Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘apprendista’

luna, castello, uccello e personaggiGregorio era addetto alla corrispondenza. Come ogni mattino prese a girare di ufficio in ufficio lasciando rapido le buste nelle vaschette di plastica delle scrivanie.
Un rapido: “Scusate” – seguito da un altrettanto rapido – “…giorno“.
Poi chiudeva silenziosamente e con cura la porta dietro sé per andare a bussare educatamente alla successiva. Lungo il corridoio si permetteva di fischiettare un motivo sottovoce. Quel motivo che, come ogni mattina, l’aveva accolto al suo svegliarsi. Ogni giorno diverso. Fischiettava, anzi sibilava.
Faceva quel lavoro con serena gioia e questo negava alla ripetitività del gesto qualsiasi appesantimento, stanchezza. Tutti avevano simpatia per quel ragazzo rubizzo e lui cercava di essere gentile con tutti; sempre pronto a fornire piccoli servizi extra. Mai invadente.
A molti, con la posta, lasciava il giornale. Verso qualcuno, nei cui confronti sentiva maggior confidenza, lanciava un appena ardito “Il tempo sembra mettersi al meglio“. Oppure (al caso) un: “Speriamo che il tempo si mantenga“. Ricordava sempre i titoli e sapeva chi si compiaceva nel sentire nella sua voce quel “dottore” assumere un tono più alto e rispettoso o una maggior enfasi. Non si dimenticava mai di festeggiare i rientri dalle ferie con un sorridente: “Ben tornato“.
In men che non si dica si era guadagnato il permesso di prendere il caffè alle 10,30 dalla macchina posta in ufficio progetti. Questo certo perché sul suo lavoro, sebbene semplice, egli metteva la massima cura e attenzione.
Ma quel mattino si sentiva, se era possibile, più allegro del solito. Aveva fatto l’usuale colazione abbondante e seppure una leggera stanchezza affiorasse si sentiva leggero. Il canto che il risveglio gli aveva legato alle labbra era pur esso allegro, un allegro motivo della pubblicità. La sera prima si era recato con Irma, per la prima volta, a teatro.
Tutto gli era sembrato bello, lassù, dal loggione. Le luci, il tramestio prima dell’inizio e il chiacchierio in platea; e lo stesso riconoscere laggiù, eleganti, i suoi, per così dire, se poteva permettersi, colleghi. Aveva provato un leggero senso di correità e familiarizzazione. Aveva abbracciato teneramente la sua ragazza e aveva seguito con attenzione tutto lo spettacolo tenendole la mano. Forse quella era la felicità.
Certo il suo gesto era solo più febbrile (quel mattino) e così cercava più spesso l’orologio. Poi si ricomponeva ed entrava nella stanza successiva. Ma quando entrò nell’ufficio economato dai frammenti ebbe modo di accorgersi che stavano parlando della commedia vista la sera prima. Si attardò solo un attimo sulla soglia per ricostruire almeno un brandello di quel colloquio. O forse per non interromperlo. Ma quel che bastava per rimanere sorpreso che il dottor De Santi si fosse distratto – come lo stesso diceva – e si fosse lasciato sfuggire quel particolare eppure importante. Gli sembrava enorme. Gli sembrava quasi non avesse capito …anzi; certo. Ma poi quella era una sottigliezza che forse solo in una mente allenata con cura (come si dice: un palato fine) o una attenzione massima come la sua, cioè come quella richiesta a chi si reca per la prima volta ad uno spettacolo simile (e ne è disponibile senza superficiale arroganza), poteva trovare. Eppure il dottor De Santi gli era sempre sembrato persona così affabile e (per questo) sensibile; affidabile.
Avrebbe voluto, anzi, egli stesso chiedergli delle spiegazioni, ma certo non era il caso di intromettersi, di lasciar affiorare tanta arroganza; di permettersi.
Prese le lettere che ancora gli rimanevano e uscì, ma nell’uscire si lasciò scappare un sorriso e un: “Proprio una bella commedia“.
Nel chiudere la porta dietro sé ebbe il tempo di vedere come tutti gl’occhi presenti nella stanza, come in un gesto solo, si fossero mossi nella sua direzione.¹


1] scritto il 14.04.1991

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: