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La pagina di aprile di un calendarioQuesta è una storia non storia. Come un calendario senza giorni. E a proposito di giorni vorrei parlare di quei giorni. Ci sono giorni in cui tenersi alla larga è questione di sopravvivenza. Ci sono giorni in cui meglio “salvasela la vita”.
Uno di questi giorni è quando Marta fa le valigie. Che io mica la capisco tanta tensione per un weekend di pasqua al mare. Che neanche per un trasloco e invece sono solo quattro giorni al mare.
Si sa come sono le donne: quando c’è un viaggio da fare, e una valigia da preparare, diventano intrattabili. E’ fisiologico; una legge naturale. E poi per le donne il tempo è un valore relativo, che non è. Quattro giorni e tutta la vita sembrano durare lo stesso.
Quando ho finito di sacramentare io, che non amo farmi massacrare, prendo la porta e taglio. Per fortuna riesco sempre a trovare una scusa. Per fortuna lei se le beve facilmente anche se un po’ borbotta e la cosa non potrà durare all’infinito.
Stavolta le ho raccontato che avevo da fare con una miss che aveva sbiellato. Allo stesso prezzo ho esagerato e le ho parlato di una carrozzeria rosso fiammante metallizzata. Come mi vengono certe idee? Fosse stata una utilitaria sarebbe valsa lo stesso, ma avrei fatto una figura meschina. Con rischio che s’inventasse che una così poteva aspettare.
Comunque non fanno più le macchine di una volta. Quelle di oggi muoiono prima ancora di ammalarsi, o le cambi perché sono anche dure a morire. Pare non abbiano più né bielle né pistoni. E quando faranno quelle elettriche chissà cosa ci metteranno dentro. Pasta di grano duro? Vogliono la morte di tutti noi meccanici. E nemmeno si capisce se la colpa è dei sindacati o delle fabbriche o della congiunzione astrale. “Che dio se li pigli”!
Sono passato prima da Dario che è di strada. Mi son fatto uno spritz e due parole, poi sono andato da me. Così mi sono chiuso dentro tranquillo. Ho buttato un occhio alle bolle e le fatture. Aspettare aiuta la creatività. Poi mi son messo tranquillo tutto per la Luana del mese. Aprile, dolce dormire, ma con lei a tutto puoi pensare tranne a quello. Se c’è una cosa che mi fa impazzire sono le donne.
Io e lei da soli; finalmente. Lei mica ha pudore se ci sono. Io lì a guardala emozionato. Lei lì a guardarmi. A sorridermi. Ad ammiccare proprio a me. Una intesa perfetta. Sono costretto persino, in qualche attimo, a pensare ad altro. Alla fine mi ci vuole la sigaretta e non sarebbe male nemmeno un caffè. Magari dopo. Tornando.
Certo che farlo con la Luana è tutta un’altra storia. Anche se lei resta lì impassibile attaccata al muro. Ché è di quelle fortunate. Quando una nasce con un nome così fa prima a diventare famosa. Se non è culo quello; beh! a proposito di quello non ne ho mai visto uno di simile; nemmeno in certi mesi di agosto. Nemmeno in quelli dell’edizione americana. Che nemmeno la Pamela dei tempi d’oro.
A me solo il nome Luana mi fa impazzire. E venire le voglie. Mi mette le bave. Che a volte ci penso alla Luana quando sono con Marta e ci riesce meglio. Ma mica glielo dico.
Insomma fatto quello che dovevo fare e letta la gazzetta metto un po’ apposto che non è ancora ora. Ho fatto una previsione di ore quattro, ma è meglio un cinino abbondare che se la trovo ancora coi preparativi è stato tutto inutile. O anche mi vada bene mi mette a stare dietro alla piccolina. E quella tutto sa fare tranne che stare ferma. Che ascoltare.
Ho fatto tutto con tanta calma che rischio di essere in ritardo. Prima di tornare mi sporco le mani d’olio perché si sa mai, comincia come un sospetto, magari un’amica che ti mette una pulce in un orecchio, e non si sa dove va a finire. Se dovessi ascoltare i pettegolezzi cosa sarei andato a immaginare a proposito di Adalberto.
Sono sulla porta e si ferma una nuova fiammante. Scende una che è sputata e … insomma uguale alla mia Luana. Gira intorno alla macchina e mi potrebbe anche girare la testata. Le ho anche chiesto: “Ma lei come Ti chiami”? E non ci volevo credere quando mi ha detto Mariarosa. Ché un nome che non lo vorrebbe nemmeno una cameriera di un autogrill. Eppure giuro che parevano la stessa cosa. Anche gli stessi minishort, o come diavolo si scrivono, che aveva il mese scorso e ci aveva anche le sue belle allegre guanciotte bene in mostra, e le stesse gambe lunghe. Ma sono stato chiaro: “Se vuole le faccio benzina, ma sto chiudendo.” ché ormai andavo di fretta.
Lei, con quello stesso sorriso di dicembre e che mi fa dare di matto, e un dito tra le labbra, mi ha chiesto “Con quale pompa”? Nessuna si è mai potuta lamentare di Romeo, ma nemmeno io sono fatto d’acciaio. E poi che me lo dicesse chiaro. L’ho mandata alla quattro. Anche avesse voluto non ne avevo proprio più, anche fosse stata veramente la Luana. Ma doveva arrivare appena ero arrivato. Prima che mi lasciassi stregare dagli occhi che la vera Luana mi faceva da aprile. Ché sono fiacco come lo straccio che passo sui parabrezza.
Così mi dico “Romeo… Romeo… ma cosa ci fai tu alle donne”? Che mi piace anche di più quando me lo dicono anche al bar. Ma magari lei voleva veramente solo che le guardassi le candele. Certo che le gambe, e poi tutto il quanto, era un più bello guardare. E poi uno è uomo perché è uomo. E se c’è da guardare io guardo. Che male faccio? E se serve pure commento. Nessuna se n’è mai avuta a male. S’è potuta lagnare.
Mi sa che anche lei sta andando al mare. Peccato che sia solo arrivata dopo, troppo tardi. Ché Romeo è come Toscanini, non concede il bis. Una volta forse, ma comunque dopo un chinotto e almeno due ore di pausa. Per ricaricare la batteria. Tranne che non sia ubriaco e non poco. Ché me ne devo bere tanto. Solo che poi, il giorno dopo, sono pieno d’acidità nello stomaco, ho un cerchio alla testa e, quel ch’è peggio, non mi ricordo un fico. Lo so perché me l’hanno detto e mi sono trovato lì tutto arrossato.
Meglio non pensarci più ché le ombre si stanno facendo lunghe. Prendo la motoretta e vado. Ci vediamo.

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