi in tasca una scatola di tonno dello
Wyoming… si vede che la tua coscienza politica era scarsa…
lo ci ho qua il bourbon, io ci ho qua il vischi io ci ho qua
il caviale che a differenza del tonno non fa male, lo questa sera
mi bevo lo champagne circondato da quattro compagne…
Mentre tu te mange ‘o tonno
con quel fesso di Totonno

Ti ho incontrata alla prima visione, dopo l’appropriazione. Tu hai
visto un Franchi ed lngrassia mentre lì vicino facevano un film
inchiesta sulla CIA. Eh ma la tua coscienza politica è proprio
scarsa lo ho visto il Bertolucci, ho visto la Cavani S. Francesco
e i sette nani vestiti da nazisti ho visto Scapponsanfan’ dei
fratelli Taviani, C’eravamo tanto armati e diciotto film di marziani
(micidiale!) in cineteca. lo questa sera mi vedo i filmini svedesi
con due compagne cinesi…
E tu te vede ‘a televisione
co’ Totonno fetentone

Ti ho incontrata alla Feltrinelli, tu fregavi solo gialli, neanche
belli… ristampe. Si vede che la tua coscienza politica è proprio
scarsa. Guarda me: io ci ho qua il Kerouac, ci ho qua il Garcia
Marquez ci ho qua il teatro di Fo, chissà che cosa me ne fo…
lo questa sera mi leggo la Morante con una bimba tutta
pimpante
E tu te legge Agata Criste
co’ Totonno poro criste

T’ho incontrata davanti all’armeria in attesa, con la borsa della
spesa… esagerata! Io compravo i soldatini, tu un fucile coi
piombini. Si vede che la tua coscienza … è in crescenza. lo ci
ho a casa la Corazzata Potiemkin Politoys, ci ho la spada del
nonno carabiniere, ci ho le pistole di madreperla e il matarello
di madre pirla, ci ho le guns di plastica di Jasse James e il
mitra in simillegno con il fodero in similpelle e proiettili in
silmilsalve
E tu te mette a ffa cagnara
co’ stu cazz’ de lupara
e Totonnino ‘o fetentone
tene ‘na sberla de cannone
e un tuo amico di Potopp
tene quaranta molotopp
e uno dell’autonomia viaggia sempre co’ la zia
” cocosa c’entra la zia?” Pesa cinquecento kili e può sempre
servire.., calata dall’alto. Forse la tua coscienza è troppo
in crescenza…
Brrrr…

NON C’ERI
Non c’eri
ieri in piazza tu non c’eri
ho il sospetto che dormivi
dimmi come fai…
Non c’eri
ieri con i pendolari
bello steso sui binari
eri mica tu.
Ma dai: basta leggere i giornali o accendere il TV
tutto fa spettacolo: il Soggetto, il Complemento Oggetto
e forse pure tu.
Ma tu non c’eri
tu stai lì a contarti i peli
o a schiacciarti i punti neri
te ne pentirai
…di gran lunga
Lo so: non ti curi delle fasi o dei momenti clou
anche il David Bowie dice che per un momento si può essere eroi
Ma tu non c’eri
tu vai dietro ai tuoi pensieri
quasi sempre poco seri
no, cosi non va
Tu non c’eri
in silenzio te ne stavi
chissà cosa poi covavi
dimmi dove sei
Non c’eri
c’erano tutti e tu non c’eri.
C’erano i piccoli editori sinceri e tu non c’eri
tu non ci sei mai
Non c’eri
c’erano i discografici alternativi e tu non c’eri
c’erano i Partigiani Reggiani e tu non c’eri
tu dove sei.
C’era la federazione bagarini democratici
il comitato di fabbrica delle cartine RIZLA
il comitato Madri Antifasciste
e tu non c’eri, e tu non c’eri.
C’erano questi qui che suonano la tromba
i trombettisti leninisti
ma tu non c’eri
non c’eri neanche nel gruppo dei bambini
armati fino ai denti da latte
della centrale del comune democratico
tra i carmelitani scalzoni
e tu non c’eri
nell’unione inquilini del terzo piano
nel comitato comparse cinema politico
tu non c’eri
nei centri mimi yogi spirituali
non c’eri
e qui qualcuno accende i ceri
e qui qualcuno accende i ceri.
E tu non c’eri
io c’ero io c’ero
si io, nel senso di ego io c’ero
mi sembra mi parve che ci fui
adesso non saprei dirti se venivo di qua di là
però c’ero, mi sembra che c’ero
o non c’ero
c’ero o non c’ero?
Mah?…

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