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Posts Tagged ‘anniversario’

da Giuseppina Fioretti
1 marzo 2012: appuntamento in tutte le piazze.
Una piazza in ogni città, tutta l’Italia come una piazza sola.

Locandina di invito per un flash mob in tutte le piazze italiane

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Logo di Diritto al ritorno rappresentante un muro con dei bambini davantiSiamo alla vigilia e si prospetta un sabato pieno, affollato. Sembra si siano dati tutti appuntamento lo stesso giorno. Ecco qualcuno di questi appuntamenti sperando di non dimenticare nessuno, almeno fra quelli più rilevanti:
■ In vista della sessione delle Nazioni Unite del 20 e 21 settembre in alcune città italiane, come Milano, Torino, Roma, si organizzano manifestazioni o presidi in favore della Palestina davanti ai consolati e alle ambasciate americane per “il diritto al ritorno”. A loro abbiamo dedicato l’immagine introduttiva a questo avvenimento. Mi raccomando: non mancate a questo importante appuntamento.
■ Quelli che si definiscono “Indignati” chiamano a raccolta gli italiani con lo slogan: Tutti a Roma in piazza Montecitorio a sostegno di Gaetano Ferrieri” con la speranza di dare una spallata al governo e a tutto il sistema politico richiamandosi alla primavera araba, alla Spagna e soprattutto alla Finlandia. Auguri di cuore a tutti e all’Italia, anche a quelli che non vorrebbero la partecipazione dei compagni. Senza ironia, né pregiudizi né polemica. Chi può non faccia mancare la sua presenza.
■ A Venezia per domenica si preannunciala solita calata barbara della lega con la solita carnevalata di tutti gli anni. Si prepara una accoglienza cordiale, com’è costume del nostro popolo, riempiendo la città di tricolori di benvenuto. Ma il sabato, questo stesso sabato, veneziani e italiani si danno appuntamento perché vorrebbero mandare il messaggio, attraverso una manifestazione, che farebbero volentieri a meno della calata di questi zotici un po’ fascistoidi e un po’ xenofobi. Ci vediamo là.

Avrei voluto dire tante cose e parlare di tutto. Il tutto non esiste, non si può parlare di tutto. Ma oggi è anche l’anniversario dell’ignobile sterminio nei campi profughi palestinesi in Libano di Sabra e Chatila. E’ l’occasione di un altro giorno della memoria. Ancora oggi, nessuno ha mai pagato per questo crimine. Il 31 dicembre 1983, il Presidente Sandro Pertini, dopo essere stato sui luoghi del massacro, rilasciò questa dichiarazione: Io sono stato nel Libano. Ho visto i cimiteri di Sabra e Chatila. E’ una cosa che angoscia vedere questo cimitero dove sono sepolte le vittime di quell’orrendo massacro. Il responsabile dell’orrendo massacro è ancora al governo in Israele. E quasi va baldanzoso di questo massacro compiuto. E’ un responsabile cui dovrebbe essere dato il bando dalla società”. Ero molto più giovane allora, ma ricordo ancora le drammatiche immagini. Non vi erano resistenti nei due campi profughi che avevano avuto l’assicurazione dell’Onu. Per tale assicurazione quei resistenti avevano lasciato i campi stessi. C’erano solo donne, vecchi e bambini. L’esercito sionista di invasione aveva circondato le aree e sotto la sua tutela armata aveva mandato i suoi sgherri libanesi. Erano cristiane le milizie dai sionisti armate che sono entrate per compiere quell’immane massacro (qui molto ben ricordato). Uno di questi giorni vorrei fermarmi un attimo per parlare di chi sono i veri terroristi. Che dire ancore se non che quelle immagini non potrò mai più cancellarle e mi danno ancora angoscia e vergogna. Ricordiamo quelle vittime che sono vittime di tutti noi e della vigliaccheria. RESTIAMO UMANI.

Uomini che reggono lo striscione Per non dimenticare Sabra e Chatila

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Foto del monumento a Danioela Manin1861-2011. 150 anni e non li dimostra. Ma noi Veneziani non abbiamo mai amato privarci di qualcosa. Non ci piace arrivare secondi. Le nostre finestre si sono riempite di tricolori, ma noi dovremmo festeggiarne 163 di anni. Come tutti sanno, ma meglio ricordarlo, è proprio in questa giornata, il 17 marzo del 1848, che viene liberato a furor di popolo il patriota Daniele Manin. Con Nicolò Tommaseo sarà una figura di punta nella proclamazione della Repubblica di San Marco della quale fu eletto Presidente. Lo stesso Manin sarà tra i fondatori della Società nazionale italiana. Famiglia di patrioti i Manin: anche il figlio Giorgio (18311884) lotterà per l’Italia stato e sarà uno dei “Mille” di Garibaldi, e verrà ferito a Calatafimi. Erano italiani prima dell’Italia. Ogni tentativo, ancor mascherato, di dividere questo paese suona da infamia ed offesa a chi lottò e diede la vita per esso; a chi ci tolse dal giogo straniero e ci regalò dignità riscattandoci dalla servitù. E pensando ad oggi mi sono trovato a chiedermi un perché, una ragione personale, essendomi ritrovato confuso. Sono sempre stato per la libertà, è fuor di dubbio, per il riscatto delle persone, e sono sempre stato per unire, non per dividere. Scusate l’enfasi ma sono orgoglioso di essere Italiano.

Folla con i colori della bandiera italiana

Il tricolore in piazza Castello per il countdown dell’unità d’Italia.

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Cara Ross
Foto in BN della 17nne Franca con Venezia alle spalleQuesta è una storia che abbiamo raccontato e raccontato più volte. Ma non c’è stanchezza perché questa storia è la nostra Storia. Certo solo nostra eppure mi pare come un buon augurio. Certo può succedere. Così è successo. Sfiorando l’incredibile. Come una favola: la nostra Favola. Due anni, fa di questi tempi, proprio il 13 marzo, ma era un venerdì, alle 21.30 arrivava un messaggio in Facebook. Spero che mi perdonerai, anzi ne sono certo, se metto a nudo le tue parole nel raccontare il veramente com’è andata, senza un briciolo di pudore:
«Dal nome potresti essere un “antichissimo” amico di giovinezza, dipende quanti anni hai e se hai un fratello di nome …
Se così fosse, e parlo di quel fratello, potresti essere il Mario che conosco.
Non cercare di capire chi sono dal nome perché è evidentemente un nick.
Se vuoi rispondimi e se sei tu potremmo riaggiornare la nostra amicizia
Ciao Ross»
Dalla fessura aperta da questa mail è entrato subito un uragano. Difficile spiegarlo. Incredibile, è il termine più vicino alla realtà. Io Ti ricordavo così, come nella foto (anche se non una bella foto). O come in quella sotto (sempre una foto non proprio riuscita ma poteva una foto ritrarre la tua bellezza o almeno come Ti vedevano i miei occhi?). Nemmeno io, è stupido dirlo, ero rimasto lo stesso. E mi ricordavo molte cose, quasi troppe, forse tutte. Sono passati due anni e qui li voglio ricordare. I due anni più belli in una vita. E il nostro è un amore incredibile ma ancora giovane, nonostante noi. La cosa più incredibile è stata certamente che abbiamo ripreso il filo logico dei nostri discorsi come l’avessimo interrotto solo alcune ore prima. E c’era solo un grande bisogno di non tornare a interromperlo, nemmeno per un istante. Invece erano trascorsi più di quarant’un anni. Non sto scherzando: proprio 41. Non posso allora che dedicarti ancora una volta una canzone del grande Luigi Tenco perché in fondo non siamo mai stati veramente lontano. E quello che racconta il poeta-cantante l’ho veramente provato. Ed è difficile dirlo e capirlo ma non c’è mai stato un solo istante in cui tu non mi sia in qualche modo mancata. Eravamo cambiati e non lo eravamo affatto. Forse eravamo stati degli altri, diversi, ma in quel momento eravamo tornati a casa. Ci eravamo ritrovati. Ritrovati completamente. Auguro a tutte le persone che si amano un amore così grande. Pieno di serenità, di felicità e di passione. Lo auguro nel momento in cui ti dedico questo pensiero per il nostro anniversario. Mille di questi giorni mia cara Ross.

Foto in BN in cui Franca ha ancora una volta il volta di una figlia dei fiori tipico di quegli anni

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Sono un inguaribile romantico.
Gino Paoli: Ricordati [Audio “http://se.mario2.googlepages.com/GinoPaoli-Ricordati.mp3”%5D
Questa è buona da quella sera a sempre.

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acrilico e tecnica mista su cartone telatoIo… Lei basta sdolcinature, basta rimpianti. Abbracciati avevamo bisogno di una nuova canzone. Non è mai stata la musica a mancare nella nostra vita. E allora… mi ripeto:
Gino Paoli: Averti addosso [Audio http://se.mario2.googlepages.com/Avertiaddosso.mp3%5D

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Forse Michele dovrebbe dire qualcosa sul viaggio, anche per giustificare l’assenza da questo spazio. Per molti motivi o senza motivi non l’aveva mai visitata. In verità, a parte i suoi voli di fantasia, non è mai stato un grande viaggiatore. Non un viaggiatore di spazi, almeno. Non sapeva decidersi se non né aveva voglia e non sapeva che dire. In fondo per quelli della sua generazione, ovvero per chi è vissuto e invecchiato in questo tempo, Londra è stata e rimasta la meta di fin troppe cose. Parlarne gli sembra quasi di profanare sogni che vorrebbero rimanessero intatti. Non gli rimane che sperare che sia lei a parlarne.
La verità è che lui e Rossana sono partiti appena di ritorno da un breve ma intenso soggiorno in Toscana. Giusto il tempo di aggiornare le valigie e, in una giornata tremenda di bufera per Venezia, di prendere il volo. Acqua alta, ed è il meno, neve, gelo e vento strapazzavano la città. Non viaggiavano battelli né autobus, trovare un taxi è stato una fortuna sfacciata ma la fortuna si muove sempre al fianco di Michele. Giunti a destinazione l’inverno era finito e splendeva il sole. Loro erano vestiti come per una spedizione nel circolo polare artico e intorno erano miti sia la city of Westmister che la city of London.
Questa trasposizione sotto mentite spoglie rende allo scrivente le cose più semplici. Addossare le cause ad un personaggio immaginario permette di dire e non dire e di lasciare un piccolo libero sfogo anche alla fantasia. In fondo è comodo avere una identità di riserva. Dicono, da quelle parti, che basta fermarsi a Piccadilly circus per incontrare qualcuno che si conosce. Non si sono fermati abbastanza. La sensazione è comunque di essere in uno di quei posti magici che sono il centro. Non poteva essere diversamente tra tanti nomi magici come Trafalgar square, Portobello road, Tower bridge, Abbey road, i parchi con Hyde park, Kensington garden, Greenwich park, gli scoiattoli che vengono curiosi a guardarti da vicino e i pellicani tranquilli del loro laghetto, oltre la già citata Piccadilly circus e chi più ne ha più ne ricordi. Ad ogni stazione della metropolitana, ad ogni angolo, c’è qualcuno che suona e spesso e buona musica; quella musica.
Le emozioni, naturalmente, sono tante, è impossibile riassumerle. Per questo conviene partire della fine. Prendono un taxi per tornare e dentro suona una canzone che non tardano a riconoscere subito: Get off my cloud. Nella terra dei favolosi quattro allora Michele, a dispetto della compagna, era fan sfegatato proprio dei Rolling, naturalmente perché erano ragazzacci; come subito dopo lo diventerà dei meravigliosi Who di My generation; quelli che spaccavano tutto. Ma questa è un’altra storia e ci vorrebbe troppo per raccontarla. A Londra tutto scorre a destra e viene sorpassato a sinistra. Ciò che lascia perplessi è che questi londinesi devono superare a mancina persino sulle scale mobili. Per le strade hanno la precedenza i pedoni e il pericolo di essere messi sotto da una qualunque macchina è minore. Michele si intrappola controllando sempre la parte opposta di marcia, ma è sorpreso che gli automobilisti rallentino e cedano il passo. Strano popolo gli inglesi: hanno scoperto dopo cent’anni che quella di Londra non era nebbia ma smog, cioè proprio vero fumo di Londra. La moda dice che le ragazze devono mostrare le gambe e tutte le gambe. Vanno le gonne corte, anzi cortissime, a sfidare il pudore e l’eventuale freddo.
Cosa potevano portare da Londra al ritorno i nostri due protagonisti preferiti oltre a una enorme valigia di emozioni e ricordi se non una manciata di quella musica che è stata la colonna sonora delle loro vite da quei fatidici e fantastici e mitici anni sessanta? Allora Michele guarda sotto dal finestrino dell’aereo la città che stanno lasciando e in cuore il suo saluto è un arrivederci. Apre il libro ma è distratto; si sente a disagio, per un attimo la sua vita non gli sembra più la sua. Avevano da festeggiare due scadenze importanti, soprattutto la seconda, ma lo imbarazzava ricordare che erano stati in un albergo, anzi in una camera, anzi in un letto, dove si sarebbe potuto dormire in quattro senza recarsi disturbo, mentre poco distante qualcuno doveva accontentarsi di dormire sotto il cielo sui cartoni. Si lasciò andare al romanzo e poi al torpore: il mondo è in vecchio testardo che cerca di mantenere le sue abitudini.

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